Category Archives: santo del giorno

Santa Xena

Santa Eusebia, denominata Santa Xena, forestiera, era della città di Roma, nobile, bella e ricca. I suoi genitori volevano darla in sposa ed essendo già tutto pronto, se ne fuggì dalla sala nuziale con due sue serve e, salita su una barca, salpò verso Alessandria. Uscita dalla barca, dimorò in una povera abitazione, essendo incerta dove recarsi, a causa della sua debole condizione femminile. Ma Dio le mandò un uomo, che esercitava vita monastica, di nome Paolo, ed egli la guidò verso la salvezza. La prese infatti con sé e la condusse nella propria città a Milassa, vicino Caira, e costruì una chiesa dedicata al nome del Protomartire Stefano ed ivi la stabilì e la santa si esercitò tanto nella vita ascetica, da essere fatta degna di molti prodigi; ed avendo vissuto così, conseguì il fine della sua vita.

(Sinassario, Vita di Santi, dal calendario liturgico di Grottaferrata)

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San Clemente di Ancyra e Sant’Agatangelo martiri

Clemente era vescovo di Ancira, in Galazia (oggi Ankara, in Turchia).

Fu imprigionato a Roma durante la persecuzione dei cristiani voluta dall’imperatore Diocleziano.

In carcere, conobbe Agatangelo.


Clemente battezzò e convertì Agatangelo, che divenne suo discepolo.

I due furono rilasciati dalla prigione e tornarono ad Ancira.


Lì, continuarono a predicare il Vangelo e a convertire i pagani.

Questo attirò l’attenzione delle autorità romane, che li arrestarono nuovamente.

Furono torturati e poi decapitati.

Il loro martirio avvenne nel 312, durante il regno dell’imperatore Massimino.


La loro memoria è un invito a testimoniare la propria fede con coraggio, anche di fronte alle persecuzioni.

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San Timoteo apostolo e Sant’Anastasio monaco

San Timoteo nasce a Listra (circa 200 km a nord-ovest di Tarso) da madre giudea e padre pagano. Quando Paolo passa per quelle terre all’inizio del secondo viaggio missionario, sceglie Timoteo come compagno poiché “egli era assai stimato dai fratelli di Listra e di Iconio” (At16,2), ma lo fa circoncidere “per riguardo ai Giudei che si trovavano in quelle regioni” (At 16,3). Con l’Apostolo delle Genti, Timoteo attraversa l’Asia Minore e raggiunge la Macedonia. Accompagna poi Paolo ad Atene e di lì viene inviato a Tessalonica. Quindi, prosegue per Corinto e collabora all’evangelizzazione della città sull’istmo. La figura di Timoteo campeggia come quella di un pastore di grande rilievo. Secondo la posteriore Storia ecclesiastica di Eusebio, Timoteo fu il primo Vescovo di Efeso. Alcune sue reliquie si trovano dal 1239 in Italia nella Cattedrale di Termoli nel Molise, provenienti da Costantinopoli.

 

Sant’Anastasio, Monaco persiano morto nel 628. Il suo nome che in origine era Magundat era stato istruito da suo padre Han nella magia, faceva parte dell’esercito persiano, incuriosito dal fatto che i cristiani venerassero la croce che era uno strumento di morte e di supplizio, ne volle conoscere i rudimenti della religione, quindi recatosi a Gerapoli nella chiesa dedicata ai martiri apprese il loro eroismo. Ammirato, si recò poi a Gerusalemme ove ricevette il Battesimo assumendo il nome di Anastasio (“il risorto”) per indicare l’avvenuta conversione.
Fu monaco per sette anni poi andò a Cesarea di Palestina allora soggetta ai persiani e là catturato, fu sottoposto a tormenti crudeli affinché abiurasse il Cristianesimo.
Avendo fatto parte dell’esercito si chiese al re Cosroe una decisione nei suoi riguardi. Il re comprensivo rispose che se abiurava anche davanti ad una sola persona potevano lasciarlo libero, ma Anastasio rifiutò. Allora fu preso insieme a due altri compagni di cella e portato a Bethsaloen in Assiria (detta poi Sergiopoli) dove si trovava il re e là fu sottoposto ad altri terribili tormenti assistendo anche allo strozzamento dei due compagni e di altri sessantasei cristiani, alla fine fu strangolato e decapitato.
Le sue reliquie furono traslate a Roma durante l’impero di Eraclio intorno al 640. Il suo capo era venerato nel monastero detto delle “Acquae Salviae” intitolato poi ai santi Vincenzo ed Anastasio alle Tre Fontane.
Una sua reliquia si venera, sempre a Roma, presso la Scala Santa. L’effige del suo volto recata a Roma alle Tre Fontane è stata una grande sorgente di virtù miracolose fra l’altro confermate dal II Concilio Niceno.
Ancora oggi è molto venerato con la diffusione di medaglie di vari formati da portare addosso e a cui si dà molta importanza per preservare dai mali.

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San Massimo confessore e San Neofito martire

San Massimo nasce in Palestina, la terra del Signore, intorno al 580.

È chiamato il Confessore per l’intrepido coraggio con cui seppe testimoniare -“confessare”- anche con la sofferenza l’integrità della sua fede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo (ebbe tagliate la mano destra e la lingua come condanna per aver rifiutato il monotelismo).

Fin da ragazzo fu avviato alla vita monastica e allo studio delle Scritture; dopo aver ricevuto un’ottima formazione letteraria e filosofica, compì in breve tempo una brillante carriera politica fino a raggiungere l’alta carica di segretario dell’imperatore.

Nel 630 abbandonò l’incarico e divenne monaco entrando nel monastero di Crisopoli, l’attuale Scutari.

Nel 645 è attivo a Cartagine, impegnato a combattere le eresie che allora laceravano la Chiesa; in particolare contrasta l’eresia cristologica del monotelismo, secondo cui, anche se in Cristo ci sono due nature, Egli è dotato di una sola volontà, quella divina.

Per ottenere la condanna di questa eresia si impegnò in molti sinodi africani e prese parte al Concilio lateranense del 649 che si concluse con la condanna sia del monotelismo, sia dei vescovi e dei patriarchi che l’avevano sostenuto.

 

L’imperatore cercò con ogni mezzo di far mutare la sentenza del Concilio e, risultando vani tutti i tentativi, fece tagliare la lingua e la mano di Massimo, in segno di spregio. Questa mutilazione rese assai penoso l’ultimo periodo della sua vita, che si concluse il 13 agosto 662.

 

San Neofito martire

Nato a Nicea in Bitinia nel IV secolo da genitori cristiani e pii, fin dalla tenera età fu ripieno della grazia divina e, a nove anni, già si distinse per la sua pietà e la sua saggezza. Una colomba parlante, che gli apparve in sogno, lo guidò in una grotta del monte Olimpo, dove visse in solitudine fino a quindici anni. In quel periodo, Neofito compì diversi miracoli, tra cui la resurrezione della madre. Durante la persecuzione di Diocleziano, si presentò al prefetto Decio e fu torturato, ma non rinnegò la sua fede. Infine, fu decapitato e il suo corpo fu sepolto nella grotta dove aveva vissuto.

 

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Sant’Eutimio. il grande

Sant’Eutimio nacque nel 377 a Melitene, in Armenia, sotto l’imperatore Graziano (367-383).

Consacrato al Signore, venne affidato ad Otreio, vescovo di Melitene, che lo battezzò e lo ordinò lettore.

Ricevette l’ordinazione sacerdotale all’età di diciannove anni e poi venne nominato Esarca dei monasteri.

Nel 411 si ritirò nella grotta di San Teoctisto per dedicarsi alla vita ascetica; con la sua virtù riuscì a fare aderire a Cristo, giorno dopo giorno, numerosi Saraceni, battezzandoli assieme alle loro famiglie. Combattè con forza gli eretici nestoriani, eutichiani e manichei.

Nel 455-456 riportò alla vera fede Eudocia, la moglie di Teodosio il Giovane, che era caduta nell’eresia monofisita.

Compì numerosi miracoli e quando celebrava la Divina Liturgia appariva come una colonna di fuoco.

Morì novantaseienne, durante il regno dell’imperatore Leone Magno, il 20 gennaio 473.

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Venerdì 21 giugno, San Giuliano martire

San Giuliano di Tarso, martire

Era della provincia di Cilicia e visse nel III secolo, a causa della sua fede cristiana fu condotto di città in città per un intero anno, onde essere insultato dal popolo. In seguito gli lacerarono il corpo fino alle ossa e, dopo averlo inserito in un sacco, lo gettarono in mare.

San Giovanni Crisostomo ne ha fatto un grande encomio.

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20 giugno San Metodio, Vescovo di Tiro martire

È un autore poco noto della patristica cristiana del III secolo, conosciuto soprattutto per aver commentato Origene. Di Metodio non conosciamo molti dati biografici, giacché Eusebio di Cesarea non lo ha citato nella sua opera[1], la Storia Ecclesiastica, e le uniche informazioni su di lui ci sono giunte dal De viris illustribus di San Girolamo[2]. Metodio nacque in Licia, nell’Asia Minore, attorno al 250 e divenne vescovo di Olimpo[3][4][5] (e/o di un’altra sede,[3] quali Filippi[5] o Tiro[4]). Morì martire nelle ultime persecuzioni romane, forse sotto Diocleziano, nel 311. Metodio aveva una cultura filosofica molto ampia e fu infatti un importante teologo e uno scrittore assai prolifico. Ha un posto importante nella storia della letteratura teologica, in quanto fu uno strenuo avversario delle idee di Origene. Nelle sue opere attaccò la dottrina origenista secondo la quale il corpo degli uomini, al momento della resurrezione, non sarà lo stesso che essi avevano in vita; avversò anche l’altra dottrina (di stampo platonico) che affermava la preesistenza dell’anima alla nascita fisica, e infine si oppose fermamente alla teoria (sempre origenista) dell’eternità del mondo. Tuttavia, è certo che Metodio avesse un grande rispetto per Origene, e riconosceva il suo grande contributo alla teologia della Chiesa.

Come Origene, anche Metodio venne notevolmente influenzato dalla filosofia di Platone, e diede grande importanza all’interpretazione allegorica della Scrittura.

Delle sue opere ci è pervenuto il dialogo Il simposio delle dieci vergini, a imitazione del Simposio di Platone, e (in traduzione slava) i trattati Sul libero arbitrio e Aglaofonte o Sulla resurrezione, in cui controbatte le concezioni cosmologiche e antropologiche di Origene. È andata perduta invece la confutazione del libro di Porfirio Contro i cristiani, che si sarebbe chiamata, appunto, Contro Porfirio, insieme ad alcune opere esegetiche. Comunque, la maggior parte delle sue opere pervenuteci si trova in uno stato frammentario.

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