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11 novembre 2012

Domenica 11 novembre 2012                                 Domenica XXIV (VIII di Luca)
 
Memoria dei Santi Menà, Vittore e Vincenzo martiri. Santa Stefania martire. San Teodoro Studita.
San Bartolomeo da Rossano.
 
Apolytikia
 
TONO VII
 
Katèlisas to Stavrò su ton thànaton; * inèoxas to listì ton paràdhison; * ton Mirofòron ton thrìnon metèvales; * ke tis sis Apostòlis * kirìttin epètaxas, * òti anèstis, Christè o Theòs, * parèchon to kòsmo to mèga èleos.
 
Dërmove me Kryqen tënde vdekjen, * i hape parrajsin kusarit; * e ndërrove vajin e gravet Mirofore, * dhe Apostulvet të tu * porosi i dhe të predhikojnë, * se Ti u ngjalle, o Krisht Perëndi, * dhe jetës i fale të madhen lipisi.
 
Hai annientato con la tua Croce la morte; hai dischiuso al buon ladrone il Paradiso; hai mutato in gaudio il pianto delle Mirofòre, e ai tuoi Apostoli hai comandato di annunziare che Tu, Cristo Dio, sei risorto, elargendo al mondo la grande misericordia.
 
Tropario dei martiri
I màrtires su Kìrie, *en ti athlìsi aftòn *stefànos ekomìsanto tis aftharsìas* ek su tu Theù imòn; *èchontès tin ischìn su, *tus tirànnus kathìlon, *èthravsan ke dhemònon *ta anìschira thràsi. *Aftòn tes ikesies, Christè o Theòs, *sòson tas psichàs imòn.
Dёshmorёt tёnd, o Zot* po nё tё tyrin luftìm * fituan kurorёn e mos-shatёrrimit *nga Ti Perёndia ynё; *tue pasur fuqinё tёnde *pёrultin tiranёt *mundёn edhe tё djelvet sulmet e pavlershme; *Me lutjet e tyre, o Krisht Perёndi, *shpirtrat tanё shpёtona.
I tuoi martiri, o Signore, nella lotta hanno conseguito la corona dell’immortalità da Te, nostro Dio. Infatti per mezzo della tua potenza, essi hanno sconfitto i tiranni ed hanno infranto l’audacia impotente dei demòni. Per la loro intercessione, o Cristo Dio, salva le anime nostre.
 Kondakion
O katharòtatos naòs * tu Sotìros, * i politìmitos pastàs * ke Parthènos, * to ieròn thisàvrisma tis dhòxis tu Theù * sìmeron isàghete * en to ìko Kirìu, * tin chàrin sinisàgusa * tin en Pnèvmati thìo; * in animnùsin àngheli Theù; * àfti ipàrchi skinì epurànios.
Më i pastruari tempull i Shpëtimtarit * dhe më e shëjta nuserore * e Virgjëreshë * thesari i shëjtë i lavdisë së Perëndisë tonë * sot është e kallur * në shtëpinë e Zotit, * me të tue qellur * hirin e Shpirtit Shëjtë. * Atë e himnojnë ëngjëjt e Perëndisë, * se Ajo është * tënda përmbiqiellore.
 
Il tempio purissimo del Salvatore, il preziosissimo tàlamo e Vergine, il tesoro sacro della gloria di Dio viene introdotto in questo giorno nella casa del Signore, recando con sé la grazia dello Spirito divino; a Lei inneggiano gli Angeli di Dio: Questa è tabernacolo sovraceleste.
 
APOSTOLO (2 Lettera ai Corinti 4, 6-15)
Fratelli, Dio che disse: ‘ Rifulga la luce dalle tenebre’, rifulge nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina, che rifulge sul volto di Cristo.
Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi.
Siamo infatti, tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.
Sempre infatti noi che siamo vivi veniamo esposti alla morte e a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifestata nella nostra carne mortale. Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.
Animàti tuttavia da quello spirito di fede di cui sta scritto: ‘ Ho creduto, perciò ho parlato’, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che Colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi.
Tutto, infatti, è per voi perché al grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero moltiplichi l’inno di lode alla gloria di Dio.
 
Vangelo (Luca 10, 25-37)
 
In quel tempo un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?».  
Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?».  Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso».  
E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
 Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?».  Gesù riprese:
«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.  
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte.  
Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.  
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.  Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.  Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.  
Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».  
Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso».

Domenica 4 novembre 2012

4 novembre 2012                       Domenica XXIII (V di Luca)
Memoria di San Giovannicio il Grande. San Nicandro, Ieromartire. Sant’Ermeo.
Apolytikia
Tono VI
Anghelikè Dhinàmis epì to mnìna su, * ke i filàssondes apenekròthisan; * ke ìstato Marìa en to tàfo * zitùsa to àchrandòn su sòma. * Eskìlefsas ton Àdhin, * mi pirasthìs ip’aftù; * ipìndisas ti Parthéno, * dhorùmenos tin zoìn. * O anastàs ek ton nekròn, * Kìrie, dhòxa si.
 
Fuqitë qiellore erdhën mbi varrin tënd, * dhe si të vdekur ranë ata çë e ruajin; * dhe rrinej atjè Maria tue kërkuar te varri * kurmin tënd të dëlirë. * Ti e xheshe të tërë Pisën, * pa u ngarë nga ajo; * përpoqe dhe Virgjëreshën, * jetën tue dhuruar. * Ti, çë u ngjalle nga të vdekurit, o Zot, lavdi Tyj.
 
Le Potenze angeliche vennero al tuo sepolcro e i custodi ne furono tramortiti. Maria invece stava presso il sepolcro in cerca del tuo immacolato corpo. Hai predato l’Inferno, non fosti sua preda; sei andato incontro alla Vergine, elargendo la vita. O Signore, risorto dai morti, gloria a Te.
 
Tropario di San Giovannicio
Tes ton dhakrìon su roès * tis erìmu ton àgonon egheòrghisas; * ke tis ek vàthus stenagmìs, * is ekatòn tus pònus ekarpofòrisas; * ke ghègonas fostìr * ti ikumèni làmbon tis thàvmasin, * Ioànni patìr imòn òsie. * Prèsveve Christò to Theò * sothìne tas psichàs imòn.
 
Me rjedhjet e lotëvet të tu *shkretëtirën e thatë ti e përpunove * dhe me të thella pshërëtima * të tuat shërbime dhanë pemë një qind për një * dhe u bëre ndriçìm * tue dritësuar jetën ti me cudì, * Jan ati ynë i shëjtë, * nanì lutju Krishtit Perëndi * të shpëtohen shpirtrat tanë.
 
Coi torrenti delle tue lacrime, rendesti fecondo lo sterile deserto, e, coi profondi sospiri, facesti rendere al centuplo le tue fatiche; e divenisti un luminare, splendente al mondo in prodigi, Giovanni padre santo nostro. Intercedi presso Cristo Dio perché siano salve le nostre anime.
 
Kondakion
Prostasìa ton christianòn akatèschinde, * mesitìa pros ton Piitìn ametàthete, * mi parìdhis amartolòn dheìseon fonàs, * allà pròfthason os agathì * is tin voìthian imòn * ton pistòskravgazòndon si: * tàchinon is presvìan * ke spèvson is ikesìan, * i prostatèvusa aì, * Theotòke, ton timòndon Se.
 
OMburonjë e patundshme * e gjithë të krishterëvet, * ndërmjetim gjithmonë i pandërprerë ndaj Krijuesit * mos i resht * lutjet tona mëkatarësh * dhe eja shpejt, o shumë e mirë * edhe neve na ndihmò * çë të thërresim me t.madhe besë: * O Hyjlìndëse, mos mënò* të ndërmjetosh gjithmon
ë për ne * dhe nanì shpejt po na shpëtò * neve çë përherë Tyj të nderojmë.
 
O Invincibile Protettrice dei cristiani, inconcussa mediatrice presso il Creatore, non disprezzare le voci di supplica di noi peccatori, affrettati, pietosa, a venire in aiuto di noi che con fede a te gridiamo: O Madre di Dio, non tardare ad intercedere per noi, orsù muoviti a pregare per noi, Tu che ognora proteggi quanti ti venerano.
 
APOSTOLO
 
Lettera agli Efesini (2, 4-10)
 
Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con Lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.  Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.
 
VANGELO    (Luca 16, 19-31)
 
Disse il Signore questa parabola: C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
 
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.
 
Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
 
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
 
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”.
 
Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”.
 
Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti””.

Domenica 7 ottobre 2012

 In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: “Non piangere!”. Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: “Ragazzo, dico a te, àlzati!”. Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: “Un grande profeta è sorto tra noi”, e: “Dio ha visitato il suo popolo”.

Vangelo

In albanese:
 

VANGJELI (Mt. 14, 14-22)
 
Nd’atë mot Jisui pa shumë gjindë e pati lipisi për ata e shëroi të sëmurmit e tyre. E si arru mbrëmja, ju qastin atij dishipulit e tij tue i thënë: ‘Vëndi është i shkretë dhe hera po shkoi, lëshó gjindjet se, vatur te katundet, të blejnë për ata të ngrënit’. E Jisui i tha atyre: ‘S’kanë ku të venë, jipni ju atyre të hanë’. Po ata i thanë atij: ‘Nëng kemi këtu më se pesë kravele bukie e dy pishq’. E aí tha: ‘Síllnimi këtu’; e po çë urdhëroi gjindëvet të uleshin mbi barët, marrë pesë kravelet e dy pishqit, tue ruajtur ndër qiel, i bekoi e, si i çajti, i dha bukët dishipulvet e dishipulit gjindëvet. Dhe hëngrën gjithë e u ndëndëtin, e me copat çë qëndruan muartin dymbëdhjetë kufë plotë. Dhe ata çë kishin ngrënë ishin afër pesëmilë burra, veç gravet e të vigjëlvet. E shpejt Jisui anangasi dishipulit e tij të hypeshin te barka dhe të shkojin përpara atij mbatanë njera çë aí të lëshonej gjindjet.
 
In italiano:
 
VANGELO
 
In quel tempo Gesù, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: ‘Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare’. Ma Gesù rispose: ‘Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare’. Gli risposero: ‘Non abbiamo che cinque pani e due pesci!’ Ed egli disse: ‘Portatemeli qua’. E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla.

Epistola

 

APOSTOLOS (1 Cor. 1, 10-17)
 
In albanese:
 
– Zoti do t’i japë fuqi popullit të tij; Zoti do të bekonjë popullin e tij me paqe.
– O bij të Perëndisë, sillni Zotit; sillni Zotit shtjerra.
 
Këndimi nga letra e parë e Palit Korintianëvet.
 
Vëllezër, ju lutem në ëmrin e Zotit tonë Jisu Krisht: thoni gjithë të njëjtën fjalë, dhe mos bëni ndarje në mest juve, po mbani të njëjtin mendim dhe të njëjtën ndjenjë. O vëllezërit e mi, më u kallëzua nga ata të Kloes se nër ju ka grindje. Dhe thom këtë se secili prej jush thotë: Une jam i Palit, unë jam i Apolloit, unë i Qefait, unë i Krishtit. Ndoshta Pali u vu më kryq për ju? A u pagëzuat në ëmrin e Palit? Falëndëronj Perëndinë se nuk pagëzova asnjë prej jush, veç se Krispin dhe Gaion, se mos të thotë ndonjë se unë pagëzova në ëmrin tim. Pagëzova, është vërtetë, edhe ata të shpisë së Stefanàit; po nuk di nëse pagëzova ndonjë tjetër. Sepse Krishti nuk më dërgoi të pagëzonj, po të predikonj vangjelin, dhe jo me dituri fjale, se mos të dalë e kotë kryqja e Krishtit.
Alliluia (3 herë).
 
Shumë bukur është të lavdërojmë Zotin e të këndojmë ëmrin tënd, o i Lartë.
Alliluia (3 herë).
 
Se të lajmërojmë menatet lipisinë tënde edhe natën të vërteten tënde.
Alliluia (3 herë).
 
 
In italiano:
 
Il Signore darà forza al suo popolo; il Signore benedirà il suo popolo con la pace. (Sal. 28,11)
Portate al Signore, figli di Dio; portate al Signore dei figli di arieti. (Sal. 28,1)
 
Lettura dalla prima lettera di Paolo ai Corinti.
 
Fratelli, vi esorto, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d’intenti. Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: ‘Io sono di Paolo’, ‘Io invece sono di Apollo’, ‘E io di Cefa’, ‘E io di Cristo!’ Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? Ringrazio Dio di non aver battezzato nessuno di voi, se non Crispo e Gaio, perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefana, ma degli altri non so se abbia battezzato alcuno. Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
Alliluia (3 volte).
 
Buona cosa è lodare il Signore e inneggiare al tuo nome, o Altissimo. (Sal. 91,2)
Alliluia (3 volte).
 
Annunziare al mattino la tua misericordia, la tua verità nella notte. (Sal. 91,3)
Alliluia (3 volte).

Tropari

APOLITIKIA
 
 
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Christò to dhi’imas * ek Parthènu techthèndi, * semnì Magdhalinì, * ikolùthis, Marìa, * aftù tà dhikeòmata * ke tus nòmus filàtusa: * òthen sìmeron * tin panaghìan su mnìmin * eortàzondes * anevfimùmen se pisti, * ke pòtho gherèromen.
 
Pasove besërìsht, Jesù Krishtin që lindi, prej Vìrgjërës Marì, o Marì Magdalenë, dhe gjithë porrosìt’ e tij, dhe kanunet i rùajte, përandàj pra sot, kujtimin tënt e kremtojmë, dhe të lùtemi, të na dhuròsh përdëllimin, dhe ndjesën e mëkàtave.
 
Seguivi il Cristo che per noi dalla Vergine è nato, o venerabile Maria Maddalena, osservando i suoi precetti e le sue leggi: per questo noi oggi, festeggiando la tua santissima memoria, con fede ti celebriamo e con amore ti onoriamo.
 
 
APOLITIKION DEL SANTO DELLA CHIESA
 
 
KONDAKION
 

Kinonikòn

 

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn, enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia (3 volte).
 
Lavdëroni Zotin prej qielvet, lavdëronie në më të lartat. Alliluia (3 herë).
 
Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell’alto dei cieli. Alliluia (3 volte).

Commento

 1. Perché Gesù si ritira sul monte

       Egli è solito, d’altra parte, quando compie grandi miracoli, congedare le turbe e anche i discepoli, per insegnarci a non cercare in nessun modo la gloria degli uomini e a non trascinarsi dietro la folla. La parola che usa l’evangelista, «obbligò», indica il gran desiderio che i discepoli avevano di stare in compagnia di Gesù. Gesù, dunque, li manda via con il pretesto che egli deve congedare la moltitudine, ma in realtà è perché egli vuole ritirarsi sul monte. Il Signore si comporta così per darci un nuovo ammaestramento: non dobbiamo cioè star continuamente in mezzo alla folla, né dobbiamo d’altra parte fuggire sempre la moltitudine; dobbiamo, invece, fare entrambe le cose con profitto, alternando l’una cosa e l’altra secondo la necessità e l’opportunità.

       Perché Gesù sale sul monte? Per insegnarci che il deserto e la solitudine sono propizi quando dobbiamo supplicare Dio. Per questo infatti egli si ritira spesso in luoghi solitari e ivi passa le notti in preghiera, inducendo così anche noi a cercare sia il tempo sia il luogo più tranquillo per le nostre orazioni. La solitudine infatti è la madre della quiete, è un porto tranquillo che ci mette al riparo da ogni tumulto. Ecco perché Gesù sale sulla montagna. I suoi discepoli, invece, sono nuovamente travolti dai flutti e devono sopportare una tempesta violenta come la precedente. Allora, però, il Signore era con loro nella barca, mentre qui essi sono soli e lontani dal Maestro. Egli vuole infatti condurli soavemente e farli progredire a poco a poco verso esperienze più grandi; in particolar modo desidera che sopportino coraggiosamente tutto quanto accade loro. Quando stavano per correre il primo pericolo, egli era presente anche se dormiva, e poteva offrir loro un immediato conforto e un sostegno. Ora, invece, per abituarli a una maggiore pazienza non resta con loro, ma si apparta permettendo che si scateni una grande tempesta in mezzo al mare, tanto che sembra non esservi da nessuna parte speranza di salvezza. E li lascia per tutta la notte in balia delle onde, desiderando, come io credo, risvegliare il loro cuore indurito. Questo infatti era l’effetto del terrore, cui contribuiva, oltre la tempesta, anche la notte con la sua oscurità. In realtà il Signore, oltre a questo acuto e profondo spavento, vuole eccitare nei suoi discepoli un più grande desiderio e un continuo ricordo di lui: perciò non si presenta immediatamente a loro.

       “Alla quarta vigilia della notte egli se ne venne a loro, camminando sopra il mare” (Mt 14,25): voleva abituarli a non cercar subito di essere liberati dalle difficoltà, ma a sopportare gli avvenimenti con coraggio.

       Ma quando sembra che siano fuori pericolo, ecco che sono colti di nuovo dalla paura. “E i discepoli, vedutolo camminare sopra il mare, si impaurirono, pensando che fosse un fantasma; e dalla paura si misero a gridare” (Mt 14,26). Dio agisce sempre così: quando sta per liberarci da prove terribili, ne fa sorgere altre più gravi e spaventose. E così accade anche in questa occasione. Insieme alla tempesta, l’apparizione del Maestro turba ancor di più i discepoli. Ma neppure ora Gesù dissipa l’oscurità, né si rivela immediatamente perché vuol prepararli con questa continua sequela di prove a sostenere altre lotte e indurli a essere pazienti e costanti.

       Così Dio si comportò con Giobbe. Quando infatti si apprestava a liberarlo dalla prova, permise che la fine delle sue sofferenze fosse più dura dell’inizio: non dico per la morte dei figli o per le lamentele e le tentazioni della moglie, ma a causa degli insulti rivoltigli dai suoi stessi domestici e dagli amici. Quando Dio decise di trarre Giacobbe dalla miseria sofferta in terra straniera, permise che egli si trovasse a temere ancor più fortemente: il suocero infatti lo minacciava di morte (Gn 31,1-23) e, dopo di lui, il fratello che stava per accoglierlo in patria lo mise in estremo pericolo (Gn 32,7-12). Siccome i giusti non possono essere provati con violenza per lungo tempo, quando stanno per terminare le loro battaglie, Dio, volendo che essi ne ritraggano una più grande ricompensa, aggiunge altre prove. Nello stesso modo agì con Abramo, ponendogli come ultima prova il sacrificio del figlio (Gn 22,1). Così le prove più intollerabili si fanno sopportabili: esse, infatti, quando sono giunte al limite della sopportazione hanno prossima la liberazione. In tal modo Cristo si comporta qui con gli apostoli. Si rivela loro solo dopo che si sono messi a gridare. Così, quanto più grande è stato il terrore che li ha assaliti, tanto più gioiscono nel vederlo.

       “Ma Gesù subito rivolse loro la parola dicendo: “«Fatevi coraggio, sono io; non abbiate paura!»” (Mt 14,27). Queste parole dissipano del tutto il loro timore e ridanno loro fiducia. Siccome essi, a causa di questa sua straordinaria maniera di camminare sulle onde e per l’oscurità della notte, non lo possono riconoscere con la vista, egli si fa riconoscere con la voce.

       Ma che fa ora Pietro, che è sempre ardente e va sempre avanti agli altri? Gli rispose Pietro: “«Signore, se sei tu, comandami di venire a te sopra le acque» (Mt 14,28). Non gli dice: prega, o supplica, ma «comandami». Vedete quale fervore? E che fede! Certo, molte volte egli si espone al pericolo, perché va oltre la misura e difatti anche qui chiede una cosa molto grande: tuttavia lo fa solo per amore e non per un sentimento di vanità. Ecco perché non dice semplicemente: comandami di camminare sopra le acque, ma precisa «comandami di venire a te». Nessuno ha infatti tanto amato Gesù quanto lui. La stessa cosa egli farà dopo la risurrezione del Salvatore. Allora, non attenderà di andare con gli altri al sepolcro, ma li precederà. In questa circostanza egli dimostra non soltanto il suo amore, ma anche la sua fede. Pietro non solo crede che Gesù può camminare sull’acqua, ma che egli può farvi camminare anche gli altri: perciò desidera avvicinarsi subito a lui.

       “Ed egli rispose: «Vieni». E Pietro, disceso dalla barca, si mise a camminare sulle acque e giunse presso Gesù. Ma, vedendo il vento gagliardo, ebbe paura. E cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami». E subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»” (Mt 14,29-31).

       Questo miracolo è più straordinario di quello della tempesta sedata e perciò il Signore lo compie dopo di quello. Aveva mostrato, in quel primo miracolo, che egli comandava al mare; qui compie un prodigio ben più sorprendente. Allora s’era fatto obbedire dai venti; ora egli cammina sulle acque e concede a un altro di fare la stessa cosa. Se al tempo del primo miracolo avesse ordinato a Pietro di camminare sulle acque, l’apostolo non si sarebbe dimostrato ugualmente pronto e deciso, perché non possedeva ancora tanta fede.

       Ma perché ora Gesù acconsente alla richiesta di Pietro? Perché, se gli avesse risposto: Non puoi, l’apostolo, essendo tanto ardente, avrebbe insistito. Gesù quindi lo persuade per via di fatti, così che in avvenire sia più moderato. Ma neppure in tal modo Pietro si conterrà. Buttatosi dunque fuori della barca, incominciò ad essere sbattuto dai flutti, poiché aveva avuto timore.

       Gettatosi, dunque, dalla barca, Pietro andava verso Gesù, felice non tanto di camminare sopra le acque, quanto di andare verso di lui. Ma, dopo aver compiuto quanto era più difficile, l’apostolo cominciò ad essere sopraffatto da un pericolo minore, dall’impeto cioè del vento, non dalla violenza del mare.

       Così è la natura dell’uomo: spesso, dopo aver trionfato delle più grandi prove, cade nelle più piccole.

       Quando ancora è scosso dal terrore della tempesta, ha il coraggio di gettarsi in acqua, mentre, subito dopo, non può resistere al gagliardo assalto del vento, nonostante sia vicino a Gesù. Non giova a nulla infatti esser vicini al Salvatore, se non gli siamo vicini con la fede.

       Ma perché, in questo caso, il Signore non comanda ai venti di smettere di soffiare e stende invece la mano per afferrare e sostenere Pietro? Perché c’era bisogno della sua fede. Quando noi cessiamo di fare la nostra parte, anche Dio cessa di aiutarci. Per far capire quindi al suo apostolo che non è l’impeto del vento, ma la scarsezza della sua fede a farlo affondare, Gesù gli dice: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Se la sua fede non si fosse indebolita, egli avrebbe facilmente resistito anche al vento. E la prova sta nel fatto che il Signore, anche dopo aver preso Pietro per mano, lascia che il vento continui a soffiare con tutta la sua forza, per manifestare che esso non potrebbe assolutamente nuocergli, qualora la sua fede fosse salda. E come la madre sostiene con le sue ali e riporta nel nido l’uccellino che uscito anzitempo sta per cadere a terra, così fa anche Cristo con Pietro.

       “E montati che furono in barca, il vento cessò” (Mt 14,32).

       Quando sopravvenne la calma dopo la prima tempesta, gli apostoli si chiesero: “E chi è mai costui che anche i venti e il mare gli ubbidiscono?” (Mt 8,27). Ma ora non si rivolgono più questa domanda. “Allora quelli che erano nella barca gli si prostrarono davanti, dicendo: «Veramente tu sei il Figlio di Dio!»” (Mt 14,33)

       Crisostomo Giovanni, In Matth. 49, 3; 50, 1-2

2. Questa traversata è segno della vita cristiana

       Che qualcuno più semplice si contenti del racconto degli avvenimenti! Noi però, se un giorno saremo alle prese con tentazioni inevitabili, ricordiamoci che Gesù ci ha obbligati ad imbarcarci e che vuole che lo precediamo sulla sponda opposta (Mt 14,22). Infatti, è impossibile a chi non ha sopportato la prova delle onde e del vento contrario (Mt 14,24) pervenire sulla riva opposta. Poi, quando verremo avvolti da difficoltà numerose e penose, stanchi di navigare in mezzo ad esse con la povertà dei nostri mezzi, pensiamo che la nostra barca è allora in mezzo al mare (Mc 6,47), scossa dalle onde che vorrebbero vederci “far naufragio nella fede” (1Tm 1,19) o in qualche altra virtù. Se d’altro canto vediamo il soffio del maligno accanirsi contro i nostri sforzi, pensiamo che allora il vento ci è contrario. Quando perciò, in mezzo a tali sofferenze, avremo resistito per tre vigilie della notte oscura che regna nei momenti di tentazione, lottando del nostro meglio e rimanendo vigilanti su di noi per evitare «il naufragio nella fede» o in un’altra virtù – la prima vigilia rappresenta il padre delle tenebre (Rm 13,12) e del peccato, la seconda suo figlio, «l’avversario», in rivolta contro tutto ciò che ha nome Dio o ciò che è oggetto di adorazione (2Th 2,3-4), la terza lo spirito nemico dello Spirito Santo -,siamo certi allora che, venuta la quarta vigilia, “quando la notte sarà avanzata e già il giorno si avvicina” (Rm 13,12), arriverà accanto a noi il Figlio di Dio, per renderci il mare propizio, camminando sui suoi flutti. E quando vedremo apparirci il Logos, saremo assaliti dal dubbio (Mt 14,26) fino al momento in cui capiremo chiaramente che è il Salvatore esiliatosi (Mt 21,33 Mc 12,1 Lc 20,9) tra noi e, credendo ancora di vedere un fantasma, pieni di paura, grideremo; ma lui ci parlerà tosto, dicendoci: “Abbiate fiducia, sono io; non abbiate paura!” (Mt 14,26-27). A queste parole rassicuranti, ci sarà forse tra noi, animato dal più grande ardore, un Pietro in cammino “verso la perfezione” (He 6,1) – senza che vi sia ancora pervenuto -,che scenderà dalla barca, nella coscienza di essere sfuggito alla prova che lo scuoteva; dapprima, nel suo desiderio di andare davanti a Gesù, egli camminerà sulle acque (Mt 14,29), ma, essendo ancora la sua fede insufficiente e permanendo lui stesso nel dubbio, vedrà la “forza del vento” (Mt 14,30), sarà colto dalla paura e comincerà ad affondare; peraltro sfuggirà a tale sciagura, poiché invocherà Gesù a gran voce, dicendo: “Signore, salvami!” (Mt 14,30). E, appena quest’altro Pietro avrà finito di parlare, dicendo: «Signore, salvami!», il Logos stenderà la mano, gli arrecherà soccorso e lo afferrerà nel momento in cui cominciava ad affondare, rimproverandogli la sua poca fede e i suoi dubbi. Stai attento, tuttavia, che egli non ha detto: «Incredulo», bensì: «Uomo di poca fede», e che sta scritto: «Perché hai dubitato, poiché avevi un po’ di fede, ma tu hai piegato nel senso ad essa contrario» (Mt 14,31).

       Dopodiché, Gesù e Pietro risaliranno sulla barca, il vento cesserà e i passeggeri, comprendendo a quali pericoli sono sfuggiti, lo adoreranno dicendo, non semplicemente: “Tu sei il Figlio di Dio“, come hanno detto i due ossessi (Mt 8,28), ma: “Veramente, tu sei il Figlio di Dio” (Mt 14,33); e questa parola sono i discepoli saliti «sulla barca» a dirla, poiché io ritengo che non avrebbero potuto essere altri che i discepoli a dirla.

       Origene, In Matth. 11, 6-7