Category Archives: santo del giorno

15 marzo Quarta Domenica di Quaresima: San Giovanni Climaco

La quarta domenica di Quaresima, nella tradizione bizantina è dedicata a San Giovanni Climaco o della Scala), monaco del Sinai, vissuto nel VI-VII secolo, ricordato per il suo trattato, La Scala del Paradiso (in greco Klimax), un’opera fondamentale sulla vita monastica e cristiana, che descrive 30 gradi di perfezione per ascendere a Dio.

Il santo è celebrato come modello di lotta spirituale, conversione e ascesa verso Dio, offrendo un messaggio di speranza e disciplina spirituale  ai fedeli, a metà del cammino quaresimale, ricordando che la santità è raggiungibile attraverso la disciplina, l’umiltà e la preghiera.

condividi su

Domenica 8 marzo 2026 Adorazione della Santa Croce

Al Trisagio: Isodo della preziosa Croce. Il sacerdote incensa l’altare e la preziosa Croce deposta su un disco con fiori e con tre candele accese.

Quindi prende il disco con la Croce, lo pone sopra la testa, fa il giro attorno all’Altare ed esce dalla porta Nord.

Giunto nel luogo dove è preparato il tavolo, fa tre giri attorno ad esso.

Si ferma poi davanti al tavolo, guardando verso Oriente, fa un segno di croce col disco, su cui è posta la Croce, dicendo: ‘Sofia. Orthi.’ e lo depone sul tavolo.

Incensa, girando attorno al tavolo, e canta il Troparion ‘Soson, Kyrie’, che viene ripetuto dai cori.

Poi venera la S. Croce cantando l’inno ‘Ton Stavron su proskinumen’, che viene ripetuto anche dai cori.

I fedeli venerano la S. Croce mentre si cantano gli Idiomela ‘Dhefte, pisti…’ Dhoxa… ke nin).

Infine si canta il Troparion ‘Soson, Kirie’ ed ha inizio la Divina Liturgia.

condividi su

Mercoledì 4 marzo, San Gerasimo

Nel 1897, A. Papadopoulos – Kerameus nel IV volume dei suoi Anagesta, pubblicava una Vita Gerasimi anonima e, in base ad argomentazioni apparentemente giustificate, attribuiva quest’opera al celebre agiografo Grillo di Scitopoli. H. Grégoire, qualche anno più tardi, dimostrò che tale attribuzione era insostenibile, soprattutto perché la Vita Gerasimi non conteneva alcuni precisi dettagli (come la data di nascita e il luogo di origine) che figurano sempre nelle opere autentiche di Cirillo. D’altra parte, ad un’attenta analisi, questa Vita si rivela come un centone composto di frammenti tratti dallo stesso Cirillo e in particolare dalla sua Vita Euthymii, cioè di Eutimio il Grande.


Sempre secondo H. Grégoire, la Vita, che fornisce tra l’altro la data precisa (526) della morte dell’egumeno Eugenio, uno dei successori di Gerasimo, sarebbe stata composta nella seconda metà del VI secolo e, probabilmente, nella sua stessa laura.
In base alla fonte citata, Gerasimo nacque in Licia, in luogo e data sconosciuti, e dopo essere vissuto in un monastero della sua provincia, si diede a vita anacoretica. Verso il 451, all’epoca del concilio di Calcedonia, egli si trovava in Palestina, dove si era stabilito vicino al Mar Morto. Seguendo Teodosio, il vescovo intruso che si era sostituito al patriarca Giovenale, Gerasimo abbracciò per un certo tempo le idee di Eutiche, distaccandosene però ben presto, per ritornare all’ortodossia, probabilmente sotto l’influsso di Eutimio il Grande.


Verso il 455, egli si trasferì ad un miglio, circa, dalle rive del Giordano, dove fondò un monastero per cenobiti. In questa laura, in cui tutti gli aspiranti dovevano trascorrere diversi anni, Gerasimo fondò un certo numero di eremitaggi (si contavano sino a settanta cellette) per coloro che volevano condurre vita anacoretica; gli eremiti ad ogni modo si riunivano ogni settimana dal sabato al lunedì. Tutti gli anni, durante la Quaresima, Gerasimo si recava da Eutimio e, dopo un digiuno che interrompeVa solo per ricevere l’Eucaristia, tornava nella sua laura per la domenica prima della Pasqua.
Nel Prato Spirituale, Giovanni Mosco riporta, a proposito di Gerasimo, la storia del leone che il santo aveva sanato togliendogli una spina dalla zampa. Il leone restò con Gerasimo circa cinque anni, e quando questi mori l’animale ne ebbe tanto dolore che si abbatté morto sulla tomba del santo.


D’altra parte, nel Prato Spirituale si trovano anche altre storie narrate a proposito dei monaci della laura di Gerasimo. Certamente a causa dell’omofonia dei nomi, l’episodio del leone fu in seguito attribuito anche a Girolamo divenendo un diffusissimo tema iconografico.


Gerasimo morì il 5 marzo 475. Il Martirologio Romano ha conservato questa data lo stesso giorno in cui è venerato anche da alcuni calendari siriaci, tra cui il Martirologio di Rabbàn Slibà (= 5 àdàr). Nella Chiesa bizantina, per contro, la festa di Gerasimo viene celebrata il giorno precedente (4 marzo) e la notizia dei Sinassari che gli è dedicata dipende – sembra – da fonti diverse dalla Vita sopra citata. Vi si trova l’episodio del leone, ma Gerasimo vi compare come contemporaneo dell’imperatore Costantino Pogonato (secolo VII).
La laura di Gerasimo rimase per lungo tempo celebre, ma alla fine del XIII secolo era distrutta e gli eremiti si erano rifugiati nel vicino monastero di Qalamon.
 


Autore: 
Joseph-Marie Sauget

condividi su

25 febbraio San Tarasio

Per noi che viviamo nella “civiltà delle immagini”, così chiamata per la massiccia presenza degli strumenti audiovisivi, particolarmente il cinema e la televisione, potrà forse risultare stimolante il ricordo di un personaggio che per le “immagini” si battè strenuamente, anche se questa non fu la sua gloria principale e le immagini per le quali egli si batté erano ben più “sacre” di quelle proposteci dalla nostra società consumistica.


La polemica sul culto delle immagini, la cosiddetta lotta iconoclastica, ebbe tra i suoi protagonisti gli imperatori bizantini Leone III l’Isaurico, Costantino V Copronimo e Leone IV Khazaras da una parte, S. Giovanni Damasceno e i patriarchi Germano di Costantinopoli e Tarasio dall’altra. In realtà, accanto ad un conflitto ideale, che verteva sull’ortodossia, sulla legittimità del superamento cristiano della proscrizione giudaica di rappresentare Dio e il “mondo celeste”, gli storici mettono in evidenza che vi erano in ballo anche questioni di carattere politico e addirittura economico: difensori costituiti delle immagini erano infatti i monaci, gli unici veri oppositori dello strapotere imperiale e potenti economicamente. Ma Tarasio, come dicevamo, vanta ancor altre glorie. Di famiglia nobile, fu rivestito della dignità di senatore e di capo della cancelleria imperiale.


Benchè fosse semplice laico, per designazione del defunto patriarca Paolo, venne scelto a raccogliere una difficile eredità, che accettò a condizione che l’imperatrice Irene e il senato s’impegnassero a consentire la convocazione di un concilio: solo così sarebbe stato possibile ristabilire l’ortodossia e la pace ecclesiastica. Ciò avvenne, non senza difficoltà, al concilio di Nicea del 787. Tarasio si mostrò inoltre integerrimo difensore della morale cristiana e in particolare del matrimonio, opponendosi con energia allo stesso imperatore Costantino VI, che pretendeva da lui la sentenza di divorzio per poter contrarre nuove nozze. Tarasio nutrì infine una fervida devozione alla SS. Vergine, che in una sua preghiera salutava così: “Salve, o mediatrice di tutto ciò che vi è sotto il cielo; salve, riparatrice di tutto l’universo; salve, o piena di grazia, il Signore è con te, lui che era prima di te ed è nato da te, per vivere con noi”. S. Tarasio morì all’età di 76 anni nell’806 e venne sepolto nel santuario “Tutti i martiri” del monastero da lui fondato sul Bosforo.


Autore: 
Piero Bargellini

condividi su

24 febbraio Ritrovamento del venerando capo del Profeta, Precursore e Battista Giovanni

Il ritrovamento del capo di San Giovanni Battista è un evento venerato e celebrato nella Chiesa cattolica e ortodossa, con tre distinte scoperte miracolose.

Secondo la tradizione, la reliquia del cranio fu recuperata dai discepoli dopo la decollazione e, nel corso dei secoli, traslata e nascosta per proteggerla, finendo poi conservata in vari luoghi.

 

Il primo ritrovamento risale intorno alla metà del IV secolo, quando, due monaci in pellegrinaggio ebbero una visione in cui il Battista indicava il luogo della sua sepoltura a Sebaste. La reliquia della testa, passò per diverse mani prima di essere nascosta durante le persecuzioni.

Il secondo ritrovamento avvenne a Emesa (Siria) nel 452, quando la testa riapparve a un monaco di nome Marcello.

Il Terzo Ritrovamento risale al periodo successivo alle lotte iconoclaste e allora la reliquia fu portata a Costantinopoli nell’860.

Secondo la tradizione cattolica, la reliquia del capo è conservata nella chiesa di San Silvestro in Capite a Roma, mentre la cattedrale di S. Lorenzo di Viterbo, custodirebbe il Sacro Mento.

Un dito, donato dall’antipapa Giovanni XXIII, sarebbe conservato nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, in quanto corredo della Cattedrale.
Un dente e altre reliquie si conservano nella cattedrale di Ragusa, un frammento di osso nella Basilica di Vittoria, un altro dente insieme a una ciocca di capelli a Monza.
Nella Chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli sarebbe custodita una piccola quantità di sangue di san Giovanni Battista; è possibile vederlo in occasione delle due ricorrenze annuali del 24 giugno e del 29 agosto.
condividi su

23 febbraio San Policarpo, Vescovo di Smirne, ieromartire

Nasce nell’anno 69-70 da genitori cristiani. Apprende gli insegnamenti di Cristo dagli apostoli e diviene discepolo di Giovanni. Lo raccontano Ireneo – suo allievo e poi vescovo di Lione – e lo storico Eusebio di Cesarea: “Policarpo non solo fu educato dagli Apostoli e visse con molti di quelli che avevano visto il Signore; ma fu anche dagli Apostoli stabilito nell’Asia come vescovo della Chiesa di Smirne” (Adversus Haereses III,3,4; Historia Ecclesiastica IV,14,3,4). È di un tale Marciano, testimone oculare del suo martirio, il Martyrium Polycarpi, considerato da molti il più antico e autentico degli Atti dei Martiri. Si tratta della prima opera nella quale viene definito martire chi muore a causa della fede. Durante il suo lungo episcopato, Policarpo si distingue per lo zelo nel conservare fedelmente la dottrina degli Apostoli, nel diffondere il Vangelo tra i pagani e nel combattere le eresie. Ireneo lo tratteggia come predicatore paziente e amabile, dalla grande sollecitudine per le vedove e gli schiavi.

 

L’amicizia nell’episcopato con Ignazio di Antiochia

Nel 107 Policarpo accoglie a Smirne Ignazio di Antiochia, di passaggio, e sotto scorta, verso Roma per essere giudicato. Celebri le sette lettere che Ignazio indirizza alle chiese lungo il suo cammino; le prime quattro partono proprio da Smirne. Dalla Troade, poi, scrive ai fedeli di Smirne e al loro vescovo Policarpo incaricandolo di trasmettere alla Chiesa di Antiochia l’ultimo suo ricordo e descrivendolo un buon pastore e combattente per la causa di Cristo. Ed è a Policarpo che i Filippesi chiedono di raccogliere le lettere di Ignazio. Il vescovo di Smirne invia loro quanto richiesto insieme ad una propria missiva per esortarli a servire Dio nel timore, a credere in Lui, a sperare nella resurrezione, a camminare nella via della giustizia, avendo sempre innanzi agli occhi l’esempio dei martiri e principalmente di Ignazio. Anche la Lettera ai Filippesi di Policarpo è assai nota; giunta ai giorni nostri, è importante in particolare per le notizie storiche che vi si possono trarre e per i dogmi sul Credo che vengono ricordati. Intorno alla fine del 154, Policarpo parte per Roma, come rappresentante dei cristiani dell’Asia minore, per trattare con Papa Aniceto di diverse questioni, e principalmente della data della Pasqua: nelle chiese orientali celebrata il 14 del mese ebraico di Nisan, nella capitale dell’Impero la domenica successiva. Non viene trovato un accordo, ma le relazioni fra le chiese restano amichevoli.

Martire ad 86 anni

Sotto l’imperatore Antonino Pio scoppiano persecuzioni anche a Smirne. Policarpo viene arrestato. Gli atti del suo martirio narrano che “portato davanti al proconsole, questi … cercò di persuaderlo a rinnegare dicendo: ‘Pensa alla tua età … cambia pensiero … giura e io ti libero. Maledici il Cristo’. Policarpo rispose: ‘Da ottantasei anni lo servo, e non mi ha fatto alcun male. Come potrei bestemmiare il mio re che mi ha salvato? … sentilo chiaramente. Io sono cristiano’”. Viene deciso per lui il rogo, ma rimane illeso e viene ucciso di spada. “Questi i fatti – si legge nel Martyrium Polycarpi – intorno al beato Policarpo che con quelli di Filadelfia fu il dodicesimo a subire il martirio a Smirne. Il beato Policarpo ha testimoniato il secondo giorno di Santico, il settimo giorno prima delle calende di marzo, di grande sabato, all’ora ottava. Fu preso da Erode, pontefice Filippo di Tralli e proconsole Stazio Quadrato, re eterno nostro Signore Gesù Cristo”. La data del martirio di Policarpo è dunque certa: era il 23 febbraio del 155.

 

Da Vatican News

condividi su

15 febbraio, Sant’Onesimo Apostolo

Onesimo (in greco significa “utile”) è il nome che Filemone aveva dato al suo giovane schiavo che però, dopo averlo derubato, era fuggito a Roma, dove si trovava prigioniero san Paolo (anni 61-63).

Onesimo andò a cercare l’apostolo nell’alloggio che aveva affittato, e dove poteva ricevere liberamente visite, e qui ricevette il battesimo.

Paolo avrebbe voluto trattenere presso di sé il giovane discepolo anche per avere il suo aiuto nelle piccole incombenze di ogni giorno, ma questi era ancora schiavo di Filemone, e così glielo rimandò, insieme a Tichico che partiva per l’Asia (Col 4,7 ss.).

Nella bellissima lettera che Paolo affidò ai due discepoli per Filemone, chiedeva all’amico di perdonare Onesimo, e gli suggeriva anche l’affrancamento dello schiavo (Fm 21).

Secondo le Constitutiones Apostolicae, Paolo avrebbe consacrato Onesimo vescovo di Berea, in Macedonia.

Onesimo sarebbe morto, secondo il Martirologio Romano, per lapidazione a Roma, e il suo corpo sarebbe stato poi portato nel luogo della sua ordinazione episcopale.

condividi su

12 febbraio, San Melezio, Arcivescovo di Antiochia

San Melèzio di Antiochia (Melitene310 ca.; † Costantinopoli23 agosto 381) è stato un vescovo e patriarca armeno di Sebaste e di Antiochia.

Originario di Melitene nella Piccola Armenia, Melezio fu eletto vescovo di Sebaste nel 358, in seguito si ritirò ad Aleppo, ma nel concilio di Antiochia del 360 fu scelto come patriarca di Antiochiachiesa che in quel tempo era profondamente ariana. Forse si pensò che le sue posizioni cristologiche fossero concilianti o che il suo carattere debole avrebbe permesso alla fazione ariana di raggirarlo. Di fatto si rivelò, sin dall’anno della sua elezione, un partigiano del Credo niceno, questo fu chiaro quando tenne una predica alla presenza dell’imperatore Costanzo II che non lasciava dubbi a proposito. L’imperatore lo fece destituire immediatamente e lo fece sostituire da Euzosio.

Con l’imperatore Giuliano tutte le misure di esilio e di destituzione, decretate dal predecessore, furono annullate e Melezio ritornò nel 361 alla sua sede vescovile di Antiochia. Qui la chiesa locale profondamente ariana gli fu molto ostile. Con l’ascesa al potere del nuovo imperatore Valente dovette di nuovo subire un esilio dal 365 al 367. Nel 380 fu nominato da Teodosio I presidente dei dibattiti del concilio di Costantinopoli, ma morì prima della fine dei lavori il 23 o 24 agosto 381.

Ai funerali fu San Gregorio di Nissa a tenerne l’omelia funebre. Per ordine dell’imperatore il corpo fu traslato nella sua sede vescovile ad Antiochia, qualche anno più tardi fu il suo discepolo San Giovanni Crisostomo che gli fece il Panegirico. La sua diocesi non fu comunque riportata all’interno della vera fede se non dopo il 413.

 

https://it.cathopedia.org/wiki/San_Melezio_di_Antiochia

condividi su

11 febbraio, San Biagio ieromartire

San Biagio era al tempo dell’imperatore Licinio vescovo di Sebaste. a causa della persecuzione si era nascosto in una spelonca sui monti, che erano intorno, ed ammansiva gli animali selvatici, che là praticavano; era esperto nell’arte medica, perciò avveniva che, con la sua benedizione, si operassero molte guarigioni, avendo il Santo ricevuto dal Signore il potere di fare miracoli. Fu però catturato e condotto davanti al governatore Agricola, ed avendo confessato il Nome di Cristo, venne percosso con verghe, appeso e sottoposto a lacerazioni. Poi, mentre veniva condotto in prigione, lo seguivano sette donne, che si erano proclamate cristiane e subito furono decapitate. San Biagio dapprima fu gettato in fondo ad un lago e ne uscì fuori, poi gli fu tagliato il capo, assieme a due fanciulli che erano in prigione con lui.

 

(Sinassario dal calendario liturgico di Grottaferrata, a cura di Padre Basilio)

 

Vescovo e medico

La tradizione vuole Biagio originario di Sebaste, in Armenia, dove trascorse la giovinezza dedicandosi in particolare agli studi di medicina. Divenuto vescovo, si occupò della cura sia fisica che spirituale della gente, compiendo, secondo la tradizione, anche guarigioni prodigiose. In quegli anni le condizioni di vita per i fedeli di fede cristiana peggiorarono a causa dei contrasti tra l’imperatore d’Oriente Licinio e d’Occidente Costantino, che portarono a nuove persecuzioni. Biagio, per sfuggire alle violenze, si rifugiò in una caverna del Monte Argeo, vivendo in solitudine e preghiera, guidando anche da lì la sua Chiesa con messaggi inviati in segreto.

Il miracolo della gola

Alla fine, però, Biagio fu scoperto, arrestato dalle guardie del governatore Agricola e condotto al giudizio. Lungo la strada incontrò una madre disperata con il figlioletto in braccio che stava soffocando a causa di una spina o una lisca di pesce incastrata nella gola. Il vescovo lo benedisse e questi guarì all’istante. Ma ciò non bastò a risparmiargli il martirio dopo atroci torture che non riuscirono a piegarlo nello spirito.

Il naufragio delle reliquie

Dopo la morte, Biagio fu seppellito nella cattedrale di Sebaste, ma nel 723 una parte dei suoi resti viene traslata a Roma. Durante il viaggio un’improvvisa tempesta fa però fermare le reliquie a Maratea, sulla costa dell’attuale Basilicata, terra che infatti ancora oggi riserva a Biagio una grande devozione.

Il culto di S. Biagio

Biagio è uno di quei Santi la cui fama ha raggiunto molti luoghi e per questo oggi è venerato un po’ ovunque. Il miracolo della gola che compì sul bambino è ancora ricordato ogni 3 febbraio con una particolare liturgia nel corso della quale viene benedetta la gola dei fedeli con due candele incrociate davanti alla gola stessa.

 

condividi su

10 febbraio 2026 martedì, San Caralampo

San Caralampo è un martire e taumaturgo cristiano vissuto tra il II e il III secolo, venerato il 10 febbraio sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa.

Fu sacerdote (o vescovo, secondo alcune fonti) a Magnesia, in Tessaglia.

Visse sotto il regno dell’imperatore Settimio Severo (193-211 d.C.).

Morì martire a un’età molto avanzata (si narra avesse 113 anni) dopo essere stato sottoposto a crudeli torture per non aver rinnegato la fede. Fu scorticato vivo e infine decapitato.

Durante il suo supplizio, i soldati Porfirio e Bapto (o Daucto) e tre donne rimasero colpiti dalla sua resistenza e si convertirono al cristianesimo, subendo anch’essi il martirio.

condividi su