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Vicario Generale della Diocesi di Lungro

Domenica 8 marzo 2026 Adorazione della Santa Croce

Al Trisagio: Isodo della preziosa Croce. Il sacerdote incensa l’altare e la preziosa Croce deposta su un disco con fiori e con tre candele accese.

Quindi prende il disco con la Croce, lo pone sopra la testa, fa il giro attorno all’Altare ed esce dalla porta Nord.

Giunto nel luogo dove è preparato il tavolo, fa tre giri attorno ad esso.

Si ferma poi davanti al tavolo, guardando verso Oriente, fa un segno di croce col disco, su cui è posta la Croce, dicendo: ‘Sofia. Orthi.’ e lo depone sul tavolo.

Incensa, girando attorno al tavolo, e canta il Troparion ‘Soson, Kyrie’, che viene ripetuto dai cori.

Poi venera la S. Croce cantando l’inno ‘Ton Stavron su proskinumen’, che viene ripetuto anche dai cori.

I fedeli venerano la S. Croce mentre si cantano gli Idiomela ‘Dhefte, pisti…’ Dhoxa… ke nin).

Infine si canta il Troparion ‘Soson, Kirie’ ed ha inizio la Divina Liturgia.

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Domenica 8 marzo 2026, Terza Domenica di Quaresima, Adorazione della Santa Croce

Vangelo di San Marco, capitolo 8, versetti 34b – 9, 1

 

Tha Zoti: «Ndëse ndonjerì do të vinjë pas meje le të mohonjë vetëhenë e tij, le te marrë kryqen e tij e le të m’vinjë pas.

Sepse kush do të shpëtonjë jetën e tij, e bier; po kush do të bjerë jetën e tij për mua e për Vangjelin, do t’e shpëtonjë.

Ç’i vlen, në fakt, njeriut të gadhënjènjë gjithë jetën, ndëse pra bier shpirtin e tij?

E ç’mund të jipë njeriu në ndërrìm të shpirtit të tij? Kush do të ketë turpë për mua e për fjalët e mia te kjo gjeneratë kurvëtare e mbëkatare, edhe i Biri i njeriut do të ketë turpë për ‘të, kur do të vinjë te lavdia e të Jatit të tij bashkë me ëngjlit e shëjtë».

E i thoj atyre: «Me të vërtetë ju thom juve: janë dica këtu të pranìshëm, çë s’do të vdesën pa parë rregjërinë e Perëndisë çë vjen me fuqi».

 

Disse il Signore: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi». E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza».

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Mercoledì 4 marzo, San Gerasimo

Nel 1897, A. Papadopoulos – Kerameus nel IV volume dei suoi Anagesta, pubblicava una Vita Gerasimi anonima e, in base ad argomentazioni apparentemente giustificate, attribuiva quest’opera al celebre agiografo Grillo di Scitopoli. H. Grégoire, qualche anno più tardi, dimostrò che tale attribuzione era insostenibile, soprattutto perché la Vita Gerasimi non conteneva alcuni precisi dettagli (come la data di nascita e il luogo di origine) che figurano sempre nelle opere autentiche di Cirillo. D’altra parte, ad un’attenta analisi, questa Vita si rivela come un centone composto di frammenti tratti dallo stesso Cirillo e in particolare dalla sua Vita Euthymii, cioè di Eutimio il Grande.


Sempre secondo H. Grégoire, la Vita, che fornisce tra l’altro la data precisa (526) della morte dell’egumeno Eugenio, uno dei successori di Gerasimo, sarebbe stata composta nella seconda metà del VI secolo e, probabilmente, nella sua stessa laura.
In base alla fonte citata, Gerasimo nacque in Licia, in luogo e data sconosciuti, e dopo essere vissuto in un monastero della sua provincia, si diede a vita anacoretica. Verso il 451, all’epoca del concilio di Calcedonia, egli si trovava in Palestina, dove si era stabilito vicino al Mar Morto. Seguendo Teodosio, il vescovo intruso che si era sostituito al patriarca Giovenale, Gerasimo abbracciò per un certo tempo le idee di Eutiche, distaccandosene però ben presto, per ritornare all’ortodossia, probabilmente sotto l’influsso di Eutimio il Grande.


Verso il 455, egli si trasferì ad un miglio, circa, dalle rive del Giordano, dove fondò un monastero per cenobiti. In questa laura, in cui tutti gli aspiranti dovevano trascorrere diversi anni, Gerasimo fondò un certo numero di eremitaggi (si contavano sino a settanta cellette) per coloro che volevano condurre vita anacoretica; gli eremiti ad ogni modo si riunivano ogni settimana dal sabato al lunedì. Tutti gli anni, durante la Quaresima, Gerasimo si recava da Eutimio e, dopo un digiuno che interrompeVa solo per ricevere l’Eucaristia, tornava nella sua laura per la domenica prima della Pasqua.
Nel Prato Spirituale, Giovanni Mosco riporta, a proposito di Gerasimo, la storia del leone che il santo aveva sanato togliendogli una spina dalla zampa. Il leone restò con Gerasimo circa cinque anni, e quando questi mori l’animale ne ebbe tanto dolore che si abbatté morto sulla tomba del santo.


D’altra parte, nel Prato Spirituale si trovano anche altre storie narrate a proposito dei monaci della laura di Gerasimo. Certamente a causa dell’omofonia dei nomi, l’episodio del leone fu in seguito attribuito anche a Girolamo divenendo un diffusissimo tema iconografico.


Gerasimo morì il 5 marzo 475. Il Martirologio Romano ha conservato questa data lo stesso giorno in cui è venerato anche da alcuni calendari siriaci, tra cui il Martirologio di Rabbàn Slibà (= 5 àdàr). Nella Chiesa bizantina, per contro, la festa di Gerasimo viene celebrata il giorno precedente (4 marzo) e la notizia dei Sinassari che gli è dedicata dipende – sembra – da fonti diverse dalla Vita sopra citata. Vi si trova l’episodio del leone, ma Gerasimo vi compare come contemporaneo dell’imperatore Costantino Pogonato (secolo VII).
La laura di Gerasimo rimase per lungo tempo celebre, ma alla fine del XIII secolo era distrutta e gli eremiti si erano rifugiati nel vicino monastero di Qalamon.
 


Autore: 
Joseph-Marie Sauget

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