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Vicario Generale della Diocesi di Lungro

15 marzo Quarta Domenica di Quaresima: San Giovanni Climaco

La quarta domenica di Quaresima, nella tradizione bizantina è dedicata a San Giovanni Climaco o della Scala), monaco del Sinai, vissuto nel VI-VII secolo, ricordato per il suo trattato, La Scala del Paradiso (in greco Klimax), un’opera fondamentale sulla vita monastica e cristiana, che descrive 30 gradi di perfezione per ascendere a Dio.

Il santo è celebrato come modello di lotta spirituale, conversione e ascesa verso Dio, offrendo un messaggio di speranza e disciplina spirituale  ai fedeli, a metà del cammino quaresimale, ricordando che la santità è raggiungibile attraverso la disciplina, l’umiltà e la preghiera.

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Domenica 15 marzo – IV Domenica di Quaresima

VANGJELI Mc 9, 17 – 31 VANGELO

 

Nd’atë mot, një burrë ju qas Jisuit, ju përmis përpara e i tha atij: “Mjeshtër, solla tek ti tim bir, çë është i zënë ka një shpirt i vuvòsur. Kur e zë, e shtie për trolli e ai nxier shkumë ka gryka, ngërnjàsën dhëmbët e nguroset. Ja thashë dishipulvet të tu t’ja nxirjin, po s’mundëtin”.

Ai ahiera ju përgjegj e i tha: “O jenì e pabesme, njera kur do t’rri me ju? Njera kur kam t’ju duronj? Sìllmenie këtu”. E ja qelltin atij. Si pá Jisuin, shpirti mbjatu e tarandaksi fort djalin; dhe ky, si ra për trolli, shkarzìhej tue nxjerrë shkumë ka gryka.

Jisui pyejti të jatin: “Sa mot ká ç’i bie ky shërbes?” Dhe ai u përgjegj: “Çë kur ish djalë i vogël. E shumë herë e shtu edhe mbë zjarr e nd’ujë, se t’e vrit. Po ndëse ti mund t’bësh gjë, ndihna e ki lipisi për ne”.

Jisui i tha atij: “Ndëse ti mundën! Të gjitha janë të mundshme për atë çë ká besë”.

I jati djalit ju përgjegj me zë të lartë: “Kam besë! Ndihmë te pabesìmi im!”.

Ahìera Jisui, kur pá se mblidhej shumë gjindë, i nëmrei shpirtit të papastër ture i thënë: “Shpirt i vuvosur e i shurdër, u të urdhëronj tij, dil ka aì e mos hyr më!”. E ture thërritur e ture e shkundur fort, duall.

E djali u bë si i vdekur, ashtu çë shumë thojin: “Vdiq!”.

Po Jisui, si e muar për dorje, e ngrëjti dhe ai u ngre shtuara.

Hyri pra te një shpi dhe dishipulit e tij e pyejtin mënjànë: “Pse na s’mundëtim t’e reshtjim?”.

E ai i tha atyre: “Kjo llajé djelsh s’mund të reshtet me më gjë, veç se me të parkalèsurit”.

E si iktin atej, shkojin ndëpër Gallillenë e aì s’doj se kish t’e dij njerì.

Mbësonij dishipulit e tij e i thoj atyre: “I Biri i njeriut është po t’jetë i dhënë ndër duart e njerëzvet e do t’e vrasën; po, një herë i vrarë, pas tri ditësh do të ngjallet”.

 

In quel tempo, un uomo si accostò a Gesù, si prostrò davanti a lui e disse: «Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».

Egli allora in risposta, disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando.

Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci».

Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: «Credo, aiutami nella mia incredulità».

Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: «Spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più». E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì.

E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto».

Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.

Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?».

Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Istruiva, infatti, i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà».

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Quarta Domenica di Quaresima

Quarta Domenica di Quaresima – Catechesi mistagogica

Siamo ormai quasi al termine del cammino quaresimale, e la prima lettura di oggi ci invita a guardare a Dio con uno sguardo rinnovato, soprattutto senza mai dubitare della Sua fedeltà.
Paolo, nella Lettera agli Ebrei, ci ricorda che Dio mantiene sempre le Sue promesse. Per questo ci invita ad avere pazienza, prendendo come modello Abramo: egli non solo credette, ma perseverò, e proprio grazie alla sua perseveranza vide compiersi la promessa di una discendenza numerosa, dalla quale sarebbe sgorgata una benedizione per tutte le genti.
Da questo episodio comprendiamo una certezza fondamentale: Dio non mente. Ciò che Egli promette, lo compie. L’unica cosa che spesso non comprendiamo sono i Suoi tempi – quei “tempi biblici” che sembrano sempre più lunghi delle nostre attese – e talvolta la realtà sembra perfino contraria rispetto alle nostre speranze. Ma la fedeltà di Dio non viene mai meno.
In un mondo in cui le promesse umane vengono infrante con facilità e la fiducia è spesso tradita, questa Parola è una roccia: Dio è fedele, non cambia, non si stanca mai di noi.
Per questo possiamo edificare senza timore la nostra vita sulla Sua Parola.
Abramo diventa così per noi un esempio forte e luminoso: ci insegna che la fede non è un automatismo, non è magia, non produce effetti immediati, ma è un atto di fiducia perseverante. Credere significa affidarsi a Dio anche quando i risultati non arrivano subito, anche quando tutto sembra fermo.
Non dobbiamo mai dubitare della Parola di Dio né cadere nella disperazione, perché – afferma Paolo – la speranza un’ancora sicura e salda per la nostra vita.
Come l’ancora trattiene una nave in mezzo alla tempesta, così la speranza cristiana dà stabilità al cuore nelle prove: non è un sentimento vago o una semplice euforia, ma la fiducia concreta in un futuro promesso da Dio e già iniziato in Cristo.
Quando attraversiamo le nostre tempeste – dubbi, malattie, fallimenti, solitudini – e ci sentiamo come barche sbattute dalle onde, possiamo aggrapparci a questa certezza: Dio è con noi. La Sua presenza non è un’illusione: è stabile, solida, reale.
A maggior ragione possiamo restare saldi perché Cristo è entrato per noi come precursore nel santuario del Padre.
Egli ci ha aperto una strada nuova, ci precede e intercede continuamente per noi.
Non solo è morto e risorto per la nostra salvezza, ma ci guida verso il cuore stesso di Dio.
Ecco perché Paolo ci invita ad essere saldi nella speranza: Dio è fedele, Cristo ci precede e ci sostiene, e la nostra speranza è più forte di ogni prova.
Quando ci sentiamo stanchi, confusi o tentati di arrenderci, ricordiamoci di questa parola: Abbiamo un’ancora. Non siamo alla deriva. Siamo nelle mani di un Dio che mantiene la Sua Parola.

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