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Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Quest’anno la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani ci invita a riflettere sull’importantissimo e ben noto testo del profeta Michea: ‘Quale offerta porteremo al Signore, al Dio Altissimo, quando andremo ad adorarlo? Gradirà il Signore migliaia di montoni e torrenti di olio? Gli daremo in sacrificio i nostri figli, i nostri primogeniti per ricevere il perdono dei nostri peccati? In realtà il Signore ha insegnato agli uomini quel che è bene, quel che esige da noi: praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio’ (6, 6-8).
 
Il libro del profeta Michea esorta il popolo a camminare in pellegrinaggio: ‘Saliamo sulla montagna del Signore, ed Egli ci insegnerà quel che dobbiamo fare e noi impareremo come comportarci (4,2). Di grande rilievo, dunque, è la sua chiamata: ‘camminare in questo pellegrinaggio, a condividere nella giustizia e nella pace, ove troviamo la vera salvezza’.
 
È verità indiscutibile che la giustizia e la pace ‘ ricorda il profeta Michea ‘, costituiscono una forte e salda alleanza fra Dio e l’umanità, attraverso cui si crea una società costruita sulla dignità, sull’uguaglianza, sulla fraternità e sul reciproco ‘svuotamento’ (kenosis) delle passioni. È poi incontestabile che la vera fede in Dio è inseparabile dalla santità personale, come anche dalla ricerca della giustizia sociale.
 
Al tempo della predicazione del profeta Michea il popolo di Dio doveva affrontare l’oppressione e l’ingiustizia di coloro che intendevano negare la dignità e i diritti dei poveri. Lo sfruttamento dei poveri era ‘ ed è ‘ un fatto reale: ‘Voi divorate il mio popolo. Lo spellate, gli rompete le ossa’, dice il profeta (3,3).
 
In modo simile, oggi, il sistema delle caste, con il razzismo e il nazionalismo, pongono severe sfide alla pace dei popoli, e in tanti paesi, altre caste, con diversi nome, negano l’importanza del dialogo e della conversazione, la libertà nel parlare e nell’ascoltare. A motivo di questo sistema delle caste, i Dalits, nella cultura indiana, ‘sono socialmente emarginati, politicamente sotto-rappresentati, sfruttati economicamente e soggiogati culturalmente’.
 
Noi, come seguaci del ‘Dio della vita e della pace’, del ‘Sole della giustizia’, secondo l’Innologia dell’Oriente Ortodosso, dobbiamo camminare nel sentiero della giustizia, della misericordia e dell’umiltà; realtà e tema di eccellente significato di attualità che saranno sviluppati con dinamismo della ‘X Assemblea generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese’, in programma nel 2013 a Busan, nella Corea del Sud.
 
‘Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace’ è il tema dell’Assemblea, e risuonerà come un forte appello a tutti i popoli a camminare insieme, comunitariamente, nel sentiero della giustizia che conduce alla vita e alla salvezza.
 
Dunque, la nostra salvezza dalla schiavitù e dall’umiliazione quotidiana più che semplicemente con riti solo formali, sacrifici e offerte (Mic 6, 7), richiede da noi il ‘praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio’ (6, 8).
 
Con chiarezza il profeta Michea mette in evidenza, da una parte, il rigetto dei rituali e dei sacrifici impoveriti dalla mancanza del senso della misericordia, dell’umiltà e della giustizia, e dall’altra dimostra l’aspettativa di Dio che la giustizia debba essere al cuore della nostra religione e dei nostri riti. È la volontà di Dio, il suo desiderio di procedere nel sentiero della giustizia e della pace, facendo quel che Dio esige da noi.
 
Giovanni Paolo II ha affermato che ‘qualsiasi espressione di pregiudizio, basata sulle caste, in relazione ai Cristiani, è una contro-testimonianza dell’autentica solidarietà umana, una minaccia alla genuina spiritualità e un serio ostacolo alla missione dei evangelizzazione della Chiesa’. Mentre il Papa Benedetto XVI proclama così: ‘Anche se nel mondo il male sembra sempre prevalere sul bene’, a vincere alla fine è ‘l’amore e non l’odio’, perché ‘più forte è il Signore, il nostro vero re e sacerdote Cristo, e nonostante tutte le cose che ci fanno dubitare sull’esito positivo della storia, vince Cristo e vince il bene’, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I ha dichiarato con fermezza: ‘Promuoviamo l’universalità della comunione e della collaborazione al posto dell’antagonismo’. In tale modo dichiarano anche gli altri Capi delle diverse Chiese e confessioni Cristiane.
 
La celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani è un vero e forte segno di amore e di speranza, di aiuto spirituale e morale, e l’unità dei Cristiani sarà un dono dello Spirito Santo.
 
Camminare umilmente con Dio significa anzitutto camminare nella radicalità della Fede, come il nostro padre Abramo, camminare in solidarietà con coloro che lottano per la giustizia e la pace, e condividere la sofferenza di tutti, attraverso l’attenzione, la cura e il sostegno verso i bisognosi, i poveri e gli emarginati. Infatti, camminare con Dio significa camminare oltre le barriere, oltre l’odio, il razzismo e il nazionalismo che dividono e danneggiano i membri della Chiesa di Cristo.
 
San Paolo afferma: ‘Con il battesimo, infatti siete stati uniti a Cristo e siete stati rivestiti di Lui come di un abito nuovo. Non ha più alcuna importanza l’essere ebreo o pagano, schiavo o libero, uomo o donna, perché uniti a Gesù Cristo, tutti voi siete diventati un solo uomo’ (Gal 3, 28).
 
Ogni uomo è ‘icona di Dio’, secondo la dottrina dei Santi Padri Greci della Cappadocia, e, conseguentemente, incontrandolo nella strada, incontriamo Cristo, e, servendolo, serviamo Lui, che ‘infatti, non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti’ (Mc 10, 45).
 
Amore e giustizia si incontrano e conducono alla salvezza, hanno la stessa origine e conducono alla vita eterna.
 
Il monaco Efrem il Siro, grande asceta dell’Oriente Ortodosso ed eccellente scrittore di preghiere mistiche, sottolinea: ‘Se amerai la pace trapasserai il grande mare della vita con serenità. Se amerai la giustizia troverai la vita eterna’, prospettiva che ci fa comprendere che la pace e l’unità sono piene solo se si fondano nella giustizia: ‘Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati’ (Mt 5, 6).
 
 

+ Mansueto Bianchi
 
 
Vescovo di Pistoia
Presidente Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il dialogo della CEI
Pastore Massimo Aquilante
 
Pastore Metodista Presidente Federazione Chiese Evangeliche in Italia
+ Metropolita Gennadios
 
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e di Malta ed Esarca per l’Europa Meridionale
 
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Domenica 20 gennaio 2013, alle ore 10.50, su RAI 1, Divina Liturgia dalla Cattedrale di Lungro.

In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2013,
 
Domenica 20 gennaio, alle ore 10.50, su RAI 1,
 
sarà trasmessa la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo
 
dalla Cattedrale di San Nicola di Mira in Lungro.
 
Presiede S.E. Mons. Donato Oliverio, Vescovo di Lungro,
 
concelebrano il Vicario Generale Protopresbitero Pietro Lanza, Papàs Raffaele De Angelis, Economo Diocesano, Papàs Vincenzo Carlomagno e Papàs Arcangelo Capparelli.
 
Cerimoniere: Papàs Andrea Quartarolo.
 
I canti liturgici saranno eseguiti dal Coro della Cattedrale diretto da Papàs Gabriel Otvos.
 
 
 
 
(Per chi non avesse visto la trasmissione in diretta  o la volesse rivedere ci si può collegare al seguente sito:
 
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P. Olivier Raquez

sabato 15 dicembre 2012




Carissimi vescovi, sacerdoti, diaconi ed amici del Pontificio Collegio Greco: Ieri, venerdì 14 dicembre è deceduto nel suo monastero di SintAndries in Belgio il Rv P. Olivier Raquez. Sin dal 1952 fù spirituale, vice rettore, pro rettore ed infine rettore del nostro Pontificio Collegio Greco dal 1969 al 1995, anno in cui venne nominato rettore del Collegio Pio Romeno sino al 2005. In questo momento, nella tristezza della sua dipartita, ringrazio il Signore per l’esempio che in P. Olivier ci ha dato di uomo di Dio, padre ed amico.
 
Lo raccomando alla preghiera di tutti, affinché il Signore gli conceda il riposo e lo accolga nel luogo della luce.
 
 
Archimandrita Manel Nin O.S.B.
 
 
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Festa di San Nicola di Mira, Patrono della Eparchia di Lungro. I Centenario dell’Indipendenza dell’Albania

Mercoledì 5 Dicembre, nella Cattedrale di San Nicola di Mira in Lungro, gremita in ogni ordine di posto,
 
durante l’ufficiatura del Vespro con Artoclasia (Benedizione dei Pani)
 
per la Festa di San Nicola di Mira, Patrono del Paese di Lungro e dell’intera Eparchia degli italo-albanesi dell’Italia Continentale,
 
S.E. Mons. Donato Oliverio, IV Vescovo della Eparchia,
 
ha rivolto un messaggio augurale all’Albania
 
in occasione del I Centenario dell’Indipendenza.
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Confesso la mia fede

 

 

 
Carissimi,
 
‘Con sapienza stiamo attenti’, dopo questo solenne invito diaconale, si procede alla proclamazione del ‘Credo’. Così in ogni Divina Liturgia faccia­mo vivente memoria della nostra fede, trasmessa a noi dai Padri, confessata nel Battesimo, roccia che fonda la casa per resistere alle tempeste della storia e della vita.
 
         Su questa fede si fonda il Regno di Dio annunciato, promesso, realizzato nei santi segni ed in attesa di pienezza.
 
Il simbolo della nostra fede ha in sé tutta la legge ed i profeti, tutta la predicazione del Cristo e degli Apostoli, tutta l’esperienza vissuta e testimoniata dei Martiri.
 
È il faro acceso nella notte del dubbio e del peccato, è il porto sicuro per coloro che vacillano nella vita in cerca di salvezza, è la lampada splendente che guida i passi di quelli che hanno scelto Cristo come luce del mondo.
 
Ecco perché la nostra Eparchia ha scelto il Simbolo Niceno-Costantinopolitano come riferimento all’ Anno della Fede che Papa Benedetto XVI ha promulgato per tutte le Chiese nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II.
 
Il modello proposto si è ispirato ad una antica icona russa del XVIII secolo, rivista in chiave moderna.
 
Secondo quanto stabilito dalle Dichiarazioni e Decisioni della I As­semblea Eparchiale di Lungro, VII, 37/4: ‘Valorizzare strumenti catechistici adeguati, già editi, emanati dalla tradizione bizantina e in prospettiva crear­ne di nuovi, sempre nell’ottica orientale (catechismo, spiegazione delle liturgie e dei sacramenti, ecc.), si vuole, con questo sussidio, offrire uno strumento catechetico in ottica orientale e che metta al centro la Parola di Dio, i Padri, i Dottori ed i testi che hanno importanza per la Chiesa, come è stabilito dal II Sinodo Intereparchiale al capitolo III, numero 126: ‘Nella preparazione dei testi per le catechesi sia fonte ispiratrice la Parola di Dio, con riferimenti anche ai Padri, ai Dottori della Chiesa e ai testi che hanno importanza per la Chie sa […] Redigere specifici catechismi, per fasce di età, attinenti alla tradizione bizantina con ampi riferimenti alla liturgia, alla teologia e alla spiritualità, corredati da raffigurazioni iconografiche’.
 
         È il nostro contributo secondo le peculiarità della tradizione che viviamo e che ci rende compagni di viaggio di tanti nostri fratelli nel mondo.
 
         Con questo sussidio si vuoIe fornire ai ragazzi una mistagogia ed una
catechesi.
 
Per coloro che professano ogni domenica la propria fede sarà un moti­vo di approfondimento, una scoperta esperienziale della loro vita di cristiani; per altri un primo annuncio che possa favorire la chiamata alla fede insieme a tutta la loro famiglia.
 
Il fatto di avere un testo iconografico “scritto” con i colori, secondo la tradizione orientale, manifesta il nostro “specifico” che vuole la verità unita alla bellezza come componente essenziale della fede e della contemplazione dei misteri della salvezza.
Consegnando questo testo ai nostri mistagoghi e catechisti siamo sicuri di fornire materiale prezioso per il loro servizio alla Parola e nel contempo un modello tipicamente orientale di introduzione alla fede.
 
Lungro, 11 ottobre 2012
 
+ Donato Oliverio, Vescovo
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L’Azione Cattolica Diocesana in visita dal Vescovo per la benedizione delle tessere associative per il 2013

L’Azione Cattolica Diocesana, guidata dalla Presidente diocesana, Prof.ssa Domenica Martino, validamente circondata dai Presidenti delle sedi parrocchiali, ha chiesto udienza al Vescovo per la benedizione delle tessere associative per il 2013 e per la consegna delle medesime da parte del Vescovo ai singoli Presidenti parrocchiali.
 
 
S.E. ha accolto con cuore aperto e gioioso la bella rappresentanza di fedeli e li ha esortati ad essere membri attivi delle Parrocchie nelle quali sono inseriti e di agire come il sale per dare sapore alle situazioni della vita.
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15° Incontro dei vescovi cattolici di rito orientale – Zagabria 22-25 novembre 2012

UFFICIO STAMPA
St. Gallen, il 26 novembre 2012
Insieme in Cristo nell’Anno della fede
15° Incontro dei vescovi cattolici di rito orientale
Zagabria-Kri’evci, Croazia, 22-25 novembre 2012
L’incontro annuale dei vescovi cattolici orientali in Europa ha radunato quest’anno a Zagabria – Kri’evci (Croazia) circa 60 partecipanti tra vescovi ed esperti, su invito del vescovo di Kri’evci, Mons. Nikola Kekić e sotto il patrocinio del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE). Al centro dei loro lavori, i vescovi hanno approfondito il contributo specifico delle Chiese cattoliche di rito orientale alla missione comune e universale della Chiesa alla luce del Concilio Vaticano II, della Nuova Evangelizzazione e dell’Anno della fede. Nel corso dei lavori, i vescovi hanno voluto ringraziare il Santo Padre per il suo continuo sostegno affinché la tradizione liturgica, teologica e culturale delle Chiese orientali cattoliche sia conosciuta e stimata quale ricchezza spirituale per tutta la Chiesa.
E’ con una messa secondo il rito latino presieduta dal cardinale Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria e che ha visto la partecipazione del Nunzio Apostolico in Croazia, mons. Vito D’Errico che si è aperto nella capitale croata l’incontro annuale dei vescovi cattolici di rito orientale. ‘Vogliamo con ciò dimostrare l’Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa, con a capo il Papa di Roma’, ha ricordato mons. Nikola Kekić, vescovo di Kri’evci, che ospita l’incontro. A porre l’accento sul legame che unisce la Croazia con le altre tradizioni orientali dell’Europa è stato l’uso, nella parte centrale della messa, dell’antica lingua croata-glagolitica, una forma di vetero-croato apparentato al più antico alfabeto slavo creato dai santi fratelli missionari Cirillo e Metodio che ebbero un importante ruolo nell’opera di evangelizzazione nel corso del IX secolo dei popoli slavi.
La Chiesa greco-cattolica di Kri’evci
L’incontro si svolge quest’anno in Croazia in occasione dei 400 anni della rinnovata unione della Chiesa greco-cattolica croata con la sede apostolica di Roma sancita e conosciuta come unione di Marča.
L’eparchia di Kri’evci è una sede suffraganea dell’arcidiocesi di Zagabria. La sede eparchiale è la città di Kri’evci (circa 40 km da Zagabria), dove si trova la cattedrale della Santissima Trinità. Attualmente il suo territorio è suddiviso in 44 parrocchie. Un tempo aveva giurisdizione sui territori della Jugoslavia (Croazia, Serbia, Macedonia, e Bosnia Erzegovina). Dopo la formazione delle repubbliche indipendenti da quella che era stata la Jugoslavia, nel 2001 fu fondato un esarcato apostolico separato per i greco-cattolici in Macedonia; nel 2002 fu creato un altro esarcato con giurisdizione sulla Serbia e Montenegro. Oggi, la giurisdizione del vescovo di Kri’evci si estende sui greco-cattolici di Croazia, Bosnia e Erzegovina e Slovenia. Si tratta di tre nazioni con te popoli (Croati, Ucraini e Rusini) corrispondenti a tre tradizioni: quella croata, quella galiziana (ucraina) e quella di Mukachevo. L’eparchia consta di circa 22.000fedeli.
In apertura dei lavori, con messaggio indirizzato ai partecipanti, il cardinale Péter Erdő, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), l’organismo episcopale continentale che da anni patrocina la riunione, ha ribadito l’importanza di simili incontri ‘affinché essi continuino a realizzarsi come luogo di comunione e di testimonianza di fede’ e ha sottolineato l’impegno comune affinché le tradizioni delle Chiese cattoliche di rito orientale ‘siano più conosciute e amate dai fedeli e dal clero di tutto il mondo’.
Il contributo dei padri conciliari orientali al Concilio Vaticano II
Nell’anno in cui la Chiesa ricorda il 50mo anniversario dall’apertura del Concilio Vaticano II, i partecipanti si sono interrogati sul contributo dei padri conciliari orientali al Concilio con l’ausilio di Mons. Dimitrios Salachas, esarca apostolico (vescovo) per i cattolici di rito bizantino in Grecia. Su 2200 padri sinodali, oltre 200 erano vescovi cattolici orientali. Il loro contributo è stato vasto, sia nella fase preparatoria che nella discussione e redazione di numerosi documenti conciliari, ma reperibile in particolare in due decreti l’Orientalium Ecclesiarum, sulla natura e la missione delle Chiese orientali, e l’Unitatis Redintegratio, il documento sul dialogo con le altre chiese cristiane: entrambi ispirati dalla costituzione dogmatica Lumen Gentium (uno dei 4 documenti base del rinnovamento della Chiesa cattolica del XXmo secolo che è anche alla base del Codice dei canoni delle Chiese orientali).
A Zagabria, i vescovi cattolici orientali si sono interrogati sull’applicazione delle indicazioni conciliari nelle rispettive Chiese e sulle direttive che regolano il rapporto tra la Chiesa di rito latino e le Chiese cattoliche orientali.
Quale applicazione trova la riflessione sull’origine apostolica delle Chiese orientali e delle Chiese patriarcali in particolare (cfr. Lumen Gentium, 23), oggi nella Chiesa Cattolica? Quale ruolo hanno le chiese orientali nel dialogo ecumenico, in particolare con le Chiese ortodosse (cfr. Unitatis Redintegratio)? E come si esplicita oggi in Europa la sollecitudine pastorale dei vescovi di rito latino che accolgono nelle loro diocesi comunità sempre più crescenti di fedeli di rito orientale? Qual è il ruolo delle chiese orientali in diaspora? Insomma, i vescovi presenti nella capitale croata si sono chiesto quale fosse il ruolo delle chiese orientali nella ‘cattolicità’ (universalità) della Chiesa a 50 anni del concilio e come meglio evidenziare questo contributo, nella consapevolezza che permane una certa ignoranza nella stessa chiesa cattolica circa le tradizioni liturgiche, teologiche e culturali delle Chiese orientali.
La legislazione delle Chiese orientali dopo il Concilio Vaticano II
Particolarmente apprezzato è stato il contributo di Mons. Cyril Vasil’, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, che ha ripercorso a grandi linee il processo che ha portato alla realizzazione del Codice dei canoni delle Chiese orientali, pubblicato nel 1990 e l’attenzione alle Chiese orientali in documenti successivi.
Il Codice costituisce un unicum nella storia della Chiesa. E’ la prima volta che le Chiese orientali hanno un corpus di norme basato su canoni antichi e promulgato dal Sovrano Pontefice. Il Codice è frutto di un intenso lavoro di raccolta delle fonti, ossia della legislazione particolare delle singole chiese orientali, e di un lungo processo di riflessione che aveva già portato ad una prima forma di Codice, mai pubblicato, perché si era preferito attendere i risultati che la riflessione dell’imminente Concilio vaticano II avrebbe portato. Nel 1972, l’idea di un codice specifico per le Chiese orientali viene ripresa e venne istituita una speciale commissione con il compito di elaborare alcune Linee guida per la realizzazione del futuro codice. Queste stesse linee, insieme al Codice dei canoni per le Chiese Orientali, sono diventate anche punti di riferimento per alcuni documenti post-conciliari specie inerenti alla dimensione ecumenica o alla pastorale degli emigrati.
Nel corso dell’incontro, l’assemblea ha voluto esprimere la propria gratitudine a Mons. Vasil’ e alla Congregazione per le Chiese orientali, per il delicato compito di mediazione nel vigilare che la Chiesa possa esprimere al meglio la sua ‘cattolicità’ nella sua missione di annuncio del Vangelo anche di fronte alle complicazioni che possono sorgere nella convivenza di varie tradizioni ecclesiali e rituali nello stesso territorio.
Il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione e le Chiese cattoliche orientali
Il vescovo di Oradea-Mare (Romania), mons. Virgil Bercea, che ha partecipato all’ultimo Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, ha condiviso con i partecipanti la sua esperienza sinodale personale mettendo in luce il contributo dei padri sinodali orientali alla discussione. Il Sinodo dell’ottobre scorso è stato un momento di discernimento comunitario finalizzato a individuare gli stimoli adeguati per rispondere alla sfida dell’annuncio di Cristo nell’attuale contesto socio-culturale. Il contributo specifico alla nuova evangelizzazione delle chiese orientali passa anzitutto attraverso la fedeltà al ‘modello di evangelizzazione cirillo-metodiano’ caratterizzato da un annuncio del Vangelo improntato e nutrito da una forte spiritualità, una liturgia in lingua volgare e la fedeltà al Sommo Pontefice. Ad esso si aggiunge la testimonianza, il martirio, di tanti vescovi, sacerdoti e fedeli laici, che appare oggi come un dono di fronte alla crisi antropologica che rende spesso l’uomo moderno incapace di giustificare se stesso e l’orientamento della propria esistenza. Anche, le Chiese cattoliche orientali si sentono confrontati a questi fenomeni globali specie perché toccano molti dei loro fedeli immigrati ponendo così alle loro rispettive Chiese, questioni pastorali inedite che necessitano soluzioni adeguate e originali.
Il Catechismo della Chiesa greco-cattolica Ucraina
Nel corso dell’incontro Sua Beatitudine Svjatislav ‘evčuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica d’Ucraina, ha presentato il Catechismo ‘Cristo nostra Pasqua’, il ‘libro’ con il quale la Chiesa propone il suo insegnamento sulla fede e la sua morale. E’ la prima volta nella storia della Chiesa greco-cattolica ucraina che essa dispone di un catechismo proprio. Il catechismo è frutto di 10 anni di lavoro ed ha coinvolto l’insieme della Chiesa greco-cattolica. E’ una risposta all’invito stesso del Catechismo della Chiesa Cattolica, di cui ricorre quest’anno il 20mo anniversario dalla pubblicazione, e che contemplava la possibilità, per le chiese locali, di dotarsi di un catechismo adeguato alle esigenze e alla realtà locale. Per Sua Beatitudine, compito del catechismo appena realizzato è quello di aiutare i fedeli greco-cattolici ucraini a conoscere meglio la fede in Cristo ed incarnarla più profondamente nella propria vita; custodire e sviluppare la tradizione cristiana di San Vladimiro; testimoniare il nesso fra la tradizione cristiana di Kiev e il cristianesimo universale (cattolico); e infine, rinnovare e consolidare nella fede, nella tradizione orientale cattolica e nell’unità, i fedeli greco-cattolici ucraini. Il catechismo è stato tradotto in italiano ed inglese, mentre sono in corso di traduzioni le versioni portoghese e spagnole.
Sabato 24 novembre, i partecipanti hanno incontrato in udienza privata il Presidente della Repubblica di Croazia,Sua Eccellenza il sig. Ivo Josipović, che ha messo in rilievo il contributo della Chiesa greco-cattolica croata nella vita dell’attuale società croata. Nel pomeriggio si sono recati in pellegrinaggio presso il santuario nazionale della ‘Madre di Dio’ a Marija Bistrica.
I lavori si sono conclusi domenica 25, con la celebrazione della divina liturgia nella cattedrale greco-cattolica della Santa Trinità a Kri’evci, e trasmessa in diretta dalla Televisione Nazionale Croata.
I lavori si sono svolti in un clima di cordialità e di amicizia, e sono stati arricchiti da momenti di preghiera e dalla celebrazione quotidiana dell’Eucarestia con la comunità greco-cattolica locale e con quella di rito latino. La liturgia, sempre molto curata e partecipata, ha permesso che le parole scambiate nell’incontro fossero anche espressioni di un’esperienza vissuta. Particolarmente apprezzata è stata l’accoglienza di mons. Nikola Kekić, vescovo di Kri’evci e del cardinale Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria.
L’incontro 2013 si svolgerà in Slovacchia a Ko’ice, che l’anno prossimo sarà capitale europea della cultura, dall’17 al 20 ottobre in occasione dei 1150 anni della missione dei Ss. Cirillo e Metodio nel paese e su invito di mons. Milan Chautur, vescovo di Ko’ice.
Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) include le attuali 33 Conferenze Episcopali Europee, rappresentate dai loro Presidenti, dagli Arcivescovi del Lussemburgo e del Principato di Monaco, dall’Arcivescovo di Cipro dei Maroniti, dal Vescovo di Chişinău (Rep. Moldova) e dal Vescovo eparchiale di Mukachevo. L’attuale presidente è il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Primate d’Ungheria, i Vicepresidenti sono il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova, e Mons. Józef Michalik, Arcivescovo di Przemyśl, Polonia. Il Segretario Generale del CCEE è Mons. Duarte da Cunha. Il Segretariato ha sede a San Gallo (Svizzera). www.ccee.eurocathinfo.eu
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