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Vicario Generale della Diocesi di Lungro

5 febbraio Sant’Agata martire

Nella Sicilia del III secolo, la storia di Agata si dipana fra Catania e Palermo, le due città che si contendono i natali della martire. Leggendo la sua “Passio”, pare si possa desumere che la fanciulla sia nata nel 235 alle falde dell’Etna, da una nobile e ricca famiglia. È ancora adolescente quando manifesta la volontà di consacrarsi a Dio, e con il rito della velatio riceve dal suo vescovo il flammeum, il velo rosso portato allora dalle vergini consacrate. La tradizione la descrive anche diaconessa, dedita al servizio per la comunità cristiana. Nel 250 l’editto dell’imperatore Decio contro i cristiani scatena una dura persecuzione e a Catania ad applicarlo duramente è lo spietato proconsole Quinziano, che s’invaghisce di Agata.

 

La giovane fugge a Palermo, ma viene ritrovata e riportata a Catania. Condotta da Quinziano, rifiuta di abiurare. Il proconsole, allora, deciso ad attentare alla verginità della fanciulla, la affida ad una cortigiana di facili costumi, Afrodisia, per farla educare alle arti amatorie. Agata rimane fedele a Cristo, sicché viene riconsegnata a Quinziano che decide di sottoporla a processo. Gli Atti del Martirio di Sant’Agata riportano i colloqui. “Di che condizione sei tu?” chiede Quinziano ad Agata che risponde: “Non solo nata libera, ma di nobile famiglia”. E Quinziano: “E se attesti di esser libera e nobile, perché mostri di vivere e vestire da schiava?”. “Perché sono serva di Cristo” ribatte Agata. E ancora Quinziano: “Ma se sei veramente libera e nobile, perché volerti fare schiava?”. E Agata: “La massima libertà e nobiltà sta qui: nel dimostrare di essere servi di Cristo”. Ribatte Quinziano: “E che perciò? Noi che disprezziamo la servitù di Cristo e veneriamo gli dei non abbiamo libertà?”. “La vostra libertà vi trascina a tanta schiavitù, che non solo vi fa servi del peccato, ma anche vi sottomette ai legni e alle pietre” afferma Agata. Di fronte a queste parole Quinziano esorta ancora una volta Agata a rinnegare Cristo e per indurla a riflettere la fa condurre in carcere. Ma il giorno successivo, di fronte al nuovo diniego della giovane, stabilisce che venga sottoposta ai supplizi. Furibondo nel vederla affrontare le pene con coraggio, Quinziano comanda che venga torturata alle mammelle e che le vengano strappate. Agata viene riportata in carcere dolorante e sanguinante, ma nella notte le appare San Pietro che la risana. Riportata in tribunale Agata rifiuta ancora una volta di adorare gli dei e dichiara di essere stata guarita da Gesù Cristo. Furibondo per il coraggio della ragazza nonostante le torture, Quinziano decreta per lei i carboni ardenti, avvolta solo dal suo velo rosso da sposa di Cristo.

 

“Mentre l’ordine veniva eseguito, subito il luogo, dove il santo corpo veniva rivoltato fu scosso … anche tutta la città di Catania fu scossa dalla veemenza del terremoto. Perciò tutti corsero al tribunale del giudice e cominciarono a tumultare grandemente, perché tormentava con empi strazi la santa serva di Dio, e per questo tutti si trovavano in grave pericolo”. Agata, col suo velo rimasto integro, viene tolta dalle braci ed “entrata poi nuovamente nel carcere, allargò le sue braccia al Signore, e disse: ‘Signore che mi hai creato e custodito dalla mia infanzia, e che nella giovinezza mi hai fatto agire virilmente, che togliesti da me l’amare del secolo, che preservasti il mio corpo dalla contaminazione, che mi facesti vincere i tormenti del carnefice, il ferro, il fuoco e le catene, che mi donasti fra i tormenti la virtù della pazienza; ti prego di accogliere ora il mio spirito, perché è già tempo che io lasci questo mondo per tuo comando e giunga alla tua misericordia’. Dette queste parole alla presenza di molti, a voce spiegata, rese lo spirito”. Era il 5 febbraio dell’anno 251.

 

 

Raccontano ancora gli Atti del Martirio: “Dopo un anno … il monte Etna eruttò un grande incendio, e come un fiume ardente così il fuoco impetuoso, liquefacendo e pietre e terra, veniva alla città di Catania”. In tanti si recano allora al sepolcro di Agata per chiedere la sua intercessione e il suo velo viene posto dinanzi alla colata lavica. Miracolosamente la lava si arresta. La fama del prodigio fa di Agata la patrona di Catania. Il suo culto nasce già ad un anno dal suo martirio e si diffonde rapidamente ovunque. Le sue reliquie sono conservate a Catania nel duomo a lei dedicato.

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Giovedì 5 febbraio 2026

Vangelo di San Marco (capitolo 15, versetti dal 1 al 15)

 

15 1E menatet njize kryepriftrat, bashkë me pleqtë e skribët e sinedri i tërë, ture mbajtur këshill, si e lidhëtin Jisuin, e qelltin e ja dhanë Pilatit. 2E Pilati e pyejti: “Ti je rregji i Judhinjvet?”. Dhe ai ju përgjegj e i tha: “Ti vet e thua”. 3Ndërkaq krerët e priftravet e ngalesjin për shumë shërbise. 4Pilati njetër herë e pyejti: “S’përgjegje faregjë? E sheh për sa shërbise të ngalesin?”. 5E Jisui s’ju përgjegj fare më gjë, ashtu çë Pilati qëndroi i marmarostë.

6Për festën Pilati i lëj të lirë atyre një filaqir çë lypjin ata. 7Një, çë thërrisjin Barabë, ish në filaqi bashkë me kryengritësit, të cilët, në trubullirë, kishin vrarë një njeri. 8E gjindja, çë kish vatur atjè, zu e i lypi Pilatit atë çë ai kish zakon t’i jip atyre. 9Ahiera Pilati ju përgjegj atyre: “Doni të ju lë të lirë juve rregjin e Judhinjvet?”. 10Sepse dij se për zili kryepriftrat ja kishin dhënë ndër duar. 11Kryepriftrat shtyjtin gjindjen se t’i lëj të lirë atyre më shpejt Barabën. 12Pilati u përgjegj papà e i tha atyre: “Ç’kam t’i bënj pra atij çë ju thërritni rregji i Judhinjvet?”. 13E ata njetër herë thërritëtin: “Vëre mbë kryq!”. 14Po Pilati i thoj atyre: “Ç’lig bëri?”. Dhe ata thërritëtin më fort: “Vëre mbë kryq!”. 15E Pilati, sepse doj të qetësonij gjindjen, i lëshoi atyre Barabën, dhe Jisuin, pra çë bën e e rrahtin me fërshërë, ja dha atyre ndër duar se t’e vëjin mbë kryq.

 

151 E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. 2Pilato gli domandò: “Tu sei il re dei Giudei?”. Ed egli rispose: “Tu lo dici”. 3I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. 4Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: “Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!”. 5Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
6A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. 7Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. 8La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. 9Pilato rispose loro: “Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?”. 10Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. 11Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. 12Pilato disse loro di nuovo: “Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?”. 13Ed essi di nuovo gridarono: “Crocifiggilo!”. 14Pilato diceva loro: “Che male ha fatto?”. Ma essi gridarono più forte: “Crocifiggilo!”. 15Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

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ANNO GIUBILARE DI SAN FRANCESCO D’ASSISI – Reliquie in Eparchia dal 26 al 28 febbraio 2026

Si terrà dal 10 gennaio 2026 fino al 10 gennaio 2027, l’Anno speciale in occasione dell’Ottavo Centenario della morte del Santo d’Assisi.

Questo Anno speciale sproni tutti noi, ciascuno secondo le proprie possibilità, ad imitare il poverello, a formarci per quanto possibile sul modello di Cristo, a non vanificare i propositi dell’Anno Santo appena trascorso.

Tre giornate speciali di fede e spiritualità attendono le Comunità di San Cosmo Albanese, Lungro – Chiesa Cattedrale, Civita e San Benedetto Ullano: dal 26 al 28 febbraio p.v., le quattro Parrocchie accoglieranno le Reliquie di San Francesco d’Assisi.

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8 febbraio 2026 Giornata Diocesana della Vita Consacrata

XXX GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA
Domenica 8 febbraio 2026
L’incontro con Cristo è il cuore della vita consacrata, un incontro reale e quotidiano con Gesù che dà gioia e pace. Le consacrate sono chiamate a essere “alba della Chiesa”, testimoniando la luce di Dio anche dove altri vedono il buio.
Quest’anno tutte le Religiose, Piccole Operaie dei Sacri Cuori e Suore Basiliane Figlie di Santa Macrina, della nostra Eparchia sono invitate a San Cosmo
Albanese, nella Chiesa Parrocchiale “Santi Pietro e Paolo”, Domenica 8 febbraio p.v. alle ore 10,30 per la celebrazione della Divina Liturgia, in occasione della Giornata Diocesana della Vita Consacrata.
Dopo la Divina Liturgia ci ritroveremo per un momento di agape fraterna.

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4 Febbraio Sant’Isidoro Pelusiota

Nacque probabilmente ad Alessandria d’Egitto. Molto giovane, volendo imitare lo stile di vita di san Giovanni Battista nel deserto, rinunciò alle sue ricchezze e entrò in monastero. In seguito, dopo aver ricevuto l’ordinazione presbiterale, divenne abate di un monastero nei pressi di Pelusio, sempre in Egitto, divenne famoso per la perfezione cristiana che contraddistinse la sua vita.

Dal suo epistolario redatto in un greco elegante e raffinato, di cui restano oltre duemila esemplari, apprendiamo i suoi rapporti con il patriarca san Cirillo di Alessandria che fu un suo grande ammiratore. In questi scritti si rivela un grande diplomatico, molto erudito in teologia e sempre pronto a elargire i suoi consigli sulle pietà, la prudenza e l’umiltà. Da essi apprendiamo anche il suo desiderio di imitare il grande santo del mondo bizantino, Giovanni Crisostomo.

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Mercoledì 4 febbraio 2026

Marco 14,43-15,1

 

14 – 43E mbjatu, si ai folnij, vjen Judha Iskarjot, një ndër Dymbëdhjetët, e bashkë me ’të shumë gjindë me thikë e me drunje, nga ana e kryepriftravet, të skribëvet dhe të pleqëvet. 44E ai çë e tradhëtonij i kish dhënë atyre këtë shëngj: “Atë çë të puthënj u, ai është: zënie e qèllnie me kujdes të madh”. 45E si erdhi, ju qas shpejt atij e i tha: “Rabì” dhe e puthi. 46Ata i vunë duart ngrah dhe e rrëmbyen. 47E një ndër ata çë gjëndëshin atje përpara, si shkuli shpatën, i ra shërbëtorit të kryepriftit e i preu veshin. 48E Jisui u përgjegj e i tha atyre: “Si kundër njëi kusari kini ardhur me thikë e drunje se të më zëjit; 49ngadita isha në mes të juve te tempulli ture mësuar e ju s’më kini zënë. Po le të bëhen Shkrimet”. 50E gjithë ahiera e lanë atë e iktin. 51Po një trimth i vej pas, i pështjellë vetëm me një sindon, dhe e rrëmbyen. 52Po ai, si lëshoi sindonin, pështoi xheshur.

53E qelltin Jisuin tek kryeprifti, e atjè u mblodhëtin gjithë krerët e priftravet, e pleqtë e skribët. 54E Pjetri prej së larg i kish vatë pas atij njera mbrënda tek vali i shpisë së kryepriftit; e rrij ulur me shërbëtorët e ngrohej afër zjarrit. 55Kryepriftrat pra, e sinedri i tërë, kërkojin kundër Jisuit martrì se t’e vrisjin, e s’i gjetëtin 56sepse shumë bëjin martrì të rreme kundër atij, dhe martritë e tyre nëng përputhëshin. 57E dica u ngrenë e bëjin martri të rreme kundër atij, e thojin: 58“Na e gjegjëtim atë çë thoj: U dërmonj këtë tempull të stisur me duar e tek tri ditë do të stisënj njetër të bërë jo me duar njeriu”. 59Po edhe kjo martri e tyrja nëng ish e vërtetë. 60Ahiera kryeprifti u ngre në mes të mbledhjes e pyejti Jisuin ture i thënë: “S’përgjegje faregjë? Ç’martrì bëjën këta kundër teje?”. 61Po ai rrij qet e s’përgjegjej faregjë. Njetër herë kryeprifti e pyejti e i tha: “Je ti Krishti, i Biri i të Bekuarit?”. 62Jisui tha: “U jam!

E do të shihni të Birin e njeriut

ulur nga e djathta e Fuqisë

dhe çë vjen me retë e qiellit”.

63Ahiera kryeprifti, tue shqerrë të veshurat e tija, tha: “Ç’na duhen më martri? 64Ju e gjegjëtit mallkimin: ç’ju duket?”. Gjithë e gjykuan ftesor për vdekje.

65Ahiera dica zunë e i pështyjtin ngrah, i mbulojin çerën, i jipjin grushte dhe i thojin: “Profetizò kush qe!”. Ndërkaq shërbëtorët i bijin.

66E si Pjetri gjëndej poshtë tek vali i shpisë, vjen një shërbëtore e kryepriftit. 67E si pa Pjetrin çë ngrohej, e ruajti e i tha: “Edhe ti ishe bashkë me Jisu Nazarenin”. 68Po ai mohoi e tha: “Nëng e di dhe s’e marr vesh çë do të thuash”. Dolli prandaj jashtë valit e gjeli këndoi. 69Dhe shërbëtorja, si e pa, zu njetër herë e i tha atyre çë rrijin atje: “Ky është një ndër ata”. 70Po ai mohoi njetër herë. E, pas pak, njetër herë ata çë rrijin atje i thanë Pjetrit: “Me të vërtetë ti je një ndër ata, sepse je Galilé”. 71Po ai zu e vu nëmë dhe muar bé: “Nëng e njoh atë burr çë ju thoni”. 72Dhe gjeli mbjatu këndoi për të dytën herë. E u kujtua Pjetri për fjalën çë i kish thënë atij Jisui: “Parë se të këndonjë gjeli dy herë, ti më nigon tri herë”. E plasi mbë të qarë.

15  1E menatet njize kryepriftrat, bashkë me pleqtë e skribët e sinedri i tërë, ture mbajtur këshill, si e lidhëtin Jisuin, e qelltin e ja dhanë Pilatit.

 

14 – 43E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta”. 45Appena giunto, gli si avvicinò e disse: “Rabbì” e lo baciò. 46Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. 47Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. 48Allora Gesù disse loro: “Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. 49Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!”.
50Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. 51Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. 52Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

53Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco.
55 I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. 56Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. 57Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: 58″Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo””. 59Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. 60Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”. 61Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?”. 62Gesù rispose: “Io lo sono!

E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo”.

63Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: “Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?”. Tutti sentenziarono che era reo di morte.
65Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: “Fa’ il profeta!”. E i servi lo schiaffeggiavano.
66Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote 67e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: “Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù”. 68Ma egli negò, dicendo: “Non so e non capisco che cosa dici”. Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. 69E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: “Costui è uno di loro”. 70Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: “È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo”. 71Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quest’uomo di cui parlate”. 72E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: “Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai”. E scoppiò in pianto.

151 E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato.

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Venerdì 30 gennaio 2026

Vangelo di San Matteo, capitolo 5, versetti dal 14 al 19

 

14Ju jini drita e jetës: s’mund të fshehet një qytet i vënur mbi një mal, 15as dhezin hilnarin dhe e vënë nën menxën po mbi kandëllìerin, se t’i bënjë dritë gjithëve atyre çë janë te shpia. 16Kështu shkëlqeftë drita juaj përpara njerëzvet, se të shohin veprat tuaja të mira dhe të lavdërojën Atin tuaj çë është ndër qiejt. 17Mos mendoni se u erdha të shkatërronj ligjën ose profitët: s’erdha të shkatërronj po të plotësonj. 18Sepse me të vërtetë ju thom juve: njera sa të shkonjë qielli e dheu, një jotë ose një korrovì s’do të bjerë nga ligja, njera sa të bëhen të gjitha. 19Ai pra çë shkeltë një ndër këto ligjë më të vogla e t’ja mësoftë kështu njerëzvet, ai do të jetë thërritur më i vogël te rregjëria e qiejvet; po ai çë i bëftë edhe i mësoftë do të jetë thërritur i madh tek rregjëria e qiejvet.

 

14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

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30 gennaio venerdì

La Sinassi dei Tre Santi Gerarchi

Nella Chiesa Orientale i santi Giovanni Сrisostomo, Basilio Magno e Gregorio Teologo che vissero nel IV secolo sono tra i più venerati Padri della Chiesa per il loro contributo allo sviluppo della teologia, in particolare l’istituzione del dogma della Santissima Trinità, il culto eucaristico, l’organizzazione della Chiesa. I Santi Padri Cappadoci furono uniti nello zelo apostolico per la purità della fede e la salvezza delle anime. Inoltre sono considerati gli autori delle tre liturgie più popolari.

La celebrazione della festa della Sinassi dei Padri Cappadoci: Basilio il Grande, Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo (Μνήμη τῶν ἐν Ἁγίοις Πατέρων ἡμῶν καὶΟἰκουμενικῶν Διδασκάλων Βασιλείου τοῦ Μεγάλου, Γρηγορίου τοῦ Θεολόγου καὶ Ἰωάννου τοῦ Χρυσοστόμου) si iniziò ai tempi dell’imperatore bizantino Alessio Comneno (1081 – 1118), quando a Costantinopoli sorse una disputa che provocò la divisione tra le persone, che celebravano di più San Basilio il Grande, caratterizzandolo come un genio e dal grande carattere e considerandolo superiore, ed altri che collocavano più in alto il santo Crisostomo, superiore a Basilio Magno e a Gregorio e quelli che reputavano Gregorio il Teologo più venerabile di Basilio e di Crisostomo. Ma, secondo la tradizione, nel 1084 i tre santi apparirono, uno alla volta e dopo tutti e tre assieme, a Giovanni Mauropo, metropolita di Eucaita, dicendo: “Noi, come vedi, siamo una sola cosa presso Dio e tra di noi non c’è alcuna opposizione o inimicizia, ciascuno a suo tempo, essendo determinato dallo Spirito Santo, così abbiamo imparato. Non c’è tra di noi uno che sia primo e l’altro il secondo e se invocherai uno, verranno anche gli altri due. Per questo alzati ed ordina che nessuno disputi per noi. Che questo è stato il nostro scopo sia quando eravamo vivi sia dopo che siamo morti. Raccoglici in un solo giorno e festeggiaci. Farlo sapere anche ai successori che noi siamo una sola cosa in Dio e di’ loro che li aiuteremo nella salvezza di coloro che ci ricorderanno; perché ci sembra d’avere un certo coraggio presso di Dio”. Allora, il vescovo pose fine alla disputa e si impegnò nella riconciliazione delle diverse parti della lotta, raccomandò la celebrazione del 30 gennaio (12 febbraio) e scrisse e l’officiatura comune per i tre Grandi Padri, le lode e due canoni. Nei secoli successivi in Bisanzio gli scrittori ecclesiastici di spicco molto spesso si riferivano ai Tre Gerarchi: nel XIII secolo Teodoro Metochite, patriarca di Costantinopoli Niceforo, Germano II, patriarca di Costantinopoli e nel XIV secolo il patriarca di Costantinopoli Filoteo, Matteo Kamariot, vescovo di Selymvria Filoteo, Nichola Cabasilas, Niceforo Callista.

La festa della Sinassi di Basilio Magno, Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo (in gr. Οι Τρεις Ιεράρχες) istituita nel 1084 simbolizza visibilmente non soltanto l’uguaglianza dei grandi Padri della Chiesa, ma anche l’unità della Chiesa. La memoria dei Tre Gerarchi è stata inclusa degli antichi libri liturgici: Minea, Sinassario, Tipikon. Ll’ufficiatura della festa nei libri liturgici greci è stata preservata dalla prima metà del XII secolo:il primo esempio è nel manoscritto del 1136 dal monastero di Pantocratore a Costantinopoli.

San Basilio Magno (ca 329-379), San Gregorio Nazianzeno (ca 329-390) e San Giovanni Crisostomo (344/354 -407) appartengono al gruppo dei Padri cappadoci, che si distinsero per la capacità di trasmettere la fede, dimostrando la perfetta conciliabilità tra il cristianesimo e la filosofia.

San Basilio, il vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno, (in gr. Βασίλειος ὁ Μέγας) (329/30, Cesarea di Cappadocia (adesso Kayseri a Turchia) – 379, Cesarea di Cappadocia), regolatore e consolidatore della vita monastica in Oriente, si distinse come brillante predicatore e scrittore, uno dei più importanti protettori dell’ortodossia della fede cristiana contro l’arianesimo. Istruì i fedeli con insigni scritti e rifulse per la cura pastorale dei poveri e dei malati, fondò e diresse l’assistenza ai bisognosi, che era l’origine dei moderni ospedali. San Basilio il Grande ha il titolo di confessore e Dottore della Chiesa, è considerato il primo dei Padri Cappadoci.

Il suo stretto amico, San Gregorio Nazianzeno (in gr. Γρηγόριος ὁ Θεολόγος, ὁ Ναζιανζηνός, 325-330, Cappadocia – 389-390, Cappadocia), illustre teologo e difensore della fede, che con grande ardore protesse la divinità del Verbo, perciò fu chiamato il Teologo. Fu il vescovo di Sásima, eletto nel 381 al patriarcato di Costantinopoli e infine governò la chiesa di Nazianzo. Il suo insegnamento sulla Santissima Trinità si formò durante le polemiche con il tardo arianesimo.

San Giovanni Crisostomo, o Giovanni d’Antiochia per il raro talento nella predicazione e l’eloquenza riceve un soprannome Crisostomo (in gr. Χρυσορρήμων, Χρυσορρόας, e dalla metà del VI secolo Ἰωάννης ὁ Χρυσόστομος, chrysóstomos, letteralmente “bocca d’oro”). Nacque nel 350 ca ad Antiochia, dopo la vita dell’eremita divene sacerdote ed vescovo, nel 398 fu nominato patriarca di Costantinopoli. Per il suo zelo e il suo rigore subì le forti opposizioni e l’esilio in Armenia e nel Ponto sul mar Nero. Al suo patrimonio spirituale appartengono quasi novecento opere che sono statate tradotte nel V secolo in latino e più tardi nelle lingue orientali. La liturgia attribuita a Giovanni Crisostomo si usa nella Chiesa Orientale dal periodo post-iconoclastico fino ai giorni nostri.

Le opere dei Santi Padri Cappadoci erano popolari nell’antica Rus’-Ucraina. I codici del principe di Kyiv Sviatoslav dell’anno 1073 e del 1076 già contenevano gli estratti delle opere di Basilio il Grande, Gregorio il Teologo e San Giovanni Crisostomo. Le “Domande e risposte di Gregorio il Teologo e Basilio il Grande”, sono state incluse nel codice del principe Sviatoslav (l’Izbornyk di Sviatoslav) nel 1073. In modo particolare nella Rus’-Ucraina erano diffuse le raccolte degli estratti delle opere di San Giovanni Crisostomo (“Zlatostruy”, “Izmaragd”, Margaryt (Μαργαρίται)” ecc.). La traduzione della raccolta dei venti sermoni di San Giovanni Crisostomo includeva un manoscritto di Supral dell’XI secolo. I sermoni del santo sono nei manoscritti delle Cetia-Minea del XII secolo. Secondo la ricerca di E. Golubovsky, nella tradizione letterarea della Rus’-Ucraina esistevanp circa duecentotre sermoni di San Giovanni Crisostomo tradotti dal greco a Kyiv durante XI -XIII secolo.

Nell’antica letteratura ucraina era molto diffusa “La Conversazione dei Tre Gerarchi”, composta dalle domande e risposte scritte a nome di Basilio Magno, Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo. La sua più antica copia risale ai secoli XII-XIII. La prima copia preservata della raccolta delle “Parole di Basilio Magno, Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo” risale al XV secolo.

Le immagini dei Tre Gerarchi insieme sono note nell’abside dell’altare dell’epoca dell’imperatore bizantino Costantino Monomaco (1042-1055): ad esempio, nella cattedrale di Santa Sofia di Ocrida a Macedonia (1040-1050). Tra le prime raffigurazioni dei Santi Padri di Cappadocia sono i Tre Gerarchi rappresentati nell’abside della cattedrale di Santa Sofia a Kyiv (XI secolo).

Nell’arte bizantina sono raffigurati nella miniatura del Salterio del monastero di Studian a Costantinopoli nel 1066 (adesso nella collezione del British Museum), nella miniatura della seconda metà dell’XI secolo di un Lezionario (libro di letture bibliche) del monastero di San Dionisio sul Monte Athos, in cui i Tre Gerarchi tra una schiera dei santi. I Santi Padri di Cappadocia sono rappresentati anche nella Cappella Palatina a Palermo (1143-1154).

Parrocchia ucraina a Roma

hiesa cattedrale

Madonna di Zhyrovyci e Santi Martiri Sergio e Bacco

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