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«Nessuno si salva da solo. Pace e fraternità». Incontro Internazionale promosso dalla Comunità di Sant'Egidio nello "Spirito di Assisi"

Omelia di Papa Francesco durante la preghiera ecumenica per la pace nella basilica di Santa Maria in Aracoeli

È un dono pregare insieme. Ringrazio e saluto con affetto tutti voi, in particolare Sua Santità il Patriarca Ecumenico, il mio fratello Bartolomeo, il Reverendissimo Arcivescovo di Canterbury Justin e il caro Vescovo Heinrich, Presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania. Purtroppo, il Reverendissimo Arcivescovo di Canterbury Justin non è potuto venire a causa della pandemia.

Il brano della Passione del Signore che abbiamo ascoltato si situa appena prima della morte di Gesù e parla della tentazione che si abbatte su di Lui, stremato sulla croce. Mentre vive il momento più alto del dolore e dell’amore, molti, senza pietà, scagliano contro di Lui un ritornello: «Salva te stesso!» (Mc 15, 30). È una tentazione cruciale, che insidia tutti, anche noi cristiani: è la tentazione di pensare solo a salvaguardare sé stessi o il proprio gruppo, di avere in testa soltanto i propri problemi e i propri interessi, mentre tutto il resto non conta. È un istinto molto umano, ma cattivo, ed è l’ultima sfida al Dio crocifisso.

Salva te stesso. Lo dicono per primi «quelli che passavano di là» (v. 29). Era gente comune, che aveva sentito Gesù parlare e operare prodigi. Ora gli dicono: «Salva te stesso, scendendo dalla croce». Non avevano compassione, ma voglia di miracoli, di vederlo scendere dalla croce. Forse anche noi a volte preferiremmo un dio spettacolare anziché compassionevole, un dio potente agli occhi del mondo, che s’impone con la forza e sbaraglia chi ci vuole male. Ma questo non è Dio, è il nostro io. Quante volte vogliamo un dio a nostra misura, anziché diventare noi a misura di Dio; un dio come noi, anziché diventare noi come Lui! Ma così all’adorazione di Dio preferiamo il culto dell’io. È un culto che cresce e si alimenta con l’indifferenza verso l’altro. A quei passanti, infatti, Gesù interessava solo per soddisfare le loro voglie. Ma, ridotto a uno scarto sulla croce, non interessava più. Era davanti ai loro occhi, ma lontano dal loro cuore. L’indifferenza li teneva distanti dal vero volto di Dio.

Salva te stesso. In seconda battuta si fanno avanti i capi dei sacerdoti e gli scribi. Erano quelli che avevano condannato Gesù perché rappresentava per loro un pericolo. Ma tutti siamo specialisti nel mettere in croce gli altri pur di salvare noi stessi. Gesù, invece, si lascia inchiodare per insegnarci a non scaricare il male sugli altri. Quei capi religiosi lo accusano proprio a motivo degli altri: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso!» (v. 31). Conoscevano Gesù, ricordavano le guarigioni e le liberazioni che aveva compiuto e fanno un collegamento malizioso: insinuano che salvare, soccorrere gli altri non porta alcun bene; Lui, che si era tanto prodigato per gli altri, sta perdendo sé stesso! L’accusa è beffarda e si riveste di termini religiosi, usando due volte il verbo salvare. Ma il “vangelo” del salva te stesso non è il Vangelo della salvezza. È il vangelo apocrifo più falso, che mette le croci addosso agli altri. Il Vangelo vero, invece, si carica delle croci degli altri.

Salva te stesso. Infine, anche quelli crocifissi con Gesù si uniscono al clima di sfida contro di Lui. Com’è facile criticare, parlare contro, vedere il male negli altri e non in sé stessi, fino a scaricare le colpe sui più deboli ed emarginati! Ma perché quei crocifissi se la prendono con Gesù? Perché non li toglie dalla croce. Gli dicono: «Salva te stesso e noi!» (Lc 23, 39). Cercano Gesù solo per risolvere i loro problemi. Ma Dio non viene tanto a liberarci dai problemi, che sempre si ripresentano, ma per salvarci dal vero problema, che è la mancanza di amore. È questa la causa profonda dei nostri mali personali, sociali, internazionali, ambientali. Pensare solo a sé è il padre di tutti i mali. Ma uno dei malfattori osserva Gesù e vede in Lui l’amore mite. E ottiene il paradiso facendo una sola cosa: spostando l’attenzione da sé a Gesù, da sé a chi gli stava a fianco (cfr. v. 42).

Cari fratelli e sorelle, sul Calvario è avvenuto il grande duello tra Dio venuto a salvarci e l’uomo che vuole salvare sé stesso; tra la fede in Dio e il culto dell’io; tra l’uomo che accusa e Dio che scusa. Ed è arrivata la vittoria di Dio, la sua misericordia è scesa sul mondo. Dalla croce è sgorgato il perdono, è rinata la fraternità: «la Croce ci rende fratelli» (Benedetto XVI, Parole al termine della Via Crucis, 21 marzo 2008). Le braccia di Gesù, aperte sulla croce, segnano la svolta, perché Dio non punta il dito contro qualcuno, ma abbraccia ciascuno. Perché solo l’amore spegne l’odio, solo l’amore vince fino in fondo l’ingiustizia. Solo l’amore fa posto all’altro. Solo l’amore è la via per la piena comunione tra di noi.

Guardiamo al Dio crocifisso, e chiediamo al Dio crocifisso la grazia di essere più uniti, più fraterni. E quando siamo tentati di seguire le logiche del mondo, ricordiamo le parole di Gesù: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Mc 8, 35). Quella che agli occhi dell’uomo è una perdita è per noi la salvezza. Impariamo dal Signore, che ci ha salvati svuotando sé stesso (cfr. Fil 2, 7), facendosi altro: da Dio uomo, da spirito carne, da re servo. Invita anche noi a “farci altri”, ad andare verso gli altri. Più saremo attaccati al Signore Gesù, più saremo aperti e “universali”, perché ci sentiremo responsabili per gli altri. E l’altro sarà la via per salvare sé stessi: ogni altro, ogni essere umano, qualunque sia la sua storia e il suo credo. A cominciare dai poveri, dai più simili a Gesù Cristo. Il grande arcivescovo di Costantinopoli San Giovanni Crisostomo scrisse che «se non ci fossero i poveri, in larga parte sarebbe demolita la nostra salvezza» (Sulla II Lettera ai Corinzi, XVII, 2). Il Signore ci aiuti a camminare insieme sulla via della fraternità, per essere testimoni credibili del Dio vero vivo.

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Frascineto - Frasnitë

Parrocchia Santa Maria Assunta – Frascineto (Cs)

            Chiesa Madre di Santa Maria Assunta in Cielo (sec XVIII).

La Chiesa cosi come la vediamo oggi, risale alla fine del XVIII secolo, infatti, si nota molto bene lo stile tardo Barocco a croce Latina. Ricostruita probabilmente su una Chiesa risalente al XV secolo, andata distrutta durante la guerra fra Angioini ed Aragonesi, per la successione alla corona del Regno di Napoli; nel ricostruirla il popolo di Frascineto l’ha ampliata nella parte del Vima (altare), cioè ad oriente, come si evince dai registri parrocchiali nello stesso periodo. Nell’ampliarla furono anche fatti gli stucchi ancora esistenti per opera di Bernardo Pallasciano di Salerno. Il 16 Dicembre 1856 a causa di una scossa di terremoto crollo il campanile, che si era notevolmente indebolito nei mesi precedenti a causa di violenti temporali e fu ricostruito.

Nel 1903 e stata edificata l’attuale Cupola, di questa si conserva ancora il progetto.

Negli anni 40 del XX secolo è stato demolito l’altare di Rito Romano (Latino) dopo che nel 1919 era stata costituita l’Eparchia  (Diocesi) di Rito Bizantino Greco-Albanese di Lungro ed edificato quello secondo il Rito Bizantino, sormontato da un Baldacchino.

Nel 1947 è ultimata l’Iconostasi muraria su progetto dell’architetto Grassi di Roma e dell’ingegner Mainieri di Morano Calabro ed ultimate le 33 Icone che l’adornano, queste sono state dipinte dal monaco benedettino dell’Abbazia di Chevetogne in Belgio, Gerolamo Leussing che aveva imparato l’arte iconografica in Russia, allievo del grande maestro Sufronov; queste infatti sono dipinte secondo la tradizione Russa dei Vecchi Credenti. La maggior parte delle sue opere sono conservate negli Stati Uniti ed in Canada.

Nella Chiesa si trovano anche  3 tele dipinte  di scuola napoletana settecentesca, 2 di queste sono certamente attribuibili a Gualtiero Genisio di Morano Calabro, celebre pittore di quegli anni. Nel 1987 è donata alla Chiesa da parte dell’Archimandrita Giuseppe Ferrari, già parroco di Frascineto dal 1940 al 1956, l’Icona della Glikofilusa (Madonna del Dolce Abbraccio)  dipinta sul Sacro Monte Athos da un monaco sconosciuto e ricoperta dalla Riza, cesellata a Salonnico dalla Locale Accademia Iconografica.

Nel 1997 la Chiesa viene totalmente restaurata negli stucchi e nella tinteggiatura ed arricchita di numerose Icone di varia grandezza, vanno ricordate le 2 grandi Iconi della Crocifissione e del Battesimo di nostro Signore Gesù Cristo, commissionate da papas Francesco Solano e le 21 Iconi dell’Inno Akathistos poste negli applique, unico esempio di iconi riguardanti questo inno che si trovano in Europa Occidentale, tutte queste icone come le precedenti sono state dipinte dall’Iconografo albanese Josif Droboniku.

Nel 2009 viene costruito il Trono Episcopale in legno da parte dell’artigiano Gianni Gioia di Frascineto e nello stesso periodo viene anche fatto il Mosaico della Platitera, posto dietro l’altare commissionato da papàs Vincenzo Scarvaglione, parroco di Frascineto dal 1963 al 2004.

Nell’anno 2014 viene inaugurato il maestoso affresco  posto sull’intera parete della chiesa principale nel lato ovest, che rappresenta la Dormizione della Santissima Madre di Dio, patrona della chiesa. L’affresco è opera dell’agiografa ortodossa greca Sofia Papazoglou, coadiuvata  dall’albanese  Demetrio Gjino, residenti ad Atene, ed è stato offerto dal protopresbitero A. Bellusci, parroco di Frascineto dal 2004 al 2014.

Su iniziativa dell’attuale parroco, papàs Gabriel Sebastian Otvos, le tre pareti del  santo Vima sono state abbellite con cinque  maestosi  e splendidi affreschi bizantini, offerti da sacerdoti, suore, fedeli e popolo di Frascineto.

Gli affreschi sono stati magistralmente eseguiti dal giovane iconografo rumeno Cosmin Biro.

I cinque novi affreschi ricoprono tutte le ampie pareti, conferendo all’intero Santuario uno splendore proprio ed esclusivo ed un fascino celestiale. La presenza iconografica nel santo Vima di angeli, arcangeli, apostoli, asceti, dottori e santi padri della chiesa universale, elevano in alto i cuori e lo spirito durante le celebrazioni, offrendo momenti di estasi e di contemplazione celestiale.

Chiesa di Santa Lucia (sec. XVI)

La Chiesa risale al secolo XVI ed è dedicata a Santa Lucia, Vergine e Martire.  Nella sua semplicità di stile barocco si presenta con una sola navata e custodisce all’interno una meravigliosa ed elegante iconostasi (1993) di marmo e ricca di simboli liturgici. Tra le numerose opere ed icone di particolare significato, sono i dipinti della Platytera e del Cristo Pantokrator e le icone con la raffigurazione degli aspetti più importanti della vita e del martirio di Santa Lucia.

Chiesa di San Pietro (sec. X)

E’ la Chiesa più antica esistente a Frascineto, risale al secolo X. Era officiata da monaci basiliani di rito bizantino fino al 1734. i quali hanno lasciato le loro inconfondibili tracce di spiritualità fino al presente. La pianta della Chiesa è di stile bizantino, realizzata a tre navate con cupola e presbiterio tipicamente orientali.

 

 

 

Alcune Kalimere di Frascineto della Festa di Santa Lucia e della Settimana dei defunti (JAVA E PRIGATORVËT).

Momenti (alcuni) della parrocchia:

 

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Piano dello Schiavo di Firmo - Hjanu shkav i Fermës

Parrocchia San Giovanni Crisostomo – Famullia Shën Janji Hrisostom

Il 13 novembre 1977 Mons. Giovanni Stamati, su richiesta dei fedeli, ha eretto la Parrocchia “San Giovanni Crisostomo” in contrada Piano dello Schiavo di Firmo, all’epoca in forte espansione demografica, nominandone parroco Padre Daniele Refrontolotto, dei Frati Minori Conventuali.

Nel 1978 hanno inizio i progetti per la costruzione della chiesa di “S. Giovanni Crisostomo”, in stile bizantino, ma i lavori, guidati dall’ing. Giulio Scura, inizieranno solo all’inizio degli anni ’90.

La chiesa si presenta esternamente come una croce greca quadriconca, inscritta in un quadrato attraverso l’aggiunta di un corpo basso alla cassa architettonica originaria. Dalla forma quadrata, comunque, emergono di poco le absidi laterali e centrale, mentre sulla facciata frontale è posto l’exo-nartece. Questo è composto da una copertura piatta sorretta da quattro colonne con plinto e capitello pressoché cubici.

Aggiunto al fianco destro, nella parte posteriore, il campanile a base quadrata, il cui acroterio termina con una forma di arco ribassato su tutti i quattro lati.

All’intersezione tra le due braccia della croce si eleva la cupola emisferica. All’esterno essa è quasi totalmente coperta sui quattro lati da altrettante pareti arcate su cui si aprono delle finestre circolari.

L’iconostasi lignea, installata nel luglio 2000, consta di due ordini. La Porta Regia, ad arco ribassato, è chiusa in basso da due battenti su cui è raffigurata l’Annunciazione del maestro Luigi Elia Manes. Sopra la Porta stessa l’icona della Mistica Cena, sormontata da croce a due facciate, con sul fronte il Crocefisso e sul retro il Risorto, sempre di Manes. Nel registro inferiore, accanto alla Porta Regia, sono le icone del Cristo e della Madre di Dio, di Alfonso Caccese, inserite in due θοράκια di dimensioni maggiori rispetto agli altri. Le porte diaconali, ad anta lignea intera, quando chiuse si confondono con i θοράκια laterali, di medesima forma e dimensione, riportano le icone dei santi diaconi e martiri Stefano e Lorenzo, ad opera del maestro Josif Droboniku. Ai lati esterni del registro basso, quindi, le icone di S. Giovanni Crisostomo, patrono titolare della Parrocchia, e di S. Giovanni Battista, per mano del maestro Anna Marinaro.

Nel registro superiore sono dodici spazi uguali su cui prenderanno posto le dodici icone delle Grandi Feste. L’iconostasi lignea, inoltre, presenta egregi lavori di intaglio con in basso i simboli dei quattro evangelisti, mentre nel tramezzo tra i due registri una vite con dodici grappoli d’uva, di chiara allusione simbolica al Cristo-vite. L’iconostasi è ancora in fase di completamento.

Nel luogo di culto, oltre all’iconostasi, vi sono numerose icone, tra cui quella del santo patrono S. Giovanni Crisostomo e una raffigurante S. Panteleimon, di Josif Droboniku. Inoltre vi è una preziosa icona di S. Giovanni Crisostomo scritta da Papàs Mario Santelli. Tutt’oggi sono in corso i lavori per l’iconizzazione del luogo di culto.

Ogni anno, il 13 novembre, ha luogo la festa patronale dedicata a S. Giovanni Crisostomo, preceduta da alcuni giorni di preparazione, mentre il 29 giugno si festeggiano solennemente i santi Pietro e Paolo, apostoli.

 

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Divina Liturgia trasmessa in diretta su Rai 1 – San Costantino Alb. – anno 2014.

Nell’anno del Signore, 2014, Domenica 26 gennaio, è stata trasmessa su Rai 1, per la prima volta in lingua arbereshe, la Celebrazione della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, dalla parrocchia italo-albanese di San Costantino albanese (Pz). La Divina Liturgia è stata presieduta da S.E. Mons. Donato Oliverio, Vescovo di Lungro, ed hanno concelebrato: il Protosincello dell’Eparchia, Protopresbitero Pietro Lanza, , Papàs Lorenzo Forestieri,  il Parroco di San Paolo Albanese, Papàs Francesco Mele, e il Segretario del Vescovo, Papàs Sergio Straface.
I canti sono stati eseguiti in lingua arbëreshe dal Coro parrocchiale di San Costantino il Grande e dal Coro polifonico bizantino della Cattedrale di Lungro, diretto da Papàs Gabriel S. Otvos.

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Circolare del Vescovo Donato, 12 settembre 2020

Il Vescovo

Al Rev.mo CLERO
alle Religiose e ai Fedeli Laici
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Carissimi,
per grazia di Dio siamo entrati nel nuovo Anno Ecclesiastico, che segna l’inizio anche dell’Anno Pastorale “è giunto l’inizio dell’anno e ci invita ad onorare coloro che lo illustrano…gridiamo con fervore: Signore benedici le opere delle tue mani, e concedici di passare utilmente il ciclo dell’anno” (Apòstica del vespro dell’indizione).
L’anno pastorale 2020-2021 si inserisce in un particolare periodo storico, contrassegnato, purtroppo, dalla pandemia ancora in corso, che ci ha posti di fronte a scenari assolutamente inaspettati. Anche la comunità ecclesiale della nostra Eparchia ha risentito di questa fase di disagio e di difficoltà. Però, dopo un primo momento di smarrimento, ciascuno ha provato a mettere in campo ogni risorsa possibile per rispondere degnamente all’emergenza, esprimendo soprattutto vicinanza alle persone, nei modi e nei tempi ritenuti necessari per non perdere il contatto con Gesù e la sua Parola e per mantenere vive, le relazioni umane.
Ora è tempo di ripartire con la consapevolezza che nella programmazione e realizzazione delle attività pastorali, sia a livello parrocchiale che diocesano, è necessario tener conto delle norme socio-sanitarie richieste per sconfiggere il coronavirus, con lo stile della responsabilità personale e collettiva, della prudenza e della pazienza, per far rifiorire la speranza e la fiducia che solo Dio può donare.

CHIROTONIA PRESBITERALE

Il prossimo 8 novembre, – commemorazione degli Arcangeli Michele e Gabriele, e di tutte le Potenze incorporee – nella Chiesa parrocchiale di Acquaformosa, riceverà l’imposizione delle mie mani per il sacerdozio il diacono Francesco Saverio Mele.
Nell’esprimere l’esultanza della comunità diocesana e mia per l’ineffabile dono di Dio, invito Voi, cari confratelli, e le vostre comunità parrocchiali a pregare affinché la grazia del sacerdozio sia fonte di santità per Francesco Saverio e di salvezza per le anime.

94ª GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
“Eccomi, manda me” (Isaia 6,8)

Il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale, che in Italia si celebrerà il 18 ottobre p.v., poggia su due pilastri. Il primo è la risposta che il profeta Isaia dà a Jahvè quando Questi domanda: “Chi manderò?” e Isaia risponde: “Eccomi, manda me”.
Il secondo pilastro è la situazione mondiale colpita dalla pandemia, in cui occorre “Capire che cosa Dio ci stia dicendo in questi tempi di pandemia” perché questo “diventa una sfida anche per la missione della Chiesa”.
A conclusione, il Papa esorta a contribuire alla missione della Chiesa con la preghiera, la riflessione e l’aiuto materiale: “la carità espressa nelle collette delle celebrazioni liturgiche della terza domenica di ottobre ha lo scopo di sostenere il lavoro missionario e andare incontro ai bisogni spirituali e materiali dei popoli e della Chiese in tutto il mondo per la salvezza di tutti”.

ESERCIZI SPIRITUALI
Briatico 9 – 12 novembre 2020

“Non si possono costruire ponti tra gli uomini dimenticando Dio. Ma vale anche il contrario: non si possono vivere legami veri con Dio, ignorando gli altri”. Così Papa Francesco ribadisce la necessità di dover dare il giusto spazio a Dio nella nostra vita. Questi stessi sentimenti devono animare il bisogno di ogni sacerdote per poter operare al meglio nel proprio servizio pastorale. È così che da lunedì sera 9 novembre fino a giovedì 12 presso la Casa Sacro Cuore dei Padri Dehoniani di Briatico (Vibo Valentia), vivremo quattro giorni di Esercizi Spirituali con la predicazione di Mons. Antonio Donghi.
È un momento importante per me Vescovo e per tutti Voi presbiteri perché nell’ascolto della Parola il Signore possa restituirci al lavoro pastorale rinvigoriti nella fede e nella speranza per poter continuare ad essere sempre più testimoni di colui che riempie la vita di chi lo serve con gioia.

CARITAS DIOCESANA
I LUOGHI DELL’ASCOLTO

Dal 1° Settembre 2020 è attivo il Servizio di Ascolto Psicologico, telefonico e/o in presenza, rivolto alle Comunità dell’Eparchia di Lungro. La Caritas Diocesana di Lungro perseguendo la sua funzione pedagogica e la testimonianza della carità alla comunità, promuove uno spazio d’Ascolto psicologico empatico quale momento di accompagnamento qualificato. Possono accedere tutti i fedeli dell’Eparchia (ragazzi, giovani, adulti, genitori, anziani, insegnanti, volontari, operatori, lavoratori, etc) che sentano l’esigenza di un Luogo d’Ascolto, qualsiasi domanda portino con loro (problemi con scuola, lavoro, relazioni sociali, affettività, bullismo, dipendenze, etc).
È necessario prendere appuntamento tramite mail all’indirizzo iluoghidellascolto@gmail.com oppure al numero telefonico 3791218963.

CORSO DI FORMAZIONE PERMANENTE
PER IL PRESBITERIO

Il nostro presbiterio in questi ultimi tempi si è arricchito del dono di un buon numero di presbiteri giovani. Non possiamo non avvertire, pertanto, la sollecitudine per questi nostri fratelli più giovani nel ministero ma anche per i presbiteri adulti di essere aiutati e accompagnati per consolidare la formazione raggiunta. Una formazione per i sacerdoti presenti e futuri è anzitutto una formazione continua. Non possiamo smettere di formarci: nel momento in cui ci si illude di essere già arrivati alla perfezione, e di non aver più bisogno di continuare a lavorare sulla propria persona, quel giorno si inizia a perdere la strada. Quindi la formazione permanente aiuta quella iniziale, e, a sua volta, la formazione iniziale stabilisce il fondamento di quella permanente in tutti gli ambiti: spirituale, pastorale, intellettuale e ovviamente anche umana.
Pertanto è necessario organizzare un incontro mensile, a partire dal mese di gennaio, di tutti i sacerdoti, dal mattino all’ora di pranzo. È auspicabile che il Centro di Formazione Permanente sia l’Istituto Teologico Cosentino di Rende, un “luogo segno” per la formazione permanente dell’intero presbiterio.
In questi incontri, organizzati secondo un calendario annuale e guidati da esperti, saranno previsti la preghiera, l’approfondimento di una tematica precisa e il confronto fraterno.

RITIRO DEL CLERO

Giovedì 8 ottobre, con inizio alle ore 9,30 avrà inizio il Ritiro del Clero nella Parrocchia “San Giovanni Battista” ad Acquaformosa, con la meditazione tenuta da Padre Pino Di Luccio, sj, Professore di Sacra Scrittura presso la Pontificia Università Gregoriana.

Invoco su di Voi e sulle Vostre comunità la benedizione del Signore.

Lungro, 12 settembre 2020
+ Donato Oliverio, Vescovo

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Documento finale della 33a Assemblea Diocesana – Corso di Aggiornamento Teologico

 

Nonostante le difficoltà di questo terribile 2020, che ha seminato ovunque sofferenza e povertà, superando ogni più realistica previsione, il Vescovo Donato non ha voluto, e per questo gliene siamo grati, rinunciare al momento di comunione, riflessione e confronto più importante dell’anno ecclesiastico diocesano. Pertanto siamo riusciti a celebrare, sia pure con un velo di nostalgia, sotto le volte splendenti della nostra Cattedrale di “San Nicola di Mira” di Lungro, cuore della Chiesa diocesana, con un programma ridimensionato rispetto al passato, la 33a Assemblea Diocesana – Corso di Aggiornamento Teologico “L’Eparchia di Lungro in cammino tra tradizione e rinnovamento”, in coerente prosieguo con le Assemblee precedenti, che hanno avviato l’approfondimento storico e spirituale sulla nostra giovane, ma tenace, Eparchia.

Il ritrovarsi insieme costituisce un passo naturale di cammino sinodale per la nostra Chiesa, all’ascolto dello Spirito Santo. Alla luce di ciò, nell’arco di una sola giornata, iniziata con la celebrazione della Divina Liturgia e l’ascolto dell’Omelia del Vescovo, ordinatamente incentrata sulla festa mariana odierna e sulla duplicità di aspetti della nostra vita quotidiana e personale, attiva e contemplativa, sul modello evangelico di Marta e Maria, si è celebrata l’Assemblea in cui sono state offerte ai volenterosi presenti, ligi alle disposizioni di legge, due importanti relazioni: la prima, a cura dello stimatissimo dottor Gianpaolo Rigotti, Archivista della Congregazione per le Chiese Orientali, ci ha guidati nella conoscenza sempre più accurata per merito dei riferimenti alle fonti documentali, del cammino non facile ma sempre impegnato e forte, dell’Eparchia negli anni travagliati dal punto di vista civile e sociale successivi al secondo conflitto mondiale, al culmine dei quali, nel 1959 la sapienza del Santo Padre Giovanni XXIII ha annunciato la convocazione del concilio Vaticano II.

Le precarie condizioni di vita del popolo di Dio dell’Eparchia, l’impegno instancabile del Vescovo Giovanni Mele, che fu padre conciliare, i temi abbracciati dal sacro concilio nel suo complesso e i relativi riflessi sulla vita dell’Eparchia, sono stati presentati dal dottor Rigotti con tanta evidenza e competenza, tanto che i presenti hanno potuto riviverli e godere della loro presentazione con vivo interesse e attenta partecipazione.

La seconda relazione, offerta dal docente di Storia ecumenica della Chiesa e direttore del Centro Studi per l’Ecumenismo in Italia, il prof. Riccardo Burigana, altro pilastro delle nostre Assemblee annuali, e non solo, è stato di taglio ecumenico, prettamente teologico pastorale, sulla traccia dell’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II, presentando alla nostra Eparchia, che per la sua vicenda storica si vede investita di una vocazione ecumenica, l’esperienza quotidiana di fede e di preghiera con uno stile squisitamente ecumenico. Il prof. Burigana ha invitato la nostra realtà ecclesiale a vivere nella preghiera in spirito ecumenico, affiancata da una conversione quotidiana e da una conoscenza del dibattito ecumenico in corso.

I presenti hanno accolto le relazioni con senso di partecipazione e di apprezzamento manifestato dall’ascolto attento, dall’applauso finale e da qualche intervento sui temi trattati.

Nell’apertura e nella conclusione dell’Assemblea, il Vescovo ha posto in luce la possibilità di trasformare la sfida dell’emergenza coronavirus in opportunità di crescita, di cambiamento, di comunione, nella certezza che la preghiera alimenta la speranza e la fiducia dei cittadini e dei fedeli.

La sensibilità del Vescovo alla vocazione ecumenica della nostra Chiesa traspare dalla vicinanza ai recenti travagli del Libano; così come alla sofferenza del patriarca Bartolomeo per la trasformazione in moschea della storica basilica di “Santa Sofia” a Costantinopoli; e ancora, la gratitudine al cardinal Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei Cristiani, per le sue parole di ringraziamento e di incoraggiamento per la sensibilità espressagli dall’Eparchia, in occasione del 60° dalla fondazione del Dicastero; infine, le esortazioni del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, parallelamente a quelle del patriarca Bartolomeo per l’ecumenismo incarnato nella nostra Eparchia, già in antico presente nella giurisdizione canonica del vescovo di Roma.

Nella sua sintesi, il Vescovo ha sottolineato in particolare l’importanza, costitutiva della Chiesa, di camminare sempre insieme, in particolare con il cuore rivolto ai giovani, affinché possano percepire e gioire del fascino della fede in Cristo, testimoniata da tutte le componenti della Chiesa. Anche il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, rivolgendosi ai giovani presenti al recente Meeting di Rimini, ha augurato loro di poter cogliere sempre in ogni aspetto della vita la meraviglia del dono e della presenza di Dio.

La partecipazione attiva di tutti i battezzati alla vita della Chiesa è stato il fulcro delle conclusioni del Vescovo Donato, il quale, sottolineando come la Chiesa sia dagli inizi una assemblea di chiamati in cammino, ha esortato ad una conversione dell’intera Eparchia alla esperienza di Chiesa sinodale, in cui il popolo di Dio in un cammino comune attiva ed esercita i propri carismi e in cui il ministero ordinato è a servizio del popolo di Dio. All’insegna del dialogo, dell’ascolto reciproco e del discernimento spirituale siamo invitati ad attivare processi sinodali – da qui l’invito a riattivare e rivitalizzare i Consigli parrocchiali e diocesani – per favorire una partecipazione effettiva dei laici nel discernimento e nel processo decisionale ecclesiale: tutti, giovani inclusi.

Il pensiero ai giovani, spesso assenti nelle nostre Chiese e nelle nostre Assemblee, è centrale in una Chiesa proiettata verso il futuro: guardando al Cristo siamo chiamati ad essere sempre meno preoccupati di occupare spazi, e sempre più impegnati ad attivare processi, mediante una testimonianza di vita dell’Evangelo di Cristo, che possa suscitare meraviglia e stupore per la bellezza di una esperienza di fede.

Cammino comune, testimonianza di vita guardando al Cristo, Chiesa in uscita per un risveglio del desiderio di Dio nei giovani. Queste le linee direttrici per un nuovo anno di preghiera e vita cristiana, nell’ascolto dello Spirito Santo, all’insegna della conversione del cuore e della testimonianza della bellezza dell’unità nella diversità.

Lungro, 31 agosto 2020

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