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Il valore ecumenico della catechesi. Uno sguardo al Direttorio per la catechesi.

di Alex Talarico.

Comparso già in «Veritas in caritate», 13/6-7 (2020), pp. 36-38.

Il 25 giugno scorso, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, mons. Rino Fisichella, in una intervista a Vatican News, presentando il terzo Direttorio per la Catechesi, un nuovo strumento sulla linea del Concilio Vaticano II e di quel saper cogliere i segni dei tempi, redatto con la finalità di «prendere in considerazione con grande realismo il nuovo che si affaccia, con il tentativo di proporne una lettura che coinvolgesse la catechesi», ricordava che quest’ultima «abbraccia tutta la vita di ogni battezzato, in quanto incontro col Signore e partecipazione del suo mistero nella nostra vita».

La Chiesa di oggi è chiamata, nella sua dimensione  missionaria, ad uscire per una nuova evangelizzazione che sia rivolta a tutti, in modo particolare a tutti coloro che «conservano una fede cattolica intensa e sincera, esprimendola in diversi modi, benché non partecipino frequentemente al culto»; anche verso tutti coloro che «non hanno un’appartenenza cordiale alla Chiesa e non sperimentano più la consolazione della fede» la Madre Chiesa deve impegnarsi affinché questi «vivano una conversione che restituisca loro la gioia della fede e il desiderio di impegnarsi con il Vangelo»; infine, proprio perché «tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo» i cristiani devono farsi annunciatori verso tutti coloro che «cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto».

È proprio alla luce di ciò che, per una sempre maggiore «crescita dei credenti, in modo che rispondano sempre meglio e con tutta la loro vita all’amore di Dio», è stato pensato il Direttorio che è suddiviso in tre nuclei principali: La catechesi nella missione evangelizzatrice della Chiesa, con una parte che, dopo aver trattato del nucleo della Rivelazione cristiana e della sua trasmissione, si interessa del catechista e della sua formazione, Il processo della catechesi, che non può prescindere da una pedagogia della fede che interessi la vita delle persone e La catechesi nelle Chiese particolari, in cui viene presentata la comunità cristiana come soggetto di una catechesi che deve confrontarsi con il mutare degli scenari culturali contemporanei e deve porsi il problema di una inculturazione della fede.

Nei suoi 428 numeri, il Direttorio non manca di riferimenti al dialogo e all’ecumenismo, come ad esempio al n. 185 che è dedicato all’importanza nel dialogo ecumenico del Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale venne «pubblicato per i Pastori e i fedeli, e tra questi specialmente per coloro che hanno una responsabilità nel ministero della catechesi all’interno della Chiesa» e, rendendo conto della Tradizione cattolica, «può favorire il dialogo ecumenico e può essere utile a tutti coloro, anche non cristiani, che desiderano conoscere la fede cattolica». Anche al numero 317, quando il Direttorio in sei numeri affronta la questione dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola, si sottolinea come l’insegnamento della religione abbia «valore ecumenico, quando viene genuinamente presentata la dottrina cristiana», con la chiara consapevolezza che tra i compiti dell’insegnante di religione cattolica vi è anche quello di contribuire alla formazione nello studente di una disponibilità al dialogo che «dovrebbe ispirare anche i rapporti con i nuovi movimenti religiosi di matrice cristiana e di ispirazione evangelica sorti in epoca più recente».

Tra i doveri del catechista, il Direttorio, assieme alle tappe della storia della salvezza, gli elementi essenziali del messaggio e dell’esperienza cristiana e il Magistero ecclesiale riguardo la catechesi, ricorda che i catechisti devono conoscere «gli elementi essenziali della vita e della teologia delle altre Chiese e comunità cristiane e delle altre religioni», questo però – precisa il Direttorio al numero 144 dando l’impressione di un ecumenismo che ha ragione di esistere solo in presenza di altre confessioni nel territorio e non a prescindere da tutto in quanto priorità di ogni cristiano – soltanto «nei contesti ecumenici e in quelli di pluralismo interreligioso», per un sempre maggiore dialogo che «sia autentico e fruttuoso». Lo stesso criterio è applicato per la conoscenza di tradizioni cattoliche differenti: i catechisti, infatti, sono invitati ad avere «una conoscenza generale della teologia, della liturgia e della disciplina sacramentale», soltanto se quei catechisti vivono «in alcune parti del mondo, dove vivono insieme cattolici di tradizioni ecclesiali diverse».

È nel X capitolo, ai numeri 343-344-345-346, dedicato alla Catechesi di fronte agli scenari culturali contemporanei, che la riflessione sul tema dell’ecumenismo viene sviluppata nel paragrafo Catechesi in contesto ecumenico. Qui, a differenza del numero ricordato poc’anzi, dopo aver ricordato che la Chiesa «per sua natura realtà dialogica in quanto immagine della Trinità e animata dallo Spirito, è impegnata in modo irreversibile nella promozione dell’unità di tutti i discepoli di Cristo», viene sottolineata la dimensione ecumenica della catechesi che, assieme all’annuncio del Vangelo, è «a servizio del dialogo e della formazione ecumenica».

La catechesi è chiamata ad «affermare che la divisione è una ferita grave che contraddice la volontà del Signore e che i cattolici sono invitati a partecipare attivamente al movimento ecumenico, soprattutto con la preghiera (cf UR 1 e 8); esporre con chiarezza e carità la dottrina della fede cattolica “rispettando specialmente l’ordine e la gerarchia delle verità (cf UR 11) ed evitando le espressioni e i modi di esporre la dottrina che potrebbero riuscire di ostacolo al dialogo”; presentare in modo corretto l’insegnamento delle altre Chiese e comunità ecclesiali, mostrando ciò che unisce i cristiani e spiegando, anche con brevi cenni storici, ciò che divide». Con la sua profonda valenza educativa la catechesi supportata da una opportuna formazione ecumenica saprà «suscitare dei catechizzandi un desiderio di unità, aiutandoli a vivere il contatto con le persone di altre confessioni, coltivando la propria identità cattolica nel rispetto della fede degli altri».

Nato come risposta ai segni dei tempi, il Direttorio ricorda la particolarità del mondo odierno, fatto di intrecci di «convivenza di diverse fedi nelle scuole, nelle università e negli altri ambienti di vita» in cui si assiste anche ad un «incremento del numero di matrimoni misti»; è necessario pertanto oggi vivere il nostro essere cristiani con uno spirito ecumenico, non soltanto «nei contesti in cui sono più visibili le divisioni tra cristiani» ma a tutti i livelli di Chiesa e in tutte le sue componenti, avendo ben chiaro che l’ecumenismo è un imperativo per ciascun cristiano, il quale è chiamato ad operare e adoperarsi per l’unità della Chiesa di Cristo, non per particolari motivazioni sociologiche, di convenienza o questioni pratiche: operare per l’unità dei cristiani vuol dire prendere a cuore e prendersi carico della preghiera fatta da Gesù al Padre.

L’auspicio che emerge dalla monumentale opera del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che sembra avere ben chiaro come il dialogo con gli ebrei non possa essere relegato in secondo piano rispetto al dialogo ecumenico, in quanto il dialogo tra cristiani ed ebrei è chiamato a risanare la prima vera e grande divisione che ha ferito la Chiesa Una, è una sempre maggiore collaborazione tra i cristiani nella formazione del popolo di Dio che porterà, partendo da ciò che unisce i cristiani piuttosto che da ciò che li divide, a «forme comuni di annuncio, di servizio e di testimonianza», grazie alla chiara consapevolezza che «lo stesso impegno per l’unità dei cristiani è via e strumento credibile di evangelizzazione nel mondo».

Un nuovo presbitero per l’Eparchia: papàs Giampiero Vaccaro

LUNGRO – Il 6 agosto 2020, nella Divina Liturgia della Trasfigurazione di nostro Signore Gesù Cristo, mons. Donato Oliverio, ha elevato al grado di presbitero il diacono Giampiero Vaccaro. Il novello presbitero, cresciuto in un ambiente familiare cristiano, ha mosso i suoi primi passi nella comunità parrocchiale “San Nicola di Mira” in Lungro, sotto lo sguardo benevolo dei presbiteri e delle suore.

Papàs Vaccaro ha compiuto il percorso formativo presso il Seminario Eparchiale italo-greco-albanese di Lungro a Cosenza, frequentando i corsi presso l’Istituto Teologico Cosentino, dove ha conseguito il baccalaureato, e successivamente frequentando il Pontificio Istituto Orientale, dove ha conseguito la licenza in Scienze Ecclesiastiche.

Il Vescovo Donato nell’omelia ha esortato il novello presbitero ad essere «uomo di preghiera e uomo del silenzio», sottolineando al contempo l’importanza di una «preghiera che non si limiti soltanto alle ufficiature celebrate bene, quotidianamente, ma si espanda ad ogni momento della tua vita» e l’importanza del silenzio, quale luogo dell’incontro con Dio e con la sua Parola, in quanto «Senza la Parola di Dio noi non siamo nulla nella Chiesa; senza la Parola di Dio tutto il nostro impegno non gioverebbe a nulla».

Al termine della Divina Liturgia, concelebrata da numerosi sacerdoti provenienti non solo dalla Eparchia, papàs Giampiero ha ringraziato Dio e i partecipanti e ha chiesto la protezione della Madre di Dio, affinché possa svolgere conformemente al progetto di Dio questo suo ministero di predicazione del Vangelo, di cura del popolo di Dio e di celebrazione del culto divino, per la gloria di Dio e per la divinizzazione di ogni uomo.

Circolare del Vescovo Donato, 1 giugno 2020

Al Rev.mo CLERO
alle Religiose e ai Fedeli Laici
Carissimi,
la Chiesa è in festa perché celebra la sua nascita, celebra il dono della Pentecoste, la discesa dello Spirito santo sugli Apostoli, cinquanta giorni dopo la Pasqua, che segna la nascita della Chiesa di Gesù Cristo. La Chiesa è nata in un clima tutt’altro che sereno e pacifico. I discepoli dopo la Resurrezione del Signore sono colmi di inquietudine e incertezza e qui c’è una certa somiglianza con lo stato d’animo che stiamo vivendo un po’ tutti in questa fase della pandemia. Abbiamo riaperto le Chiese e sono riprese le celebrazioni eucaristiche domenicali e quotidiane con la partecipazione dei fedeli, però respiriamo insicurezza e siamo logorati da una certa ansia sottintesa, che si protrae da molte settimane e non accenna a finire, ma siamo fiduciosi, con le dovute precauzioni, che tutto andrà bene. La promessa di Gesù è chiara: “Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di Voi”. È il dono del Signore risorto, è lo Spirito di Dio, è la vita di Dio. L’amore di Dio è stato riversato su di noi, nei nostri cuori. Ed è lo Spirito che guida la Chiesa, guida la vita di ogni cristiano, lo Spirito di Verità che è presente in ogni luogo e tutto riempie: “Vieni ed abita in noi e purifica le nostre anime”, così lo invochiamo. Ed è grazie allo Spirito che noi oggi possiamo testimoniare la speranza che portiamo nei nostri cuori, che infonde in noi la consolazione di Dio.
UN ANNO SPECIALE DEDICATO ALLA LAUDATO SI’
“Un anno speciale di anniversario della Laudato Si’, un anno per riflettere sull’Enciclica, dal 24 maggio di quest’anno fino al 24 maggio del prossimo anno”. È l’annuncio fatto da Papa Francesco al termine del Regina Coeli di domenica 24 maggio u.s., quando ha ricordato il quinto anniversario dell’Enciclica “con la quale si è cercato di richiamare l’attenzione al grido delle Terra e dei poveri”. Grazie alla “Settimana Laudato Si’” che abbiamo appena celebrato, “sboccerà un intero Anno speciale di riflessione sulla cura del creato”. Quale realtà ecclesiale in comunione con il successore di Pietro e da sempre con lo sguardo rivolto all’Oriente cristiano, l’Eparchia di Lungro sente forte la necessità di un tempo di riflessione sul Creato, un tema dalla profonda valenza ecumenica e che vede le sue radici nei rapporti tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa.
GESTI PROFETICI SULLA STRADA VERSO L’UNITÀ
Lettera pontificia per i venticinque anni della “Ut unum sint”
di Giovanni Paolo II
Lo Spirito Santo “ispiri nuovi gesti profetici e rafforzi la carità fraterna tra tutti i discepoli di Cristo”. È l’auspicio con cui si chiude la lettera che il Papa ha inviato al Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’Enciclica “Ut unum sint” di Giovanni Paolo II: un testo, sottolinea Papa Francesco, che ha confermato “in modo irreversibile l’impegno ecumenico della Chiesa Cattolica”. “In questo anniversario, scrive il Papa, rendo grazie al Signore per il cammino che ci ha concesso di compiere come cristiani nella ricerca della piena comunione…lo Spirito Santo ispiri nuovi gesti profetici e rafforzi la carità fraterna tra tutti i discepoli di Cristo, perché il mondo creda e si moltiplichi la lode al Padre che è nei cieli”.
INTERVENTI CARITAS EMERGENZA PANDEMIA
In questa situazione di emergenza sanitaria Caritas Italiana è in prima linea per attuare un piano contro il diffondersi della pandemia e per prestare le cure necessarie, anche la nostra Caritas Diocesana è immersa in questa gara di solidarietà e di aiuti materiali e spirituali. Il Direttore, Papàs Remus Mosneag che ringrazio, ha inoltrato a tutti i Parroci dell’Eparchia un questionario per rilevare la situazione di bisogno provocata dalla pandemia. Sulla base dei dati pervenuti la Caritas Diocesana ha avviato una nuova progettazione per la durata di tutto l’anno 2020 al fine di venire incontro alle famiglie in grave stato di disagio socio economico. Radicati nella fede, è importante camminare insieme con spirito, cuore e testa, ci ricorda il Presidente di Caritas Italiana. Un altro intervento che ci deve accomunare è quello dell’ascolto, anche per via telefonica, con un’attenzione in particolare ad anziani e malati, pensato anche come sostegno psicologico per quanti sono provati e disorientati da questa pandemia. Questo è un tempo che richiede più solidarietà e continuare ad essere in prima linea e dare un segno di presenza e di speranza.
CHIROTONIA PRESBITERALE
Con cuore riconoscente verso Dio, vi comunico che il 06 agosto p.v. – Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – nella Chiesa Cattedrale “San Nicola di Mira” di Lungro, lo Spirito Santo con l’imposizione delle mie mani conferirà la grazia del Sacerdozio al diacono Giampiero Vaccaro. Sarà un giorno di esultanza per tutta la comunità diocesana, che accoglierà con fede il dono di un nuovo Presbitero, che il Signore, nella sua misericordia, le fa. Vi invito ad accompagnarlo in questi due mesi nel suo cammino verso l’Altare con preghiera fervente, affinché egli diventi strumento di santificazione per le anime.
XXXIII ASSEMBLEA ANNUALE DIOCESANA
Corso di aggiornamento teologico
31 agosto 2020 – Chiesa Cattedrale – Lungro
In questo anno particolare e difficile segnato dalla pandemia abbiamo pensato di non interrompere la bella tradizione della nostra Eparchia dell’Assemblea Annuale Diocesana. Così secondo il calendario predisposto invece di due giorni, ci ritroviamo per un sol giorno, il 31 agosto nella Chiesa Cattedrale. Successivamente verrà diffuso
il programma. Relazioneranno: il Dott. Giampaolo Rigotti, Archivista della Congregazione per le Chiese Orientali; e il Prof. Riccardo Burigana, Direttore del Centro per l’Ecumenismo in Italia a Venezia. Invoco su di Voi e sulle Vostre Comunità la benedizione del Signore.
Lungro, 1 giugno 2020
Lunedì dello Spirito Santo
+ Donato Oliverio, Vescovo

Camminiamo insieme verso il giorno della piena unità! Il messaggio del Vescovo di Lungro alle comunità ortodosse della Calabria.

 

di Alex Talarico.

Comparso già in «Veritas in caritate», 13/4-5 (2020), p. 35.

Domenica 19 aprile, per i cattolici di rito bizantino domenica dell’apostolo Tommaso e per i cattolici di rito latino domenica in albis e della divina misericordia, il vescovo della Eparchia di Lungro, mons. Donato Oliverio, durante l’omelia nella Divina Liturgia ha voluto rivolgere un messaggio ai fratelli ortodossi di tutto il mondo in occasione della Grande e Santa domenica di Pasqua, la festa delle feste che ancora oggi, per questioni di calendario, è festeggiata a volte in date separate da cattolici e ortodossi, dando vita, in questa separazione, alla più grande «contro testimonianza del nostro essere cristiani»; il presentarsi divisi, in lotta, ancorati a logiche di potere e di dominio che nulla hanno a che vedere con la diakonìa del farsi ultimi, come Cristo ha fatto lavando i piedi ai suoi discepoli, sono tutti elementi che tolgono credibilità alla nostra testimonianza. La vicinanza tra le Chiese ortodosse e l’Eparchia di Lungro, una «realtà orientale in piena comunione con il successore di Pietro», seppure veda i suoi albori all’indomani del concilio Vaticano II, è stata rafforzata in questo ultimo decennio, soprattutto con il governo del vescovo Donato, il quale «guarda ad Oriente per creare nuovi ponti di dialogo, per testimoniare la bellezza dell’unità e della comunione in Cristo», ed esorta affinché «Come i discepoli di fronte alla morte di Cristo in Croce non avvenga che anche noi, in quest’ora di prova, quale quella del coronavirus, fuggiamo e ci dileguiamo; piuttosto la potenza della gloriosa risurrezione ci avvolga e ci inondi della grazia vivificante». Nello stesso giorno un messaggio di auguri, rivolto a tutte le comunità ortodosse della Calabria, è stato inviato dal vescovo di Lungro a sua Eminenza Gennadios Zervos, Arcivescovo Metropolita di Italia e Malta, e a Sua Eccellenza Siluan, Vescovo della Diocesi Ortodossa Rumena d’Italia, con l’auspicio che la resurrezione di Cristo possa donare a tutti la possibilità di «fare esperienza della vita eterna», affinché sempre più sorga nei cristiani «il desiderio di poter, un giorno, quando Dio vorrà, celebrare assieme la Santa Pasqua, in una stessa data. Quel giorno berremo tutti da uno stesso calice per manifestare visibilmente l’unità della Chiesa Una».