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Messaggio del Patriarca Bartolomeo in occasione della Giornata di preghiera per la protezione dell’ambiente naturale 2020

 

Carissimi fratelli gerarchi e amati figli nel Signore, è una convinzione comune che, nel tempo presente, l’ambiente naturale sia minacciato come mai prima nella storia dell’umanità. L’entità di questa minaccia si manifesta nel fatto che ciò che è in gioco non è più la qualità, ma la conservazione della vita sul nostro pianeta. Per la prima volta nella storia, l’uomo è in grado di distruggere le condizioni di vita sulla terra. Le armi nucleari sono il simbolo del titanismo prometeico dell’uomo, l’espressione tangibile del “complesso di onnipotenza” dell’“uomo-dio” contemporaneo.

Nell’uso del potere che deriva dalla scienza e dalla tecnologia, ciò che si rivela oggi è l’ambivalenza della libertà dell’uomo. La scienza serve la vita; contribuisce al progresso, ad affrontare malattie e tante condizioni finora considerate “fatali”; crea nuove prospettive positive per il futuro. Tuttavia, allo stesso tempo, fornisce all’uomo mezzi estremamente potenti, il cui uso improprio può essere trasformato in distruttivo. Stiamo vivendo il dispiegarsi della distruzione dell’ambiente naturale, della biodiversità, della flora e della fauna, dell’inquinamento delle risorse acquatiche e dell’atmosfera, il progressivo collasso dell’equilibrio climatico, nonché altri superamenti di limiti e misure in molte dimensioni della vita. Il santo e grande concilio della Chiesa ortodossa (Creta, 2016) ha giustamente e splendidamente decretato che «la conoscenza scientifica non mobilita la volontà morale dell’uomo, che conosce i pericoli ma continua ad agire come se non lo sapesse» (Enciclica, 11).

È evidente che la tutela del bene comune, dell’integrità dell’ambiente naturale, è responsabilità comune di tutti gli abitanti della terra. L’imperativo categorico contemporaneo per l’umanità è di vivere senza distruggere l’ambiente. Tuttavia, mentre a livello personale e a livello di molte comunità, gruppi, movimenti e organizzazioni, c’è una dimostrazione di grande sensibilità e responsabilità ecologica, le nazioni e gli agenti economici non sono in grado — in nome delle ambizioni geopolitiche e dell’“autonomia dell’economia” — di adottare le decisioni corrette per la protezione del creato e coltivano invece l’illusione che la pretesa “distruzione ecologica globale” sia una fabbricazione ideologica dei movimenti ecologici e che l’ambiente naturale abbia il potere di rinnovarsi. Tuttavia la domanda cruciale rimane: per quanto tempo la natura sopporterà le discussioni e le consultazioni infruttuose, nonché ogni ulteriore ritardo nell’assumere azioni decisive per la sua protezione?

Il fatto che, durante il periodo della pandemia del nuovo coronavirus-covid-19, con le restrizioni obbligatorie alla circolazione, la chiusura delle fabbriche e la diminuzione dell’attività e della produzione industriale, abbiamo osservato una riduzione dell’inquinamento e del suo peso sull’atmosfera, ha dimostrato la natura antropogenica della crisi ecologica contemporanea. Ancora una volta è parso evidente che l’industria, i mezzi di trasporto contemporanei, l’automobile e l’aereo, la priorità non negoziabile degli indicatori economici e così via, hanno un impatto negativo sull’equilibrio ambientale e che un cambiamento di direzione verso un’economia ecologica costituisce una ferma necessità. Non esiste un vero progresso fondato sulla distruzione dell’ambiente naturale. È inconcepibile che si adottino decisioni economiche senza tener conto anche delle loro conseguenze ecologiche. Lo sviluppo economico non può rimanere un incubo per l’ecologia. Siamo certi che esista una via alternativa di struttura e sviluppo economico oltre all’economismo e all’orientamento dell’attività economica verso la massimizzazione del profitto.

Il futuro dell’umanità non è l’homo œconomicus. Il patriarcato ecumenico, che negli ultimi decenni è stato pioniere nel campo della protezione del creato, continuerà le sue iniziative ecologiche, l’organizzazione di conferenze ecologiche, la mobilitazione dei suoi fedeli e soprattutto dei giovani, la promozione della protezione dell’ambiente come soggetto fondamentale per il dialogo interreligioso e le iniziative comuni delle religioni, i contatti con i leader politici e le istituzioni, la cooperazione con le organizzazioni ambientaliste e i movimenti ecologici. È evidente che la collaborazione per la tutela dell’ambiente crea ulteriori vie di comunicazione e possibilità di nuove azioni comuni.

Ripetiamo che le attività ambientali del patriarcato ecumenico sono un’estensione della sua autocoscienza ecclesiologica e non costituiscono una semplice reazione circostanziale a un nuovo fenomeno. La vita stessa della Chiesa è un’ecologia applicata. I sacramenti della Chiesa, tutta la sua vita di culto, il suo ascetismo e la vita comunitaria, la vita quotidiana dei suoi fedeli, esprimono e generano il più profondo rispetto per il creato. La sensibilità ecologica dell’ortodossia non è stata creata ma è emersa dalla crisi ambientale contemporanea. La lotta per la protezione del creato è una dimensione centrale della nostra fede. Il rispetto per l’ambiente è un atto di dossologia del nome di Dio, mentre la distruzione del creato è un’offesa contro il Creatore, del tutto inconciliabile con i principi fondamentali della teologia cristiana.

Fratelli onorevoli e figli amatissimi, i valori favorevoli all’ecologia della tradizione ortodossa, preziosa eredità dei Padri, costituiscono un argine contro la cultura, il cui fondamento assiologico è il dominio dell’uomo sulla natura. La fede in Cristo ispira e rafforza l’impegno umano anche dinanzi alle immense sfide. Dalla prospettiva della fede, siamo in grado di scoprire e valutare non solo le dimensioni problematiche ma anche le possibilità e le prospettive positive della civiltà contemporanea. Chiediamo ai giovani uomini e donne ortodossi di comprendere l’importanza di vivere come cristiani fedeli e persone contemporanee. La fede nel destino eterno dell’uomo rafforza la nostra testimonianza nel mondo.

In questo spirito, dal Fanar, auguriamo a tutti voi un nuovo anno ecclesiastico propizio e benedetto, fecondo di azioni sull’esempio di Cristo, a beneficio di tutta la creazione e a gloria dell’onnisciente Creatore di tutte le cose. E noi invochiamo su di voi, attraverso le intercessioni della Santissima Theotokos, della Pammakaristos, la grazia e la misericordia del Dio delle meraviglie.

(da L’Osservatore Romano, 29 agosto 2020)

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Dalla 33a Assemblea Diocesana un invito a camminare insieme

 

LUNGRO – (a.t.) Si è conclusa la 33a Assemblea Diocesana – Corso di Aggiornamento Teologico, svoltasi a Lungro in un’unica giornata lunedì 31 agosto 2020, causa emergenza Covid-19, dal tema “L’Eparchia di Lungro in cammino tra tradizione e rinnovamento”. L’incontro diocesano si è tenuto nella Chiesa Cattedrale “San Nicola di Mira” in Lungro e si inserisce all’interno di quel cammino sinodale al quale il Vescovo Donato ha esortato tutta l’Eparchia, per manifestare la bellezza di una Chiesa che cammina assieme nell’ascolto dello Spirito Santo.

Oltre alle due relazioni, che saranno pubblicate integralmente sulla Rivista Lajme, la prima del prof. Gianpaolo Rigotti, Archivista della Congregazione per le Chiese Orientali, (’Eparchia di Lungro in cammino. Tra il dopoguerra e il concilio Vaticano II) e la seconda del prof. Riccardo Burigana, docente di Storia ecumenica della Chiesa e direttore del Centro Studi per l’Ecumenismo in Italia (“La sua indole essenzialmente pastorale”. L’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II e l’ecumenismo quotidiano), il Vescovo Donato ha consegnato alla Chiesa che è in Lungro alcune linee guida da seguire e approfondire nel prossimo anno ecclesiastico, che nel rito bizantino ha inizio con il 1° di settembre.

Le parole del Vescovo Donato, pronunciate durante l’Assemblea nella Introduzione e nelle Conclusioni, senza dimenticare quelle rivolte al popolo di Dio nell’Omelia della Divina Liturgia con la quale l’Assemblea Diocesana si è aperta, hanno invitato la Chiesa che è in Lungro a procedere nell’impegno ecumenico, per una rilettura della propria storia che possa aiutare nel cammino sinodale di Chiesa.

Ecco alcuni dei temi affrontati dal Vescovo: la necessità per la nostra Chiesa di camminare assieme nel testimoniare la bellezza dell’unità nella diversità; un cammino sinodale da vivere concretamente a tutti i livelli di Chiesa, attivando processi e istanze che invitino alla partecipazione di tutti i battezzati (laici e clero) nel processo decisionale della Chiesa locale; una centralità della testimonianza cristiana di vita per un annuncio evangelico che susciti nel cuore delle nuove generazioni meraviglia e stupore.

L’Assemblea si è conclusa dopo la preghiera del Vespro e l’ultima relazione della giornata, tenuta dal prof. Riccardo Burigana, al quale il Vescovo si è rivolto, complimentandosi con lui e con il protopresbitero Antonio Bellusci, per ringraziarlo della scrittura della Storia dell’Eparchia di Lungro, in due volumi, pubblicati in occasione del primo centenario di vita della nostra Eparchia.

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Al via la 33a Assemblea Diocesana - Corso di Aggiornamento Teologico

L’Eparchia in cammino sinodale.

 

(a.t.) Si terrà lunedì 31 agosto 2020 la 33^ Assemblea Diocesana – Corso di Aggiornamento Teologico dell’Eparchia di Lungro, e quest’anno, causa emergenza covid-19, l’incontrò sarà concentrato in una sola giornata nella Chiesa Cattedrale “San Nicola di Mira” di Lungro (CS).

La Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, presieduta dal vescovo Donato Oliverio, darà avvio ai lavori dell’Assemblea. Il vescovo Donato, nel Saluto Introduttivo, oltre a dare motivazione dell’argomento scelto per quest’anno, presenterà i due relatori previsti: il dott. Gianpaolo Rigotti, Archivista della Congregazione per le Chiese Orientali, il quale relazionerà la mattina su L’Eparchia di Lungro in cammino. Tra il dopoguerra e il concilio Vaticano II. Il pomeriggio, dopo la preghiera del Vespro prevista per le ore 16.00 sarà la volta del prof. Riccardo Burigana, docente di Storia ecumenica della Chiesa e Direttore del Centro Studi per l’Ecumenismo in Italia, a relazionare su “La sua indole essenzialmente pastorale”. L’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II e l’ecumenismo quotidiano.

I temi che il Vescovo ha inteso siano trattati nell’Assemblea Diocesana di quest’anno sono strettamente collegati a due eventi che non possono lasciare indifferente l’Eparchia di Lungro: da una parte vi è la visione sinodale che nei secoli, non sempre in maniera cosciente, ha interessato il cammino delle Chiese; dall’altra il 25° anniversario della pubblicazione della Lettera enciclica di Giovanni Paolo II Ut unum sint, un documento con il quale si ribadiva  l’impegno per l’unità dei cristiani nella Chiesa Una, un impegno sempre in avanti e mai in retromarcia.

Alla luce del cammino sinodale che l’Eparchia di Lungro sta compiendo, soprattutto grazie ad una maggiore presa di coscienza della propria storia avvenuta con l’Anno Centenario, l’Assemblea prevede, oltre ai momenti di preghiera comunitaria come ad esempio la Preghiera dell’Ora VI e del Vespro, interventi del popolo di Dio, affinché sempre più e sempre meglio sia attivato un processo sinodale in tutti i livelli della Chiesa di Cristo.

L’Assemblea si concluderà con il Documento finale dopo il Messaggio Conclusivo del Vescovo Donato.

 

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«Quanta est nobis via?». Un messaggio di papa Francesco al cardinal Koch nel 25° anniversario della Ut unum sint.

 

di Alex Talarico.

Comparso già in «Veritas in caritate», 13/4-5 (2020), p. 36.

Il 25 maggio 1995 veniva pubblicata la Lettera Enciclica Ut unum sint da san Giovanni Paolo II, con la quale il pontefice, con lo sguardo proteso al Giubileo del 2000, rinsaldava l’impegno dei cattolici per un dialogo ecumenico e si inseriva nel solco dei suoi predecessori che, a partire da Pio XI, in forme diverse anche a seconda del contesto storico, continuavano a porsi il problema delle divisioni all’interno della Chiesa Una.

Papa Francesco lo scorso 24 maggio 2020 ha inviato una Lettera al cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, in occasione del 25° anniversario della pubblicazione della Enciclica che era stata pensata affinché tutti i cristiani siano impegnati «in modo irreversibile a percorrere la via della ricerca ecumenica» e affinché – così come Bartolomeo aveva sottolineato nella riflessione che poi San Giovanni Paolo II fece sua nelle meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo del 1994 – professino «insieme la stessa verità sulla Croce».

Francesco, che sin dall’inizio del suo pontificato non nasconde come il cammino dell’unità dei cristiani sia una delle sue priorità, coglie l’occasione dell’anniversario della Enciclica Ut unum sint, che recepisce il decreto sull’ecumenismo Unitatis Redintegratio e apporta innovative considerazioni su un ripensamento di un esercizio del primato che non prescinda dalla tradizione ma che riesca ad andare oltre tutto ciò che è frutto di prerogative legate alla storia, per rendere «grazie al Signore per il cammino che ci ha concesso di compiere come cristiani nella ricerca della piena comunione».

Inoltre, con la lettera indirizzata al cardinale Koch, il papa intende rinnovare la sua «gratitudine a quanti hanno operato e operano» all’interno del Pontificio Consiglio, creato il 5 giugno 1960 da Giovanni XXIII, e trasformato, inizialmente in organismo permanente della Santa Sede da Paolo VI nel 1966 e, infine, in Pontificio Consiglio nel 1988 proprio da san Giovanni Paolo II.

Il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che era stato pensato da Giovanni XXIII come una delle Commissione preparatorie del concilio Vaticano II con l’incarico di invitare osservatori di altre confessioni al concilio che costituiva, sia dai primi momenti della sua celebrazione, un modo del tutto nuovo nel ripensamento della partecipazione della Chiesa cattolica al movimento ecumenico, oggi promuove iniziative, incontri ed eventi che possano favorire il cammino verso l’unità e lo sviluppo di legami con le altre Chiese e realtà ecclesiali.

La decisione di papa Francesco di scrivere al cardinale Koch, proprio in occasione dell’anniversario della Enciclica, vuol salutare due eventi che vanno ad inserirsi in quello che continua ad essere l’impegno di voler promuovere, all’interno della Chiesa cattolica, un autentico spirito ecumenico secondo il Decreto conciliare sull’ecumenismo: «un Vademecum ecumenico per i Vescovi, che sarà pubblicato nel prossimo autunno, come incoraggiamento e guida all’esercizio delle loro responsabilità ecumeniche… [e] il lancio della rivista Acta OEcumenica, che, rinnovando il Servizio di Informazione del Dicastero, si propone come sussidio per quanti lavorano al servizio dell’unità».

Il papa, che condivide «la sana impazienza di quanti a volte pensano che potremmo e dovremmo impegnarci di più», tuttavia, invita a non dimenticare i «molti passi [che] sono stati fatti in questi decenni per guarire ferite secolari e millenarie». Molto in questi anni, infatti, è stato fatto, soprattutto in occasione della commemorazione comune della Riforma del XVI secolo, per una guarigione delle memorie che andasse oltre la lettura parziale degli avvenimenti storici che, per troppo tempo, erano stati letti e raccontati in maniera confessionale.

Grazie a tanti cristiani che hanno voluto farsi carico della «accorata preghiera… “Che siano una cosa sola!” (cfr Gv 17, 21)», e che costituiscono i nostri «compagni di viaggio» nella prospettiva che «l’unità si fa camminando», molti altri sono i passi compiuti dalle Chiese e comunità cristiane: «il dialogo teologico e quello della carità, come pure varie forme di collaborazione nel dialogo della vita, sul piano pastorale e culturale».

«Quanta est nobis via?». La domanda di Ut unum sint rimane ancora oggi forte: «Quanta strada ci resta da fare?». Francesco ricorda che l’unità «non è principalmente il risultato della nostra azione, ma è dono dello Spirito santo» e verrà «come un miracolo alla fine: l’unità viene nel cammino, la fa lo Spirito Santo nel cammino». Riprendendo l’espressione utilizzata dal cardinale Koch in un articolo pubblicato su «L’Osservatore Romano» del 9 luglio 2016, Quando l’aereo è in volo sembra lento. Cinque indicazioni per il cammino ecumenico, il papa ricorda come il cammino, e quindi la dimensione sinodale, sia costitutivo della vita della Chiesa e dalla forte valenza ecumenica: «Come i discepoli di Emmaus, possiamo sentire la presenza di Cristo risorto che cammina accanto a noi e ci spiega le Scritture e riconoscerlo nella frazione del pane, in attesa di condividere insieme la Mensa eucaristica».

Alla luce del messaggio del papa al cardinale Koch continuiamo a camminare, interrogandoci sulla strada che ci resta da fare andando ad attingere alle fresche correnti dei documenti del concilio Vaticano II e del magistero dei pontefici, che ancora oggi, richiedono una sempre migliore recezione e comprensione, in quanto tanto ancora hanno da dire, così come tanto ha da darci la Ut unum sint, un testo che richiede approfondimento e studio affinché si possa realizzare «quella unità nella legittima diversità dei carismi».

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Il valore ecumenico della catechesi. Uno sguardo al Direttorio per la catechesi.

di Alex Talarico.

Comparso già in «Veritas in caritate», 13/6-7 (2020), pp. 36-38.

Il 25 giugno scorso, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, mons. Rino Fisichella, in una intervista a Vatican News, presentando il terzo Direttorio per la Catechesi, un nuovo strumento sulla linea del Concilio Vaticano II e di quel saper cogliere i segni dei tempi, redatto con la finalità di «prendere in considerazione con grande realismo il nuovo che si affaccia, con il tentativo di proporne una lettura che coinvolgesse la catechesi», ricordava che quest’ultima «abbraccia tutta la vita di ogni battezzato, in quanto incontro col Signore e partecipazione del suo mistero nella nostra vita».

La Chiesa di oggi è chiamata, nella sua dimensione  missionaria, ad uscire per una nuova evangelizzazione che sia rivolta a tutti, in modo particolare a tutti coloro che «conservano una fede cattolica intensa e sincera, esprimendola in diversi modi, benché non partecipino frequentemente al culto»; anche verso tutti coloro che «non hanno un’appartenenza cordiale alla Chiesa e non sperimentano più la consolazione della fede» la Madre Chiesa deve impegnarsi affinché questi «vivano una conversione che restituisca loro la gioia della fede e il desiderio di impegnarsi con il Vangelo»; infine, proprio perché «tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo» i cristiani devono farsi annunciatori verso tutti coloro che «cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto».

È proprio alla luce di ciò che, per una sempre maggiore «crescita dei credenti, in modo che rispondano sempre meglio e con tutta la loro vita all’amore di Dio», è stato pensato il Direttorio che è suddiviso in tre nuclei principali: La catechesi nella missione evangelizzatrice della Chiesa, con una parte che, dopo aver trattato del nucleo della Rivelazione cristiana e della sua trasmissione, si interessa del catechista e della sua formazione, Il processo della catechesi, che non può prescindere da una pedagogia della fede che interessi la vita delle persone e La catechesi nelle Chiese particolari, in cui viene presentata la comunità cristiana come soggetto di una catechesi che deve confrontarsi con il mutare degli scenari culturali contemporanei e deve porsi il problema di una inculturazione della fede.

Nei suoi 428 numeri, il Direttorio non manca di riferimenti al dialogo e all’ecumenismo, come ad esempio al n. 185 che è dedicato all’importanza nel dialogo ecumenico del Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale venne «pubblicato per i Pastori e i fedeli, e tra questi specialmente per coloro che hanno una responsabilità nel ministero della catechesi all’interno della Chiesa» e, rendendo conto della Tradizione cattolica, «può favorire il dialogo ecumenico e può essere utile a tutti coloro, anche non cristiani, che desiderano conoscere la fede cattolica». Anche al numero 317, quando il Direttorio in sei numeri affronta la questione dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola, si sottolinea come l’insegnamento della religione abbia «valore ecumenico, quando viene genuinamente presentata la dottrina cristiana», con la chiara consapevolezza che tra i compiti dell’insegnante di religione cattolica vi è anche quello di contribuire alla formazione nello studente di una disponibilità al dialogo che «dovrebbe ispirare anche i rapporti con i nuovi movimenti religiosi di matrice cristiana e di ispirazione evangelica sorti in epoca più recente».

Tra i doveri del catechista, il Direttorio, assieme alle tappe della storia della salvezza, gli elementi essenziali del messaggio e dell’esperienza cristiana e il Magistero ecclesiale riguardo la catechesi, ricorda che i catechisti devono conoscere «gli elementi essenziali della vita e della teologia delle altre Chiese e comunità cristiane e delle altre religioni», questo però – precisa il Direttorio al numero 144 dando l’impressione di un ecumenismo che ha ragione di esistere solo in presenza di altre confessioni nel territorio e non a prescindere da tutto in quanto priorità di ogni cristiano – soltanto «nei contesti ecumenici e in quelli di pluralismo interreligioso», per un sempre maggiore dialogo che «sia autentico e fruttuoso». Lo stesso criterio è applicato per la conoscenza di tradizioni cattoliche differenti: i catechisti, infatti, sono invitati ad avere «una conoscenza generale della teologia, della liturgia e della disciplina sacramentale», soltanto se quei catechisti vivono «in alcune parti del mondo, dove vivono insieme cattolici di tradizioni ecclesiali diverse».

È nel X capitolo, ai numeri 343-344-345-346, dedicato alla Catechesi di fronte agli scenari culturali contemporanei, che la riflessione sul tema dell’ecumenismo viene sviluppata nel paragrafo Catechesi in contesto ecumenico. Qui, a differenza del numero ricordato poc’anzi, dopo aver ricordato che la Chiesa «per sua natura realtà dialogica in quanto immagine della Trinità e animata dallo Spirito, è impegnata in modo irreversibile nella promozione dell’unità di tutti i discepoli di Cristo», viene sottolineata la dimensione ecumenica della catechesi che, assieme all’annuncio del Vangelo, è «a servizio del dialogo e della formazione ecumenica».

La catechesi è chiamata ad «affermare che la divisione è una ferita grave che contraddice la volontà del Signore e che i cattolici sono invitati a partecipare attivamente al movimento ecumenico, soprattutto con la preghiera (cf UR 1 e 8); esporre con chiarezza e carità la dottrina della fede cattolica “rispettando specialmente l’ordine e la gerarchia delle verità (cf UR 11) ed evitando le espressioni e i modi di esporre la dottrina che potrebbero riuscire di ostacolo al dialogo”; presentare in modo corretto l’insegnamento delle altre Chiese e comunità ecclesiali, mostrando ciò che unisce i cristiani e spiegando, anche con brevi cenni storici, ciò che divide». Con la sua profonda valenza educativa la catechesi supportata da una opportuna formazione ecumenica saprà «suscitare dei catechizzandi un desiderio di unità, aiutandoli a vivere il contatto con le persone di altre confessioni, coltivando la propria identità cattolica nel rispetto della fede degli altri».

Nato come risposta ai segni dei tempi, il Direttorio ricorda la particolarità del mondo odierno, fatto di intrecci di «convivenza di diverse fedi nelle scuole, nelle università e negli altri ambienti di vita» in cui si assiste anche ad un «incremento del numero di matrimoni misti»; è necessario pertanto oggi vivere il nostro essere cristiani con uno spirito ecumenico, non soltanto «nei contesti in cui sono più visibili le divisioni tra cristiani» ma a tutti i livelli di Chiesa e in tutte le sue componenti, avendo ben chiaro che l’ecumenismo è un imperativo per ciascun cristiano, il quale è chiamato ad operare e adoperarsi per l’unità della Chiesa di Cristo, non per particolari motivazioni sociologiche, di convenienza o questioni pratiche: operare per l’unità dei cristiani vuol dire prendere a cuore e prendersi carico della preghiera fatta da Gesù al Padre.

L’auspicio che emerge dalla monumentale opera del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che sembra avere ben chiaro come il dialogo con gli ebrei non possa essere relegato in secondo piano rispetto al dialogo ecumenico, in quanto il dialogo tra cristiani ed ebrei è chiamato a risanare la prima vera e grande divisione che ha ferito la Chiesa Una, è una sempre maggiore collaborazione tra i cristiani nella formazione del popolo di Dio che porterà, partendo da ciò che unisce i cristiani piuttosto che da ciò che li divide, a «forme comuni di annuncio, di servizio e di testimonianza», grazie alla chiara consapevolezza che «lo stesso impegno per l’unità dei cristiani è via e strumento credibile di evangelizzazione nel mondo».

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Un nuovo presbitero per l’Eparchia: papàs Giampiero Vaccaro

LUNGRO – Il 6 agosto 2020, nella Divina Liturgia della Trasfigurazione di nostro Signore Gesù Cristo, mons. Donato Oliverio, ha elevato al grado di presbitero il diacono Giampiero Vaccaro. Il novello presbitero, cresciuto in un ambiente familiare cristiano, ha mosso i suoi primi passi nella comunità parrocchiale “San Nicola di Mira” in Lungro, sotto lo sguardo benevolo dei presbiteri e delle suore.

Papàs Vaccaro ha compiuto il percorso formativo presso il Seminario Eparchiale italo-greco-albanese di Lungro a Cosenza, frequentando i corsi presso l’Istituto Teologico Cosentino, dove ha conseguito il baccalaureato, e successivamente frequentando il Pontificio Istituto Orientale, dove ha conseguito la licenza in Scienze Ecclesiastiche.

Il Vescovo Donato nell’omelia ha esortato il novello presbitero ad essere «uomo di preghiera e uomo del silenzio», sottolineando al contempo l’importanza di una «preghiera che non si limiti soltanto alle ufficiature celebrate bene, quotidianamente, ma si espanda ad ogni momento della tua vita» e l’importanza del silenzio, quale luogo dell’incontro con Dio e con la sua Parola, in quanto «Senza la Parola di Dio noi non siamo nulla nella Chiesa; senza la Parola di Dio tutto il nostro impegno non gioverebbe a nulla».

Al termine della Divina Liturgia, concelebrata da numerosi sacerdoti provenienti non solo dalla Eparchia, papàs Giampiero ha ringraziato Dio e i partecipanti e ha chiesto la protezione della Madre di Dio, affinché possa svolgere conformemente al progetto di Dio questo suo ministero di predicazione del Vangelo, di cura del popolo di Dio e di celebrazione del culto divino, per la gloria di Dio e per la divinizzazione di ogni uomo.

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Circolare del Vescovo Donato, 1 giugno 2020

Al Rev.mo CLERO
alle Religiose e ai Fedeli Laici
Carissimi,
la Chiesa è in festa perché celebra la sua nascita, celebra il dono della Pentecoste, la discesa dello Spirito santo sugli Apostoli, cinquanta giorni dopo la Pasqua, che segna la nascita della Chiesa di Gesù Cristo. La Chiesa è nata in un clima tutt’altro che sereno e pacifico. I discepoli dopo la Resurrezione del Signore sono colmi di inquietudine e incertezza e qui c’è una certa somiglianza con lo stato d’animo che stiamo vivendo un po’ tutti in questa fase della pandemia. Abbiamo riaperto le Chiese e sono riprese le celebrazioni eucaristiche domenicali e quotidiane con la partecipazione dei fedeli, però respiriamo insicurezza e siamo logorati da una certa ansia sottintesa, che si protrae da molte settimane e non accenna a finire, ma siamo fiduciosi, con le dovute precauzioni, che tutto andrà bene. La promessa di Gesù è chiara: “Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di Voi”. È il dono del Signore risorto, è lo Spirito di Dio, è la vita di Dio. L’amore di Dio è stato riversato su di noi, nei nostri cuori. Ed è lo Spirito che guida la Chiesa, guida la vita di ogni cristiano, lo Spirito di Verità che è presente in ogni luogo e tutto riempie: “Vieni ed abita in noi e purifica le nostre anime”, così lo invochiamo. Ed è grazie allo Spirito che noi oggi possiamo testimoniare la speranza che portiamo nei nostri cuori, che infonde in noi la consolazione di Dio.
UN ANNO SPECIALE DEDICATO ALLA LAUDATO SI’
“Un anno speciale di anniversario della Laudato Si’, un anno per riflettere sull’Enciclica, dal 24 maggio di quest’anno fino al 24 maggio del prossimo anno”. È l’annuncio fatto da Papa Francesco al termine del Regina Coeli di domenica 24 maggio u.s., quando ha ricordato il quinto anniversario dell’Enciclica “con la quale si è cercato di richiamare l’attenzione al grido delle Terra e dei poveri”. Grazie alla “Settimana Laudato Si’” che abbiamo appena celebrato, “sboccerà un intero Anno speciale di riflessione sulla cura del creato”. Quale realtà ecclesiale in comunione con il successore di Pietro e da sempre con lo sguardo rivolto all’Oriente cristiano, l’Eparchia di Lungro sente forte la necessità di un tempo di riflessione sul Creato, un tema dalla profonda valenza ecumenica e che vede le sue radici nei rapporti tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa.
GESTI PROFETICI SULLA STRADA VERSO L’UNITÀ
Lettera pontificia per i venticinque anni della “Ut unum sint”
di Giovanni Paolo II
Lo Spirito Santo “ispiri nuovi gesti profetici e rafforzi la carità fraterna tra tutti i discepoli di Cristo”. È l’auspicio con cui si chiude la lettera che il Papa ha inviato al Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’Enciclica “Ut unum sint” di Giovanni Paolo II: un testo, sottolinea Papa Francesco, che ha confermato “in modo irreversibile l’impegno ecumenico della Chiesa Cattolica”. “In questo anniversario, scrive il Papa, rendo grazie al Signore per il cammino che ci ha concesso di compiere come cristiani nella ricerca della piena comunione…lo Spirito Santo ispiri nuovi gesti profetici e rafforzi la carità fraterna tra tutti i discepoli di Cristo, perché il mondo creda e si moltiplichi la lode al Padre che è nei cieli”.
INTERVENTI CARITAS EMERGENZA PANDEMIA
In questa situazione di emergenza sanitaria Caritas Italiana è in prima linea per attuare un piano contro il diffondersi della pandemia e per prestare le cure necessarie, anche la nostra Caritas Diocesana è immersa in questa gara di solidarietà e di aiuti materiali e spirituali. Il Direttore, Papàs Remus Mosneag che ringrazio, ha inoltrato a tutti i Parroci dell’Eparchia un questionario per rilevare la situazione di bisogno provocata dalla pandemia. Sulla base dei dati pervenuti la Caritas Diocesana ha avviato una nuova progettazione per la durata di tutto l’anno 2020 al fine di venire incontro alle famiglie in grave stato di disagio socio economico. Radicati nella fede, è importante camminare insieme con spirito, cuore e testa, ci ricorda il Presidente di Caritas Italiana. Un altro intervento che ci deve accomunare è quello dell’ascolto, anche per via telefonica, con un’attenzione in particolare ad anziani e malati, pensato anche come sostegno psicologico per quanti sono provati e disorientati da questa pandemia. Questo è un tempo che richiede più solidarietà e continuare ad essere in prima linea e dare un segno di presenza e di speranza.
CHIROTONIA PRESBITERALE
Con cuore riconoscente verso Dio, vi comunico che il 06 agosto p.v. – Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – nella Chiesa Cattedrale “San Nicola di Mira” di Lungro, lo Spirito Santo con l’imposizione delle mie mani conferirà la grazia del Sacerdozio al diacono Giampiero Vaccaro. Sarà un giorno di esultanza per tutta la comunità diocesana, che accoglierà con fede il dono di un nuovo Presbitero, che il Signore, nella sua misericordia, le fa. Vi invito ad accompagnarlo in questi due mesi nel suo cammino verso l’Altare con preghiera fervente, affinché egli diventi strumento di santificazione per le anime.
XXXIII ASSEMBLEA ANNUALE DIOCESANA
Corso di aggiornamento teologico
31 agosto 2020 – Chiesa Cattedrale – Lungro
In questo anno particolare e difficile segnato dalla pandemia abbiamo pensato di non interrompere la bella tradizione della nostra Eparchia dell’Assemblea Annuale Diocesana. Così secondo il calendario predisposto invece di due giorni, ci ritroviamo per un sol giorno, il 31 agosto nella Chiesa Cattedrale. Successivamente verrà diffuso
il programma. Relazioneranno: il Dott. Giampaolo Rigotti, Archivista della Congregazione per le Chiese Orientali; e il Prof. Riccardo Burigana, Direttore del Centro per l’Ecumenismo in Italia a Venezia. Invoco su di Voi e sulle Vostre Comunità la benedizione del Signore.
Lungro, 1 giugno 2020
Lunedì dello Spirito Santo
+ Donato Oliverio, Vescovo
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