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Vicario Generale della Diocesi di Lungro

Commemorazione dei Defunti – Java e Prigatorvet

EPARCHIA  DI  LUNGRO DEGLI  ITALO-ALBANESI  DELL’ITALIA  CONTINENTALE

 Mistagogia della vita  Cristiana

 L’Anno   Liturgico Bizantino

 L U N G R O 2019

 

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I DEFUNTI

 O solo Creatore, che con profonda sapienza e amore governi l’universo, e a tutte le creature dai quel che a ciascuna conviene, concedi, o Signore, riposo alle anime dei tuoi servi, poiché essi in te, Creatore e Dio nostro, hanno riposto la loro speranza (tropario dei defunti).

 Assieme ai tuoi Santi, fa’ che riposino, o Cristo, le anime dei tuoi servi là, dove non vi è affanno, né dolore, né gemito, ma vita eterna (kontàkion dei defunti).

 

 Il giovane: Quando si commemorano i defunti nell’anno liturgico bizantino?

 Il sacerdote: Nella Chiesa bizantina, i defunti non sono commemorati in un giorno fisso dell’anno, ma si ricordano in due specifiche ricorrenze: il sabato precedente la domenica di Carnevale, in cui, nelle nostre comunità, se ne fa memoria con particolare raccoglimento, e la vigilia di Pentecoste. Questi due giorni sono denominati “Sabato delle anime” (Psychosàbbaton).

La Chiesa ci invita così, ad una commemorazione universale “di tutti quelli che si sono addormentati nella speranza della resurrezione e della vita eterna”.

 

 Il giovane: Perché i defunti vengono ricordati in prossimità della Pentecoste e della Quaresima?

 Il sacerdote: Con la sua resurrezione, il Signore ha sconfitto la morte, salvando l’umanità riscattata dal peccato e dalle tenebre eterne. Di questo dobbiamo rendere grazie al Padre che ci dona il Figlio risorto nello Spirito Santo, vivificando anche i nostri corpi mortali. Così, il Padre, per grazia e per amore, riserva la stessa sorte del Figlio glorioso a tutti gli altri suoi figli, tramite la potenza dello Spirito Santo, che ci permette di restare in comunione di fede, speranza e carità con tutti coloro che ci hanno preceduto nel Regno dei cieli. E la pericope evangelica del giorno (Gv 5, 24-30) ci richiama all’ascolto della Parola e alla fede, per non essere sottoposti a giudizio e passare dalla morte alla vita.

In prossimità della Quaresima, e quindi del digiuno e della penitenza, la Chiesa ci esorta alla compunzione, alla consapevolezza del nostro limite ed alla contemplazione della morte, che ci spinge a volgere lo sguardo a quel “Dio degli spiriti e di ogni carne”, il quale ci dona la vita eterna. Anche il brano evangelico odierno (Lc 21, 8-9. 25-27. 33-36), mentre ci invita ad una costante vigilanza, per fuggire dal sonno dello spirito, ci ricorda il giorno del “Giudizio”, grande e tremendo, quando il Figlio dell’uomo, verrà “su una nube con potenza e gloria”, all’improvviso, di fronte al quale tutti dovremo comparire ed esserne degni.

Il giovane: Qual è il fondamento della preghiera per i defunti?

 Il sacerdote: “Amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 34-35). L’amore, che Cristo raccomanda ai suoi discepoli, è la vita stessa della Chiesa, è il comandamento “nuovo”, su cui si fonda l’esistenza di ogni credente.

Gesù più volte afferma che la Legge e i Profeti si riassumono nell’amore verso Dio e verso il prossimo (Mt 22, 36 e ss; Mc 12, 28-31). Al termine della vita, ciascuno di noi sarà giudicato proprio sull’amore.

La preghiera per i defunti è un’espressione essenziale della Chiesa, in quanto amore. Noi chiediamo al Signore, ricco di misericordia ed amico degli uomini, di essere clemente nel giorno del giudizio, e di concedere ai defunti, che si trovano già nel tempo eterno, il riposo nel seno di Abramo, nelle tende dei giusti, laddove non esiste né dolore, né affanno, né gemito, ma vita senza fine, nell’attesa della Parusia. “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”, questo recitiamo nel Credo. Esiste, così, tra noi viventi e quanti si sono addormentati nel Signore, una misteriosa reciproca comunione di amore, che ci riconduce a Cristo, amore per eccellenza e Dio della vita e della morte.

 

Il giovane: Perché la Chiesa raccomanda di pregare per i defunti?

 Il sacerdote: La Chiesa, fin dai primi tempi, ha coltivato, con una grande pietà, la memoria dei defunti e, poiché “santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati” (2Mac 12,45), ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico: “Ricordati anche di tutti quelli che si sono addormentati nella speranza della resurrezione per la vita eterna. E fa’ che riposino ove splende la luce del tuo volto” (dalla Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo). Lo stesso S. Giovanni Crisostomo ribatte: “Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire loro le nostre preghiere” (PG 61, 594-595).

Oltre alla preghiera, la Chiesa raccomanda anche le elemosine e le opere di penitenza.

Nelle nostre comunità, per tutta la settimana che precede la grande Quaresima, si era soliti praticare l’elemosina (picihùdhra) ai mendicanti che venivano bussare alla porta, mentre, nel sabato che conclude questa particolare settimana, ancora oggi ci si reca in processione al cimitero, per pregare sulle tombe dei defunti.

 

Il giovane: Qual è la preghiera specifica per i defunti nella nostra Chiesa?

 Il sacerdote: La preghiera più comune è quella del Trisaghion, in cui si supplica il Signore che conceda ai defunti “il riposo tra gli spiriti dei giusti”, nel luogo della luce e della letizia, e condoni loro “ogni peccato commesso in parole, in opere e in pensiero, quale Dio clemente ed amante degli uomini”. Questa preghiera viene recitata di fronte all’iconostasi, dove, su un tavolino, è posto un piatto di collivi, grano cotto condito con vari ingredienti, che poi viene distribuito ai fedeli presenti, in ricordo appunto di chi ci ha preceduto nella morte, nella speranza della resurrezione. “Eterna la tua memoria, fratello nostro indimenticabile e degno della beatitudine”, questo è l’estremo saluto che la liturgia proclama per quanti si sono addormentati nel Signore, in attesa della sua seconda venuta.

 

Il giovane: Quale significato hanno i collivi?

 Il sacerdote: I collivi hanno un profondo significato mistico: come il chicco di grano, per germogliare, ha bisogno di essere sotterrato, così coloro che devono essere partecipi della beatitudine eterna, occorre che subiscano la morte. Questo simbolismo è ispirato al ben noto passo evangelico: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24). E S. Paolo sottolinea questa fecondità spirituale, usando il medesimo paragone di Gesù: “Ciò che tu semini non prende vita se prima non muore” (1Cor 15, 36).

Questa legge della morte, via verso la resurrezione e la vera vita, vale in primo luogo per Gesù: egli con la sua morte salverà tutto il genere umano; ma vale anche per noi cristiani: se non moriamo come il chicco di grano posto sotto terra, non potremo entrare nella dimensione di una vita infinitamente più intensa e feconda.

 

 Il giovane: Possiamo credere che ogni morte sia feconda?

 Il sacerdote: Dopo aver esposto la parabola del chicco di grano, Gesù la completa applicandola a noi: “Chi ama la propria vita la perderà”. Amare la propria vita qui significa vivere nell’egoismo, nel rifiuto di servire Dio e i propri fratelli; ed allora ci chiediamo: come può essere positiva e feconda la morte, se viene solo a porre fine ad una esistenza di egoismo? Al contrario, perdere la propria vita al servizio di Dio e del prossimo, nell’amore e nella pienezza, vuol dire conservarla per l’eternità.

 

Il giovane: La vita eterna! Ma come immaginarla e desiderarla?

 Il sacerdote: Gesù ne dà la definizione più semplice: se uno mi vuole servire, mi segua, sia mio discepolo e imitatore. E dove sono io, là sarà anche il mio servo. La vita eterna, il cielo è essere con Cristo, come lui stesso ha promesso al buon ladrone, suo compagno di crocifissione sul Calvario: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23,43).

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Venerdì 6 febbraio 2026

Vangelo di San Marco capitolo 15, versetti 20b.22.25.33-41

 

20 E e qelltin jashtë se t’e vëjin mbë kryq.

22E qelltin te vendi çë thërritet Golgothà, çë vjen me thënë “vend i kutullës”.

25Ish ora e tretë kur e vunë mbë kryq.

 33E si erru ora e gjashtë, u bë errësirë mbi të tërë jetën, njera tek e nëndëta orë. 34Tek e nëndëta orë, Jisui shtu një thirrmë të madhe e tha: “Eloì, Eloì, llamà savahthanì?” Çë vjen me thënë: “Perëndia im, Perëndia im, pse më lëreve?”. 35Dica ndër ata çë ishin atje, kur e gjegjëtin, thojin “Njo, thërret Elinë”. 36Si rrodhi një, ngjyejti një sponxë tek uthulla, e vuri mbi një kallmër, e i jip të pij, tue thënë: “Pritni, shohim nëse vjen Elia t’e nxjerë nga kryqja!”. 37Po Jisui, si shtu një thirrmë të madhe, dha shpirtin. 38Dhe veli i tempullit u nda dysh, çë lart njera posht. 39Ahiera qenturjoni, çë i rrij përpara atij, si pa se, tue thërritur ashtu, kish vdekur, tha: “Vërtet ky njeri ish i Biri i Perëndisë!”.

40Ishin atje edhe dica gra, çë ruajin prej së larg; ndër ato ish Maria e Magdalës, Maria e jëma Japkut të vogël dhe e Josesit, dhe Saloma; 41të cilat i vejin pas edhe e shërbejin kur ish ndë Galiletë; e shumë të tjera çë u kishin hypur me ’të në Jerusalim.

 

20 lo condussero fuori per crocifiggerlo.

22Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa “Luogo del cranio”,  

25Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. 

33Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio.

34Alle tre, Gesù gridò a gran voce: “ Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?“. 35Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Ecco, chiama Elia!”. 36Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere , dicendo: “Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere”. 37Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
38Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. 39Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”.

40Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, 41le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

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Venerdì 6 febbraio 2026, Apodhosis della festa dell’Ypapantì, memoria di San Bucolo, vescovo di Smirne

San Bucolo è venerato come il primo vescovo di Smirne (l’attuale Izmir, in Turchia) ed è una figura cardine delle origini del cristianesimo in Asia Minore.

Secondo la tradizione, Bucolo fu discepolo di San Giovanni l’Evangelista, che lo scelse e lo consacrò vescovo di Smirne proprio per la sua rettitudine e dedizione fin dalla giovinezza.

Prima di morire, San Bucolo designò come suo successore il celebre San Policarpo di Smirne, uno dei Padri Apostolici più influenti del II secolo.

Una leggenda devozionale narra che sulla sua tomba crebbe una pianta di mirto dotata di proprietà curative per i malati.

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5 febbraio Sant’Agata martire

Nella Sicilia del III secolo, la storia di Agata si dipana fra Catania e Palermo, le due città che si contendono i natali della martire. Leggendo la sua “Passio”, pare si possa desumere che la fanciulla sia nata nel 235 alle falde dell’Etna, da una nobile e ricca famiglia. È ancora adolescente quando manifesta la volontà di consacrarsi a Dio, e con il rito della velatio riceve dal suo vescovo il flammeum, il velo rosso portato allora dalle vergini consacrate. La tradizione la descrive anche diaconessa, dedita al servizio per la comunità cristiana. Nel 250 l’editto dell’imperatore Decio contro i cristiani scatena una dura persecuzione e a Catania ad applicarlo duramente è lo spietato proconsole Quinziano, che s’invaghisce di Agata.

 

La giovane fugge a Palermo, ma viene ritrovata e riportata a Catania. Condotta da Quinziano, rifiuta di abiurare. Il proconsole, allora, deciso ad attentare alla verginità della fanciulla, la affida ad una cortigiana di facili costumi, Afrodisia, per farla educare alle arti amatorie. Agata rimane fedele a Cristo, sicché viene riconsegnata a Quinziano che decide di sottoporla a processo. Gli Atti del Martirio di Sant’Agata riportano i colloqui. “Di che condizione sei tu?” chiede Quinziano ad Agata che risponde: “Non solo nata libera, ma di nobile famiglia”. E Quinziano: “E se attesti di esser libera e nobile, perché mostri di vivere e vestire da schiava?”. “Perché sono serva di Cristo” ribatte Agata. E ancora Quinziano: “Ma se sei veramente libera e nobile, perché volerti fare schiava?”. E Agata: “La massima libertà e nobiltà sta qui: nel dimostrare di essere servi di Cristo”. Ribatte Quinziano: “E che perciò? Noi che disprezziamo la servitù di Cristo e veneriamo gli dei non abbiamo libertà?”. “La vostra libertà vi trascina a tanta schiavitù, che non solo vi fa servi del peccato, ma anche vi sottomette ai legni e alle pietre” afferma Agata. Di fronte a queste parole Quinziano esorta ancora una volta Agata a rinnegare Cristo e per indurla a riflettere la fa condurre in carcere. Ma il giorno successivo, di fronte al nuovo diniego della giovane, stabilisce che venga sottoposta ai supplizi. Furibondo nel vederla affrontare le pene con coraggio, Quinziano comanda che venga torturata alle mammelle e che le vengano strappate. Agata viene riportata in carcere dolorante e sanguinante, ma nella notte le appare San Pietro che la risana. Riportata in tribunale Agata rifiuta ancora una volta di adorare gli dei e dichiara di essere stata guarita da Gesù Cristo. Furibondo per il coraggio della ragazza nonostante le torture, Quinziano decreta per lei i carboni ardenti, avvolta solo dal suo velo rosso da sposa di Cristo.

 

“Mentre l’ordine veniva eseguito, subito il luogo, dove il santo corpo veniva rivoltato fu scosso … anche tutta la città di Catania fu scossa dalla veemenza del terremoto. Perciò tutti corsero al tribunale del giudice e cominciarono a tumultare grandemente, perché tormentava con empi strazi la santa serva di Dio, e per questo tutti si trovavano in grave pericolo”. Agata, col suo velo rimasto integro, viene tolta dalle braci ed “entrata poi nuovamente nel carcere, allargò le sue braccia al Signore, e disse: ‘Signore che mi hai creato e custodito dalla mia infanzia, e che nella giovinezza mi hai fatto agire virilmente, che togliesti da me l’amare del secolo, che preservasti il mio corpo dalla contaminazione, che mi facesti vincere i tormenti del carnefice, il ferro, il fuoco e le catene, che mi donasti fra i tormenti la virtù della pazienza; ti prego di accogliere ora il mio spirito, perché è già tempo che io lasci questo mondo per tuo comando e giunga alla tua misericordia’. Dette queste parole alla presenza di molti, a voce spiegata, rese lo spirito”. Era il 5 febbraio dell’anno 251.

 

 

Raccontano ancora gli Atti del Martirio: “Dopo un anno … il monte Etna eruttò un grande incendio, e come un fiume ardente così il fuoco impetuoso, liquefacendo e pietre e terra, veniva alla città di Catania”. In tanti si recano allora al sepolcro di Agata per chiedere la sua intercessione e il suo velo viene posto dinanzi alla colata lavica. Miracolosamente la lava si arresta. La fama del prodigio fa di Agata la patrona di Catania. Il suo culto nasce già ad un anno dal suo martirio e si diffonde rapidamente ovunque. Le sue reliquie sono conservate a Catania nel duomo a lei dedicato.

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Giovedì 5 febbraio 2026

Vangelo di San Marco (capitolo 15, versetti dal 1 al 15)

 

15 1E menatet njize kryepriftrat, bashkë me pleqtë e skribët e sinedri i tërë, ture mbajtur këshill, si e lidhëtin Jisuin, e qelltin e ja dhanë Pilatit. 2E Pilati e pyejti: “Ti je rregji i Judhinjvet?”. Dhe ai ju përgjegj e i tha: “Ti vet e thua”. 3Ndërkaq krerët e priftravet e ngalesjin për shumë shërbise. 4Pilati njetër herë e pyejti: “S’përgjegje faregjë? E sheh për sa shërbise të ngalesin?”. 5E Jisui s’ju përgjegj fare më gjë, ashtu çë Pilati qëndroi i marmarostë.

6Për festën Pilati i lëj të lirë atyre një filaqir çë lypjin ata. 7Një, çë thërrisjin Barabë, ish në filaqi bashkë me kryengritësit, të cilët, në trubullirë, kishin vrarë një njeri. 8E gjindja, çë kish vatur atjè, zu e i lypi Pilatit atë çë ai kish zakon t’i jip atyre. 9Ahiera Pilati ju përgjegj atyre: “Doni të ju lë të lirë juve rregjin e Judhinjvet?”. 10Sepse dij se për zili kryepriftrat ja kishin dhënë ndër duar. 11Kryepriftrat shtyjtin gjindjen se t’i lëj të lirë atyre më shpejt Barabën. 12Pilati u përgjegj papà e i tha atyre: “Ç’kam t’i bënj pra atij çë ju thërritni rregji i Judhinjvet?”. 13E ata njetër herë thërritëtin: “Vëre mbë kryq!”. 14Po Pilati i thoj atyre: “Ç’lig bëri?”. Dhe ata thërritëtin më fort: “Vëre mbë kryq!”. 15E Pilati, sepse doj të qetësonij gjindjen, i lëshoi atyre Barabën, dhe Jisuin, pra çë bën e e rrahtin me fërshërë, ja dha atyre ndër duar se t’e vëjin mbë kryq.

 

151 E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. 2Pilato gli domandò: “Tu sei il re dei Giudei?”. Ed egli rispose: “Tu lo dici”. 3I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. 4Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: “Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!”. 5Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
6A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. 7Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. 8La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. 9Pilato rispose loro: “Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?”. 10Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. 11Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. 12Pilato disse loro di nuovo: “Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?”. 13Ed essi di nuovo gridarono: “Crocifiggilo!”. 14Pilato diceva loro: “Che male ha fatto?”. Ma essi gridarono più forte: “Crocifiggilo!”. 15Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

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ANNO GIUBILARE DI SAN FRANCESCO D’ASSISI – Reliquie in Eparchia dal 26 al 28 febbraio 2026

Si terrà dal 10 gennaio 2026 fino al 10 gennaio 2027, l’Anno speciale in occasione dell’Ottavo Centenario della morte del Santo d’Assisi.

Questo Anno speciale sproni tutti noi, ciascuno secondo le proprie possibilità, ad imitare il poverello, a formarci per quanto possibile sul modello di Cristo, a non vanificare i propositi dell’Anno Santo appena trascorso.

Tre giornate speciali di fede e spiritualità attendono le Comunità di San Cosmo Albanese, Lungro – Chiesa Cattedrale, Civita e San Benedetto Ullano: dal 26 al 28 febbraio p.v., le quattro Parrocchie accoglieranno le Reliquie di San Francesco d’Assisi.

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8 febbraio 2026 Giornata Diocesana della Vita Consacrata

XXX GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA
Domenica 8 febbraio 2026
L’incontro con Cristo è il cuore della vita consacrata, un incontro reale e quotidiano con Gesù che dà gioia e pace. Le consacrate sono chiamate a essere “alba della Chiesa”, testimoniando la luce di Dio anche dove altri vedono il buio.
Quest’anno tutte le Religiose, Piccole Operaie dei Sacri Cuori e Suore Basiliane Figlie di Santa Macrina, della nostra Eparchia sono invitate a San Cosmo
Albanese, nella Chiesa Parrocchiale “Santi Pietro e Paolo”, Domenica 8 febbraio p.v. alle ore 10,30 per la celebrazione della Divina Liturgia, in occasione della Giornata Diocesana della Vita Consacrata.
Dopo la Divina Liturgia ci ritroveremo per un momento di agape fraterna.

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4 Febbraio Sant’Isidoro Pelusiota

Nacque probabilmente ad Alessandria d’Egitto. Molto giovane, volendo imitare lo stile di vita di san Giovanni Battista nel deserto, rinunciò alle sue ricchezze e entrò in monastero. In seguito, dopo aver ricevuto l’ordinazione presbiterale, divenne abate di un monastero nei pressi di Pelusio, sempre in Egitto, divenne famoso per la perfezione cristiana che contraddistinse la sua vita.

Dal suo epistolario redatto in un greco elegante e raffinato, di cui restano oltre duemila esemplari, apprendiamo i suoi rapporti con il patriarca san Cirillo di Alessandria che fu un suo grande ammiratore. In questi scritti si rivela un grande diplomatico, molto erudito in teologia e sempre pronto a elargire i suoi consigli sulle pietà, la prudenza e l’umiltà. Da essi apprendiamo anche il suo desiderio di imitare il grande santo del mondo bizantino, Giovanni Crisostomo.

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Mercoledì 4 febbraio 2026

Marco 14,43-15,1

 

14 – 43E mbjatu, si ai folnij, vjen Judha Iskarjot, një ndër Dymbëdhjetët, e bashkë me ’të shumë gjindë me thikë e me drunje, nga ana e kryepriftravet, të skribëvet dhe të pleqëvet. 44E ai çë e tradhëtonij i kish dhënë atyre këtë shëngj: “Atë çë të puthënj u, ai është: zënie e qèllnie me kujdes të madh”. 45E si erdhi, ju qas shpejt atij e i tha: “Rabì” dhe e puthi. 46Ata i vunë duart ngrah dhe e rrëmbyen. 47E një ndër ata çë gjëndëshin atje përpara, si shkuli shpatën, i ra shërbëtorit të kryepriftit e i preu veshin. 48E Jisui u përgjegj e i tha atyre: “Si kundër njëi kusari kini ardhur me thikë e drunje se të më zëjit; 49ngadita isha në mes të juve te tempulli ture mësuar e ju s’më kini zënë. Po le të bëhen Shkrimet”. 50E gjithë ahiera e lanë atë e iktin. 51Po një trimth i vej pas, i pështjellë vetëm me një sindon, dhe e rrëmbyen. 52Po ai, si lëshoi sindonin, pështoi xheshur.

53E qelltin Jisuin tek kryeprifti, e atjè u mblodhëtin gjithë krerët e priftravet, e pleqtë e skribët. 54E Pjetri prej së larg i kish vatë pas atij njera mbrënda tek vali i shpisë së kryepriftit; e rrij ulur me shërbëtorët e ngrohej afër zjarrit. 55Kryepriftrat pra, e sinedri i tërë, kërkojin kundër Jisuit martrì se t’e vrisjin, e s’i gjetëtin 56sepse shumë bëjin martrì të rreme kundër atij, dhe martritë e tyre nëng përputhëshin. 57E dica u ngrenë e bëjin martri të rreme kundër atij, e thojin: 58“Na e gjegjëtim atë çë thoj: U dërmonj këtë tempull të stisur me duar e tek tri ditë do të stisënj njetër të bërë jo me duar njeriu”. 59Po edhe kjo martri e tyrja nëng ish e vërtetë. 60Ahiera kryeprifti u ngre në mes të mbledhjes e pyejti Jisuin ture i thënë: “S’përgjegje faregjë? Ç’martrì bëjën këta kundër teje?”. 61Po ai rrij qet e s’përgjegjej faregjë. Njetër herë kryeprifti e pyejti e i tha: “Je ti Krishti, i Biri i të Bekuarit?”. 62Jisui tha: “U jam!

E do të shihni të Birin e njeriut

ulur nga e djathta e Fuqisë

dhe çë vjen me retë e qiellit”.

63Ahiera kryeprifti, tue shqerrë të veshurat e tija, tha: “Ç’na duhen më martri? 64Ju e gjegjëtit mallkimin: ç’ju duket?”. Gjithë e gjykuan ftesor për vdekje.

65Ahiera dica zunë e i pështyjtin ngrah, i mbulojin çerën, i jipjin grushte dhe i thojin: “Profetizò kush qe!”. Ndërkaq shërbëtorët i bijin.

66E si Pjetri gjëndej poshtë tek vali i shpisë, vjen një shërbëtore e kryepriftit. 67E si pa Pjetrin çë ngrohej, e ruajti e i tha: “Edhe ti ishe bashkë me Jisu Nazarenin”. 68Po ai mohoi e tha: “Nëng e di dhe s’e marr vesh çë do të thuash”. Dolli prandaj jashtë valit e gjeli këndoi. 69Dhe shërbëtorja, si e pa, zu njetër herë e i tha atyre çë rrijin atje: “Ky është një ndër ata”. 70Po ai mohoi njetër herë. E, pas pak, njetër herë ata çë rrijin atje i thanë Pjetrit: “Me të vërtetë ti je një ndër ata, sepse je Galilé”. 71Po ai zu e vu nëmë dhe muar bé: “Nëng e njoh atë burr çë ju thoni”. 72Dhe gjeli mbjatu këndoi për të dytën herë. E u kujtua Pjetri për fjalën çë i kish thënë atij Jisui: “Parë se të këndonjë gjeli dy herë, ti më nigon tri herë”. E plasi mbë të qarë.

15  1E menatet njize kryepriftrat, bashkë me pleqtë e skribët e sinedri i tërë, ture mbajtur këshill, si e lidhëtin Jisuin, e qelltin e ja dhanë Pilatit.

 

14 – 43E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta”. 45Appena giunto, gli si avvicinò e disse: “Rabbì” e lo baciò. 46Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. 47Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. 48Allora Gesù disse loro: “Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. 49Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!”.
50Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. 51Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. 52Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

53Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco.
55 I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. 56Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. 57Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: 58″Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo””. 59Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. 60Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”. 61Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?”. 62Gesù rispose: “Io lo sono!

E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo”.

63Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: “Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?”. Tutti sentenziarono che era reo di morte.
65Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: “Fa’ il profeta!”. E i servi lo schiaffeggiavano.
66Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote 67e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: “Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù”. 68Ma egli negò, dicendo: “Non so e non capisco che cosa dici”. Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. 69E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: “Costui è uno di loro”. 70Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: “È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo”. 71Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quest’uomo di cui parlate”. 72E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: “Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai”. E scoppiò in pianto.

151 E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato.

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